In stampa Opera Ipogea 2-2018

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Gli antichi acquedotti di Siracusa (Sicilia, Italia). Nuove esplorazioni e ricerche

Ancient aqueducts in Syracuse (Sicily, Italy). New explorations and researches

Luciano Arena1, Paolo Cultrera1, Antonino Di Guardo1

1 Gruppo Speleologico Siracusano – Autore di riferimento: Luciano Arena, e-mail: lucianoarena@inwind.it

Riassunto

Questo articolo riporta i risultati dello studio e dei rilievi sul campo effettuati in alcuni dei principali antichi sistemi idraulici della città di Siracusa, con particolare attenzione agli acquedotti che hanno alimentato la città ed in qualche caso continua­no a farlo ancora oggi. Vengono apportati nuovi dati utili alla conoscenza della rete di distribuzione delle acque all’interno del perimetro urbano quali la scoperta e l’esplorazione di rami sinora non documentati. Altri dati, aggiunti e confrontati con i risultati di precedenti studi, permettono di arricchire le conoscenze relative alle tecniche di realizzazione dei pozzi di ac­cesso e delle gallerie. Alcune esplorazioni e rilievi hanno infatti permesso di riscontrare e documentare aspetti tecnici non noti o erroneamente riportati in precedenza. Attraverso queste indagini gli autori intendono, inoltre, documentare le condizioni attuali dei manufatti esplorati, integrando i dati già in possesso. Viene evidenziato come, all’esterno del centro urbano, gli acquedotti mantengano, in larga parte, la loro struttura originaria, mentre la rete di distribuzione interna ha subito, nel corso dei secoli, alterazioni antropiche dovute al loro parziale riutilizzo. Nei quartieri di Neapolis e Acradina alcuni tratti degli antichi acquedotti furono trasformati, infatti, in corridoi o vie di scavo per la realizzazione di catacombe o per lo scavo di altre tipologie di cavità artificiali. Altrove, all’in­terno della città, i manufatti sono stati quasi sempre occultati o distrutti dalle opere di urbanizzazione.

Parole chiave: acquedotti, opere idrauliche, catacombe, Siracusa

Abstract

This article reports the results of the study and surveys carried out in some of the main ancient hydraulic systems in Syra­cuse focusing on the aqueducts that fed the town and, in some cases, continue feeding it up to now. New data extend the knowledge on the water distribution network within the urban perimeter, for example the findings and exploration of some branches which, however, have not been unproved yet. Other data, added and compared with the results of previous stud­ies, give further information on the building techniques of access wells and tunnels. In fact some explorations and surveys have enabled researchers to find out and prove technical aspects that were unknown or had been wrongly reported. Moreover, the authors, taking into account these surveys, aim at proving the current conditions of the explored construc­tions by integrating them with the data they have. They point out that, outside the urban center, these aqueducts largely maintain their original structure, while, over the centuries, the internal distribution network has undergone human altera­tions due to their partial use. In fact in the districts of Neapolis and Acradina some sections of the ancient aqueducts were transformed into corridors or excavated paths to build catacombs or other types of artificial cavities. Elsewhere, inside the town, some constructions have almost always been hidden or destroyed by urban works.

Key words: aqueducts, hydraulic works, catacombs, Syracuse

 

L’utilizzo dell’acqua piovana nella città di Napoli: l’esplorazione e il rilievo di cinque cisterne pluviali nel sottosuolo dell’antico borgo di Fonseca

The use of the rainwater in the town of Naples (Italy): the spelaeological exploration and topographic survey of five rainwater cisterns in the underground of the ancient suburb of Fonseca

Rosario Varriale1

1 Centro Ricerche Speleologiche di Napoli – Riferimenti: varriale.rosario@libero.it

Riassunto

Il ricorso alla conservazione e all’utilizzo della risorsa naturale dell’acqua piovana ha svolto un ruolo importante nell’ap­provvigionamento idrico della città di Napoli sin dalle sue origini. Dal VI secolo d.C. in poi e fino al mese di maggio del 1885, nonostante la presenza di due antichi acquedotti ipogei, la cisterna pluviale divenne una prerogativa quasi fon­damentale dell’edilizia tradizionale napoletana civile, militare e, soprattutto, di quella religiosa. A nord del centro antico di Napoli ed in parte delimitata a nord e ad est dal vallone naturale dei Vergini-Sanità si erge l’altura sulla quale si è sviluppato a partire dal 1600 l’antico borgo di Fonseca. Nel corso di alcune indagini compiute dall’autore nel sottosuolo del borgo di Fonseca e del vicino rione Materdei sono stati individuati gli accessi a cinque cisterne pluviali ubicate in via gradini Sannicandro, vico Cimitile, salita della Stella, vico lungo S. Agostino degli Scalzi e via Sannicandro. Le condizio­ni conservative dei manufatti esplorati risultano alquanto mediocri. La profondità media in cui avviene lo sviluppo lineare delle cavità risulta modesta e non superiore, in genere, ai 10 m. La superficie complessiva raggiunta dalle 5 cisterne è di 275,84 m2, con un volume di vuoto generato pari a 1.068,49 m3. Oltre alla descrizione delle cisterne esplorate, l’auto­re espone nella premessa di questo contributo una sintesi sulla genesi e l’evoluzione delle opere idrauliche ipogee nella città di Napoli destinate alla raccolta e alla conservazione dell’acqua piovana.

Parole chiave: sottosuolo di Napoli, borgo di Fonseca, cisterne pluviali.

Abstract

Until May 10, 1885, the rainwater was for the town of Naples an important natural resource for the water supply of the territory. From the 6thcentury AC many cisterns were created for the preservation of the rainwater in the subsoil of the ancient town. Despite the presence of two underground aqueduct, these cisterns are a feature of the traditional con­struction of the town of Naples. To the north of the historical centre of the town is the ancient suburb called Fonseca. From the 17th century AC in this area numerous buildings were built around to the two ancient churches of Bernardo and Margherita at Fonseca and the parish church of Annunziata. During some research carried out in the subsoil of the suburb, the author has located the accesses to the five artificial cavities for the preservation and use of rainwater. The depth of development of the five cavities is less than 10 meters from the surface. The state of conservation of these cavities is rather mediocre. The overall area of development reached by the cavities is 275,84 m2. Three cavities on five have a characteristic well access. For the exploration of the cavity at vico Cimitile 16 street a passage was used in the floor of a private house caused by an anthropogenic sinkhole. All the cavities described in this contribution are devoid of connections. Rainwater flowed into the cavities through baked-clay pipes. During the survey, some cavities have not been explored in the subsoil of suburb for reasons of security or impracticability of the accesses. In this work the author explains the results of this speleological research, with a preliminary study on the importance of the use of rainwater in the water supply of the Naples from the Roman age.

Key words: subsoil of Naples, Fonseca suburb, rainwater cisterns.

 

Nuove ipotesi sull’emissario Albano (Castel Gandolfo, Roma)

New hypotheses on the Albano emissary (Castel Gandolfo, Rome)

Ruggero Bottiglia1, Luigi Casciotti1

1 Hypogea – Egeria CRS – Autore di riferimento: Luigi Casciotti, e-mail: l.casciotti@alice.it

Riassunto

A conclusione della prima campagna di studio triennale 2014 – 2016, sull’antico emissario del Lago Albano, denominato “Progetto Albanus”, sono qui esposte significative evidenze e nuove ipotesi. La ricerca, curata dalla Federazione Speleo­logica Hypogea (unione di tre associazioni speleologiche: ASSO, Egeria CRS e Roma Sotterranea), condotta in collabora­zione con il Parco dei Castelli Romani e con il Comune di Castel Gandolfo (Roma) è stata dedicata alla memoria dell’insi­gne professore ed accademico Vittorio Castellani, speleologo, tra i primi esploratori dell’emissario Albano. L’investigazione ha evidenziato la funzione primaria dell’emissario: “captazione” delle acque del lago. Si utilizzava l’intero specchio lacustre, per l’altezza delle paratie, circa 2 metri, come una grande riserva idrica sempre disponibile. L’apertura delle chiuse con­sentiva di utilizzare l’acqua in uscita dallo sbocco per uso irriguo e, probabilmente, come forza motrice in grado di muovere le ruote di opifici (mulini a grano). Vengono esposti i disegni più significativi dei rilievi del canale ipogeo, delle opere monu­mentali presenti all’incile ed allo sbocco avvalendosi di alcuni disegni dell’architetto e incisore G.B. Piranesi, editi a Roma nel 1762. Sono esposti i disegni dell’ipotesi schematica delle quattro principali fasi realizzative dell’emissario e della rico­struzione del presunto doppio verricello utilizzato nei pozzi per lo sgombero dei materiali di risulta dello scavo della galleria ipogea. Per il proseguo ed il completamento dello studio si è evidenziata la necessità di liberare, poco oltre l’ingresso delle acque del lago, un primo tratto allagato del condotto ipogeo (sifone), per una lunghezza di circa 400 metri. È auspicabile un intervento da parte delle Amministrazioni preposte alla tutela e valorizzazione di questa singolare ed importante opera storico-monumentale, pervenutaci ancora in buone condizioni dall’antichità e da tramandare alle generazioni future.

Parole chiave: Colli Albani, lago Albano, emissario Albano, G.B. Piranesi, pozzi, doppio verricello.

Abstract

At the end of the first three year 2014 – 2016 of the campaign study on the ancient emissary of Lake Albano, named “Progetto Albanus”, we expose new meaningful evidences and hypotheses. The research campaign, performed by the speleological federation Hypogea (union of three speleological associations: ASSO, Egeria CRS and Roma Sotterranea), with the collaboration of the Castelli Romani Park and of the Municipality of Castel Gandolfo (Rome), was dedicated to the memory of the eminent professor and academic Vittorio Castellani, speleologist, one of the first explorers of the Albano emissary. The investigation highlighted the primary function of the emissary: “capture” of the lake waters. The entire lake mirror was used as a large permanent water reservoir for the height of the bulkheads, about 2 meters, as a large basin always available. The opening of the locks allowed to use the water leaving the outlet for irrigation and, probably, also as a driving force to move the wheels of factories (grain mills). The most significant drawings of the reliefs of the hypogeum channel, of the monumental works present at the incile and the outlet are exhibited, making use of some drawings by the architect and engraver G.B. Piranesi, published in Rome in 1762. We expose a schematic hypothesis for the four main construction phases of the emissary; we also show the drawings of the reconstruction of the alleged double winch used in the shafts for the removal of materials from the excavation of the underground tunnel. We stress the necessity of freeing a section of 400 m at the incile, where mud and a high water level prevent investigation. It is desirable that the local Adminis­trations take charge of the protection and promotion of this unique historical monument, luckily still in good conditions and in order to hand it down to future generations.

Key words: Albani hills, Lake Albano, Albano emissary, G.B. Piranesi, shafts, double winch.

 

Anagni sotterranea: il progetto di studio “Anagni by Hypogeaˮ riporta alla luce le antiche vie dell’acqua dimenticate

Anagni underground: “Anagni by Hypogea” study project aims to brings new light to the ancient forgotten ways of water

Mara Abbate1,2, Pio Bersani1,3, Carla Galeazzi1,3, Carlo Germani1,3, Andreas Schatzmann1,2, Elena Alma Volpini1,2

1 Hypogea Ricerca e Valorizzazione Cavità Artificiali (info@hypogea.it) – 2 Roma Sotterranea – 3 Egeria Centro Ricerche Sotterranee – Autrice di riferimento: Carla Galeazzi, e-mail: carla.galeazzi3@alice.it

Riassunto

Nel Novembre 2016 la Federazione Hypogea ha siglato un protocollo di intesa triennale con il Comune di Anagni per lo studio, l’esplorazione e la valorizzazione degli ipogei naturali ed artificiali ricadenti nell’area municipale. In particolare l’obiettivo del Comune di Anagni è quello di aprire al pubblico i sotterranei urbani ritenuti più significativi, allo scopo di in­crementare l’offerta turistico-culturale. La campagna di studi si è rivelata complessa, sia dal punto di vista esplorativo che organizzativo. La lunga storia della città, i tanti rimaneggiamenti delle strutture antiche compiuti fra il XIII ed il XVII secolo, oltre alla sovrapposizione stratigrafica più recente, hanno rappresentato limiti oggettivi difficili da superare: tantissimi ipogei separati fra loro, da porre in collegamento attraverso la contestualizzazione storica, che però presentavano un denomina­tore comune, l’acqua. Si è pertanto deciso di affrontare lo studio partendo dalle vie dell’acqua e prestando fede ai racconti dei tanti cittadini che abbiamo incontrato. Il risultato è stato sbalorditivo: in una città già ampiamente nota per le bellezze storiche e archeologiche, nascosti in cortili abbandonati, o in cantine private, abbiamo ricoperto opere di grande interesse, in alcuni casi riconducibili ad epoca romana. Il contributo presenta i risultati preliminari dello studio ancora in corso.

Parole chiave: Anagni Sotterranea, progetto Anagni by Hypogea, cavità artificiali, antiche opere idrauliche.

Abstract

In November 2016 Hypogea Federation signed an agreement with Anagni Municipality (Frosinone, Lazio, Italy) in order to study, explore and enhance the natural and artificial hypogea found within the municipal area. In particular, the objective of Anagni Municipality is to open to the public the most significant urban undergrounds, with the aim of increasing the tourist-cultural offer. The study campaign proved to be complex, both from an exploratory and organizational point of view. The long history of the city, the many alterations of ancient structures (built by Volsces, Romans and during the Middle Age) occurred between the 13th and 17th centuries, together with the more recent stratigraphic overlaps, created objective limits, difficult to overcome. We rediscovered many isolated hypogea that had to be linked through historical contextualization, but with a common denominator: water. Therefore it was decided to direct the study starting from the waterways, analyzing the sites where water is still present and giving credibility to the stories of the many citizens we met. The result is amazing: in a city already widely known for its historical and archaeological beauties, we discovered works of great interest, today hidden in abandoned courtyards or in private cellars: many of them can certainly be traced back to the Roman era. The contribution presents the preliminary results of the study still in progress.

Keywords: Anagni Underground, Anagni project by Hypogea, artificial cavities, ancient hydraulic works.

 

Kılıçlar Kalesi: una fortezza “lineare” a Göreme (Cappadocia, Turchia)

Kılıçlar Kalesi: a “linear” rock-cut fortress in Göreme (Cappadocia, Turkey)

Andrea Bixio1, Roberto Bixio1, 4, Andrea De Pascale1, 2, Alessandro Maifredi1, 3

1 Centro Studi Sotterranei, Genova (Italia) – 2 Museo Archeologico del Finale – Istituto Internazionale di Studi Liguri, Finale Ligure (Italia) – 3 Geologia Verticale, Genova (Italia) – 4 Ispettore Onorario per l’Archeologia, MIBAC-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Italia) – Autore di riferimento: Roberto Bixio, e-mail: roberto_bixio@yahoo.it

Riassunto

Con questo lavoro si presenta una sintesi della documentazione raccolta dal Centro Studi Sotterranei dal 1991 al 2014 nel sito di Göreme, nel cuore della Cappadocia (Turchia centrale). Dalle esplorazioni condotte in un’area di soli 0,15 kmq, emerge che, oltre ad una straordinaria concentrazione di chiese rupestri ed altre opere di culto, studiate da specialisti sin dal 1907, esiste una inaspettata e complessa organizzazione difensiva, in precedenza sconosciuta. Una parte è localizzata nelle alte pareti tufacee di una stretta forra, integrata da opere idriche scavate nell’alveo. L’individuazione di sette rifugi sotterranei, qui descritti, e l’osservazione di innumerevoli vani e cunicoli tranciati dall’erosione, distribuiti a diverse quote su un fronte continuo di 400 m, consente di ipotizzare la presenza di un antico sistema difensivo, interconnesso su assi tridimensionali. Possiamo concludere che, in origine, esistesse una sorta di fortificazione “lineare”, invisibile, battezzata Kılıçlar Kalesi, cioè Bastione delle Spade, a servizio della parte più palese ed esposta dell’insediamento rupestre a carat­tere marcatamente religioso, collocato sul versante opposto della valle.

Parole chiave: Cappadocia, Göreme, rifugi sotterranei, opere rupestri.

Abstract

With this work we present a summary of the documentation collected by the Centro Studi Sotterranei from 1991 to 2014 on the site of Göreme, in the heart of Cappadocia (central Turkey), in the context of countless expeditions conducted over a territory of about 20,000 square kilometers. From the specific local explorations, carried out with speleological techniques in an area of only 0.15 sq. Km, it emerges that, as well as an extraordinary concentration of medieval rock-cut churches and other works of worship, studied by specialists since 1907, there is an unexpected and complex defensive organization, previously unknown. A part is located in the high tufaceous faces of a narrow gorge that delimits the eastern side of the settlement, complemented by water works dug into the riverbed aimed at reclamation (drainage ducts) and irrigation of ter­races artificially created by means of tunnel-cisterns fed by an original collection system (loose stone trenches). The identi­fication of seven underground shelters, described here, equipped with locking devices (millstone-doors) and trap-shafts, as well as the observation of innumerable rooms and tunnels cut off by erosion, distributed at different heights on a continuous front of 400 m, allows us to hypothesize the presence of an ancient defensive system, interconnected on three-dimensional axes. The underground transit routes, now occluded by collapses and sediments, could put in communication each other the single units (horizontal passages), the shelters with the residential works between the opposite slopes (transversal passages), the underground system on the top of the gorge with the bottom valley (vertical passages). This is evidenced by the report of the underground ascent carried out in 1911 of one of the rock towers, today completely interdicted due to the imminent risk of the collapse of the entire crag, more than 30 m high. We can conclude that, originally, there was a sort of invisible “linear” fortification, that we have called Kılıçlar Kalesi, i.e. Bastion of Swords, at the service of the most evident and exposed part of the rock-cut settlement of a markedly religious nature, located on the opposite side of the valley, and integrated with further defensive works carried out at other strategic points.

Key words: Cappadocia, Göreme, underground shelters, rock-cut works.

 

Cave-shelters of the Phrygian Highland: underground complexes

Grotte-rifugio dell’altipiano frigio: complessi sotterranei

Tymur Bobrovskyy1, Igor Grek2

1 Ukrainian National Committee of ICOMOS, Kiev (Ukraine) – 2 Speleoclub «Poisk», Odessa (Ukraine) – Reference author: Igor Gek, e-mail: grekigor@mail.ru

Abstract

This work describes four underground complexes of artificial cave-shelters, examined by the authors in the provinces of Afyon-Karahisar and Eskisehir in Turkey. Plans and schemes of underground objects are published in the work. The study of traces from tools on the walls of cavities reveals the technology and shows the sequence of creating underground structures. The authors analyze the purpose of the premises and the defensive devices used for protection. In contrast to Cappadocia, where mainly millstone-doors were used as the defensive devices, the Phrygian highland is characterized by shafts and traps only. In the development of artificial cave-shelters several stages can be traced. Just as in Cappa­docia, the underground shelters of the Phrygian highland developed from primitive forms to echeloned and labyrinthine structures. The same as in Cappadocia, here we can observe a period when devices designed for active defense were destroyed. In the work the questions of dating of the described objects are discussed.

Key words: Phrygian highland, artificial caves, underground shelters, shafts, traps.

Riassunto

Questo lavoro descrive quattro dei numerosi complessi sotterranei, costituiti da grotte-rifugio artificiali, esaminati dagli autori nelle località di Kemerkaya (nella provincia di Afyon-Karahisar) e di Han (nella provincia di Eskisehir), in Turchia. Si trovano sull’altopiano, un tempo sede del regno frigio, 200 km a sudovest di Ankara, nei pressi dell’antica Città di Mida (nelle immediate vicinanze dell’odierno villaggio di Yazilikaya). Nel presente lavoro sono forniti i relativi rilievi o le piante schematiche. Le tracce degli strumenti di scavo identificate sulle pareti delle cavità rivelano le tecniche utilizzate (scavo a fronti contrap­posti) e la sequenza di realizzazione dei diversi settori che costituiscono ognuna delle quattro strutture sotterranee. Per ciascuno degli ipogei considerati, gli autori analizzano la funzione delle diverse parti che li costituiscono e dei relativi appa­rati di sicurezza adottati per la difesa. Diversamente da quanto è stato ampiamente documentato in Cappadocia, dove le porte-macina venivano usate come principali dispositivi di difesa, a volte integrate da trappole, i rifugi ipogei dell’altopiano frigio risultano invece caratterizzati da un sistema definito “a pozzo e trappola”, cioè costituito da pozzi abbinati a trappole verticali, qui di seguito descritto in dettaglio. In entrambe le aree troviamo, comunque, accorgimenti costruttivi per posizio­nare portelli di sbarramento e feritoie usate come spioncini e forse anche come fori di mira. Nella realizzazione delle grotte-rifugio artificiali possono essere riconosciute diverse fasi. Come in Cappadocia, i rifugi sotterranei dell’altopiano frigio si sono sviluppati da forme elementari sino a strutture interconnesse e labirintiche. Inoltre, analogamente alla Cappadocia, anche qui possiamo ipotizzare che i dispositivi progettati per la difesa attiva siano stati, in un certo periodo storico, parzialmente distrutti.

Nell’articolo viene anche affrontata la questione relativa alla datazione delle strutture che, sebbene qualche indizio faccia pensare all’epoca medievale ed a relazioni con la cristianità, rimane ampiamente indefinita ed aperta ad ulteriori indagini.

Parole chiave: Altopiano frigio, grotte artificiali, rifugi sotterranei, pozzi, trappole.

 

HYPOGEA 2019 fourth annoncement

DOBRICH HYPOGEA
International Congress of Speleology in Artificial Cavities 2019

The 3-rd edition of HYPOGEA congress will be held in Bulgaria from 20 to 25 May 2019 and will be organized by Bulgarian Caving Society in collaboration with different Bul-garian regional museums of history and scientific institutions and under the patronages of International Union of Speleology in the face of its Commission of Artificial Cavities, Balkan Speleological Union , HYPOGEA Federation – Italy and Municipality of Dorbrich City, Bulgaria.
The third stage of the organization of the conference have been overcome. We have received 38 submissions from 81 authors together with their co-authors from 8 coun-tries: Bulgaria, Czech Republic, Germany, Italy, Russia, Serbia, Turkey, Ukraine.
Papers will be published only if the author (or at least one of the authors for joint work) has paid the Full Participant registration fees.

Registration closing date: May 1-st, 2019. You are kindly invited to send us the copy of your payment order.
E-mail to: hypogea@bgcave.org

The time for booking your accommodation is approaching. The most suitable for this purpose are the following hotels in Dobrich:
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Hotel Orehite – Dobrich
Of course, you can make your choice at one of the booking sites.

Travel information
There are different flights to Varna form Vienna, Brussels, London, Istanbul, Tel Aviv, Moscow, Kiev and other European City’s but you could land Sofia and take direct flight to Varna
In Varna airport you can rent a car or arrange transfer to Dobrich
If you have questions please don’t hesitate to contact us at: hypogea@bgcave.org

Voci dal Passato Remoto ciclo conferenze all’Acquario di Genova

QUMRAN MAIFREDI

TOPADA ANDREA BIXIO

Voci passato remoto

 

Cagliari segreta: gli incontri del mercoledì al CSI Specus

Mercoledì 8 Novembre Antonello Fruttu presenterà curiosità, aneddoti, storie e luoghi poco conosciuti della Cagliari sotterranea… e non solo.

Ingresso libero

 

Locandina Cagliari

Convegno Le cavità artificiali della Liguria. Conoscenza, valorizzazione e fruizione fra impatti e rischi

Venerdì 3 Novembre 2017 ore 9:00 – 13:00

Nell’ambito dell’incontro internazionale di speleologia FINALMENTESPELEO2017

Organizzazione: Centro Studio Sotterranei, Commissione Nazionale Cavità Artificiali, Delegazione Speleologica Ligure, Ordine Regionale Geologi della Liguria, Società Italiana di Geologia Ambientale, Società Speleologica Italiana.

 

Locandina Convegno 3.11.2017

Riunione annuale Commissione Nazionale Cavità Artificiali SSI

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Data: 3 novembre 2017

Dalle  ore 14.00 alle ore 18.30

presso i locali messi a disposizione dagli organizzatori della manifestazione “Finalmente Speleo 2017” – Finale Ligure (SV)

Principali argomenti all’ordine del giorno:

Opera Ipogea: volume 1-2/2017

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali: stato dell’arte

Resoconti attività dei membri della Commissione in sessioni tecnico-scientifiche:

– Simposio “Mundus Subterraneus, Urbino 2016”

– Convegno Sigea “Tecniche di Idraulica Antica, Roma 2016”

– Congresso internazionale di speleologia in cavità artificiali “Hypogea 2017” (Turchia)

– Congresso internazionale di Speleologia 2017 (Australia) e attività della Commission for Artificial Cavities della International Union of Speleology

– Giornate di Studio “Condizioni di stabilità di cavità ipogee ed edifici storici” Orvieto, 2017

– Convegno Nazionale Sigea & Consiglio Nazionale Geologi “Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti di catalogazione, analisi della pericolosità, monitoraggio e valorizzazione (Roma, 1 dicembre 2017) patrocinato dalla Società Speleologica Italiana

– Aggiornamenti sul terzo congresso internazionale di speleologia in cavità artificiali “Hypogea 2019” (Bulgaria)

Proposta di collaborazione con altra Commissione UIS sul Multi-Language Dictionary

Rappresentante italiano UIS per la definizione della simbologia CA

Proposta nomine Coordinatore CNCA e Curatore Catasto Nazionale CA SSI per rinnovo incarichi 2018/2020.

Omologazione corsi SSI speleologia in cavità artificiali. Analisi della problematica e relative valutazioni.

Varie ed eventuali.

La riunione è aperta a tutti i Soci SSI interessati alle tematiche inerenti le cavità artificiali.

Giulio Cappa da Tullio Dobosz Opera Ipogea 2_2016

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana (CNCA-SSI), costituita nel 1981, ha l’obiettivo primario di mettere in rete gli speleologi che svolgono attività scientifiche nel settore.

Cura il database speleologico di sintesi denominato “Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali, aggiorna la catalogazione tipologica delle opere ipogee artificiali condividendola in ambito della International Union of Speleology (UIS). Ha prodotto la classificazione delle cavità artificiali, suddivise in categorie  secondo la destinazione d’uso, identificando in modo sintetico la natura: la struttura è basata su  sette tipologie principali, a loro volta suddivise in sottotipologie.

Analizza i dati acquisiti da speleologi nelle varie regioni italiane e nel corso di campagne e ricerche condotte in Italia e all’estero, produce la simbologia nazionale e internazionale di riferimento, contribuisce all’aggiornamento del dizionario plurilingue UIS per le cavità artificiali.

Sviluppa progetti di sintesi tipologica e censimenti tematici quali, ad esempio, la La Carta degli antichi acquedotti ed il “Censimento degli Emissari artificiali dei bacini endoreici”.

Dal 1999 cura la pubblicazione della rivista della Società Speleologica Italiana Opera Ipogea –Journal of Speleology in Artificial Cavities garantendone l’elevato standard qualitativo grazie ad un Comitato Scientifico internazionale di alto profilo.

ContattiProf. Michele Betti artificialiATsocissi.it (sostituire AT con @)

Per maggiori informazioni sulle attività delle Commissioni SSI vedi artt. 32-39 del Regolamento della Società Speleologica Italiana http://www.speleo.it/site/images/doc/regolamento_ssi.pdf

Esplorato un profondo pozzo artesiano a Villar San Costanzo (Cuneo)

“Ciao, sono Maurilio, faccio parte dello Speleo Club Saluzzo, abbiamo sempre svolto attività in grotte carsiche, ma sabato scorso ci è capitato di esplorare un pozzo artesiano…”.

“Si, certo – gli rispondo – le cavità artificiali uno non se le cerca, di solito ci inciampiamo nel corso dell’attività e poi capita di rimanerne affascinati”.

Sabato 21 ottobre 2017, a Villar San Costanzo (Cuneo), nel giardino della Locanda “I Gelsi” lo Speleo Club Saluzzo F. Costa CAI Monviso ha intrapreso la sua prima esplorazione in cavità artificiali. I proprietari della locanda discorrevano da tempo con Maurilio Chiri “Nonno Brinu” della possibilità di calarsi per esplorare il pozzo e dopo una prima prospezione dall’esterno, condotta con l’ausilio di una telecamera, due squadre di speleologi si sono alternate nell’esplorazione vera e propria che è stata condotta con il supporto di tecnici specializzati in lavori su corda e ambienti confinati, verificando costantemente la qualità dell’aria durante la discesa.

discesa brandizzata copia

Si tratta di un pozzo della profondità di 71,5 metri e diametro di 96-112 centimetri, con buona probabilità un pozzo-cisterna funzionale ad attingere e conservare l’acqua potabile o utilizzata per scopi irrigui prima della realizzazione del vicino Canale Comelia, che riceve acque dal torrente Maira e grazie al quale nel XV secolo venivano alimentati anche i mulini.

Pozzo brandizzata

Dalle verifiche speleologiche eseguite il pozzo presenta nei primi 18 metri dalla vera un rivestimento in pietre e mattoni (non riscontrati segni di alloggiamento travi di sostegno), i successivi 12 metri risultano scavati nel conglomerato sedimentario al quale fa seguito un imponente strato di roccia viva (granito) sulla quale sono ancora ben visibili i segni dello scalpello. Verso il fondo riappare il conglomerato e un rivestimento terminale in muratura sostenuta da supporti in legno ormai degradato.

pozzo 2 brandizzata

Oltre alla particolarità del rivestimento, che sarà analizzato nel dettaglio per comprendere l’alternanza di strati permeabili ed impermeabili, va sottolineato che il piano di scorrimento del torrente Maira si troverebbe 30 metri più in alto rispetto al fondo del pozzo. Lo studio proseguirà con l’analisi dei frammenti di malta prelevati dall’interno del pozzo e con studi bibliografici che possano consentire un inquadramento storico della imponente struttura. Ci auguriamo che al termine dello studio i risultati vengano pubblicati su questa rivista perché l’analisi di questa interessante opera idraulica potrebbe consentire comparazioni con strutture similari.

CG Redazione Opera Ipogea

speleologi brandizzata

Cagliari Sotto. Record di visitatori per l’esposizione del fotografo Marco Mattana

La mostra è stata ospitata presso il SeArch (sede espositiva dell’Archivio storico) di Cagliari, dal 13 Luglio al 15 ottobre 2017 fra gli eventi della manifestazione Cagliari Paesaggio organizzata dal Comune di Cagliari e patrocinata dalla Federazione Speleologica Sarda e dal Gruppo Speleo-Archeologico “Giovanni Spano” di cui Marco Mattana fa parte. Oltre 10.900 visitatori nei tre mesi di apertura al pubblico.

©Marco Mattana Photography tutti i diritti riservati

©Marco Mattana Photography tutti i diritti riservati

L’esposizione “Cagliari Sotto“, racconta attraverso le originali fotografie di Marco Mattana una città, Cagliari, che muta sotto le strade al pari della città “di sopra”. Un viaggio nella storia ala scoperta del cuore segreto della principale città sarda. Le immagini attraversano la storia, dai Fenici agli Spagnoli, passando per la Carales dell’Impero Romano e il Castel di Castro dei pisani, fino ai fatti storici più recenti e l’utilizzo degli ambienti sotterranei come rifugi antiaerei durante la Seconda Guerra Mondiale.

La mostra presso SeArch sede espositiva Archivio Storico di Cagliari

La cultura, la religione e le necessità tengono in vita la storia delle cavità artificiali cagliaritane per millenni.

L’esposizione è un percorso sotterraneo nella città per immagini che passa da un lato all’altro di Casteddu: dal quartiere del Porto a quello del Faro, da quello degli artigiani a quello del commercio, senza mai addentrarsi in una “grotta” uguale alla precedente. La mostra è ora in attesa di nuova collocazione in altri spazi espositivi.

©Marco Mattana Photography tutti i diritti riservati

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Presentazione al pubblico della riscoperta dell’acquedotto Giove Fontanelle (Caserta)

Locandina Presentazione Giove Fontanelle

Dai primi mesi del 2016 il gruppo di speleologi composto dai Geol. Luca Cozzolino e Sossio Del Prete, gli Ing. Luca Farina e Alfredo Massimilla e dalla Dott.ssa Lucia Testa, ha avviato una ricerca allo scopo di documentare quel che resta dell’acquedotto Giove-Fontanelle, che insieme all’acquedotto di S. Elmo costituisce l’Acqua Piccola di Caserta, cioè l’insieme di opere idrauliche costruite prima dell’Acquedotto Carolino, per rifornire il cantiere della Reggia di Caserta, e successivamente utilizzata per alimentare il Real Sito di San Silvestro.

Fontanelle
L’Acqua Piccola, a dispetto del nome, ha svolto un importante ruolo per la storia di Caserta, senza aver mai ricevuto la meritata attenzione.
Le ricerche storico-archivistiche sono state affiancate da esplorazioni speleologiche che hanno permesso di riscoprire quest’opera dimenticata. Un grande contributo è venuto dalla collaborazione degli abitanti del posto.

St_Elmo
Per ringraziare della collaborazione ricevuta e per destare l’attenzione necessaria per la conservazione di quanto resta di quest’importante opera, saranno presentati i primi risultati della ricerca con fotografie e video realizzati nel corso delle esplorazioni.
Saranno presentati brevemente anche gli altri acquedotti storici della Campania e le grotte naturali dei Monti Tifatini, in particolare la Grotta di Monte Castello, recentemente esplorata per la prima volta.

Tritone

Secondario Pozzo Vetere

 

L’UROBORO

uroboro

Prefazione (ndr)

L’Uroboro è un simbolo molto antico rappresentato da un serpente che si morde la coda, aggrovigliato in un cerchio senza inizio né fine. Simboleggia quindi l’infinito, l’eterno ritorno e la ricerca della perfezione, insinuando nel contempo un sottile quanto legittimo dubbio: il tutto equivale al niente?

Questo racconto ©Giovanni Badino fa parte di una serie di sue novelle ancora inedite che mettono in evidenza, in modo ironico e a volte amaro, aspetti della speleologia mai presi in considerazione prima d’ora. Il filo conduttore di tutte è la “deviazione”, intesa nelle sue diverse accezioni (geografica, antropologica, etica, relazionale) mentre l’invito implicito che affiora dai vari racconti è quello di provare a modificare il rapporto esageratamente complesso che abbiamo oggi con il mondo, compreso quello ipogeo, riappropriandoci della semplicità che caratterizzava la speleologia fino a qualche decennio fa, prima che alcune storture (spesso mentali) la distogliessero in larga parte dagli obiettivi primari ovvero la ricerca, la scoperta e l’esplorazione.

Un diverso modo di intendere il rapporto fra l’uomo e l’ambiente grotta, l’uomo e la sua storia, l’uomo e sé stesso.

In Uroboro, unico racconto della raccolta dedicato alla speleologia in cavità artificiali, Giovanni Badino immagina il confronto fra speleologi che si trovano a censire una struttura ipogea di difficile attribuzione. Il risultato è esilarante. La Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana ha prodotto da molti anni la classificazione tipologica delle cavità artificiali. Nel corso del tempo si è reso necessario aggiornare periodicamente la codifica, quando – ad esempio – venivano scoperte nuove tipologie di cavità. Oggi l’albero delle tipologie è condiviso anche in ambito internazionale dalla Internation Union of Speleology e ripreso da studiosi di varie discipline. E’ indispensabile per censire in modo oggettivo una struttura ipogea artificiale e, pur nella sua apparente complessità, segue una logica che deriva da anni di studio e confronto fra gli speleologi italiani.

Anche questo episodio, come gli altri della raccolta, è frutto della fantasia dell’Autore ma in questo caso  i personaggi, pur celati da nomi diversi, esistono realmente. Lasciamo ai nostri lettori più curiosi scoprire di chi si tratta, se ne avranno voglia.

Ringraziamo Giovanni Badino per aver concesso la pubblicazione del racconto in anteprima su questo sito, augurandoci di poter sfogliare presto il volume con tutti i racconti.

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L’UROBORO 

Testo ©Giovanni Badino

E vietata la riproduzione anche parziale del testo in qualsiasi forma.

Albero delle tipologie

 

Sono in quattro, seduti davanti all’ingresso, con ancora i caschi in testa, alla luce del sole che tramonta.

“E’ davvero strano”.

“Sì, incredibile”.

“Ma com’è possibile? E’ un numero sacro, ma qui che c’entra?”

“Infatti non è possibile, pare un sogno. Però conferma in modo definitivo la nostra Classificazione delle Cavità Artificiali e la fondatezza dell’Albero delle Tipologie. Non è poco”.

“Sì, ma…”. Si zittisce e scuote il capo.

“Ma è impossibile”, conclude.

“Eppure è così, l’abbiamo visto coi nostri occhi. In poche ore”.

Poche ore fa, nello stesso posto.

L’ingresso è squadrato, molto basso perché ingombro di una frana che è stata evidentemente scavata di recente, ma in origine doveva essere ampio, adatto alla passaggio di due o tre persone affiancate.

Rita è emozionata, sta accompagnando tre mostri sacri della speleologia nelle cavità artificiali. Accendono le luci, superano il passaggio basso e lo scivolo, si inoltrano nel corridoio. Arrivati ad uno slargo, Rita si ferma e si volta.

“Vedete, qui c’è questa nicchia”.

“Chiaramente una tomba di tipo loculo “, dice Anna.

“Quasi un arcosolio, vedi la curva”, corregge Ugo.

“Già…”, comincia Luca.

Interviene Rita: “Certo, una tomba, e quindi lì per lì avevo classificato la cavità come Culto C, Sepolcrali 2, quindi C2; e infatti è confermato dalla successiva”, i passi echeggiano nella galleria, alla destra appaiono altre tombe, c’è un buco nel pavimento, “ma sono sette tombe scavate attorno a questo pozzetto, vedete che lo evitano, e questo è profondo una decina di metri e porta a quella che avevamo giudicato una cisterna per l’acqua, quindi sarebbe una cavità fatta inizialmente a questo scopo”.

“Esatto, quindi un Idrauliche A, Cisterne 4, quindi A4 diventato poi C2”, conferma Anna.

“Sarebbe così, ma poi se guardate il soffitto della cisterna…”, Rita tira fuori dei fogli e mostra le immagini a tutti, “…scoprite che è tutto inciso, e che sul muro di fondo c’era una nicchia con incisa una V rovesciata e due trattini a lato, e dei resti di un bassorilievo a fianco, e un canale di drenaggio che scaricava fuori della sala, vedremo poi dove. Poi…”, ha ripreso a guidare il gruppo in avanti, “abbiamo scoperto anche che c’era un accesso precedente, questo”.

Si è fermata davanti ad un passaggio in ripida discesa, ampio, con una scala, “passaggio che al fondo era chiuso da un muro più recente che sigillava la sala per renderla a tenuta d’acqua. E con la stessa tecnica hanno sigillato anche lo scarico. Sul muro, bizzarramente, c’è una scritta VII, sette in Latino”.

“Prima hai detto che nella nicchia c’è una V rovesciata? Ma è il cinque etrusco. Quindi anche là c’è un sette”.

Si fa silenzio.

“Ma è chiaro. Quindi era un luogo di culti ctoni dedicati all’acqua per la presenza di una sorgente…” inizia Ugo.

“Culto di Vacuna”, dice Anna.

“Potrebbe essere invece di Argizia”, osserva Luca.

“O Feronia. E poi per qualche motivo hanno cambiato destinazione alla sala che è diventata cisterna, ma forse mantenendo il numero per la sua sacralità. Quindi non vedo il problema, hai una fase Culto C, Luogo di Culto 1, quindi C1 a cui è seguita quella A4 e poi la C2”, finisce di chiarire Ugo.

Rita accenna col capo.

“Infatti anche a noi pareva così, ma poi abbiamo notato altri usi. Vedete qui, quella che era una tomba ad arcosolio è stata sfondata hanno fatto questo corridoio in salita e poi questa ambiente…”, ora sono entrati in fila in un’ampia sala e illuminano attorno, “…con sei sedili e questa sorta di trono, che chiaramente aveva uno scopo di riunione o roba simile”.

“E c’era qualcuno con un ruolo dominante. Cos’è quell’incisione sopra il trono che sembra un lampadario rovesciato?”, dice Luca.

“Boh, non si capisce, paiono tre righe sovrapposte, le due superiori con tre piccole V e quella inferiore con una sola. Una sorta di mappa della sala?”.

“Sembra un simbolo in caratteri cuneiformi, fatto di sette elementi. Sarà stata una sorta di sala del consiglio.”

Ugo accenna di sì con la testa, chiarisce: “Mi pare convincente, si tratta di un uso civile piuttosto raro, quindi è certamente da classificare Insediative Civili B, Altri Insediamenti 8, cioè B8. Io ho già avuto dei casi simili dalle mie parti…”

Rita interrompe Ugo: “sì, ma venite di qui, vedete che uno dei sedili è stato mezzo scavato via, rompendo la simmetria della sala, per realizzare questa scala in salita”, ci si infila, gli altri la seguono.

Emergono in un corridoio superiore, umido, con un odore di muffa e nicchiette alle pareti.

“Ecco, vedete, qui non riuscivamo a capire cosa avessero fatto a fare questa galleria con tutte queste nicchie, su sette livelli. Non sono né tombe né colombari, poi abbiamo fatto analizzare quei terricci e, scoperta, cosa abbiamo trovato?”

La complessità crescente della cavità e quest’ultima domanda stanno cominciando ad irritare i tre invitati.

“Coltivavano coca”, dice Ugo, e ridacchia per la sua battuta.

“Non coca ovviamente, ma funghi. Funghi allucinogeni!”, aggiunge trionfante Rita.

“Però, notevole, anche una cavità dalle mie parti aveva una destinazione simile, ma per coltivare champignon. Ma bene, questa è chiaramente l’ultima fase, ed è Estrattive E, Coltivazioni 5, quindi E5!”, dice Luca.

“E forse quella che abbiamo passato non era la sala delle riunioni ma di viaggi allucinogeni! Ma non è la fase finale perché il corridoio successivamente… Venite a vedere”.

Si incamminano e il corridoio si amplia dopo aver ricevuto una galleria ascendente da cui arriva un rigagnolo, le nicchie sono ancora visibili ma scalpellate, la galleria ora è in lieve discesa e va curvando.

“Chiaramente questo tratto di galleria, una volta in disuso per la coltivazione, è stato riutilizzato come scarico, come fognatura!”, conclude Rita.

“Curioso. Dunque questa cavità sarebbe C1 poi A4 poi C2 poi B8 poi E5 e infine qui Idrauliche A, Fognature 7. Insomma, A7!”

“Anche a noi pareva così semplice”, dice Rita, “ma in tal caso non vi avremmo consultati”.

Sei occhi la fissano sorpresi.

Lascia passare qualche secondo di silenzio e poi aggiunge, con enfasi: “pare effettivamente più recente, e infatti qui ci sono incisioni…”, illumina un punto della parete; con la luce radente appaiono delle linee, un paio di lettere consunte e un sette.

“Sembrano robe più recenti ma se continui nella galleria puoi andare avanti per un centinaio di metri sino ad una frana. Il guaio è che la galleria passa vicino alla cisterna già luogo di culto che abbiamo visto all’inizio”.

“E la taglia”, dice Ugo.

“No. E’ il luogo di culto che è stato chiaramente costruito evitando la fognatura. E anzi, la cosa misteriosa è proprio che la sorgente del sala del culto scaricava nella fognatura, appunto”.

Si fa silenzio. Lo rompe Luca.

“Ma questo è impossibile, la fognatura sarebbe quindi precedente a tutto!”

“Esatto, e se guardi nel dettaglio come è fatta, vedi che è tutta quanta progettata prima del luogo di culto. Anche la tecnica di scavo è uguale da cima a fondo. La sala è successiva, viene riutilizzata come cisterna sotterranea con gallerie di accesso, poi adattate per usi sepolcrali, poi ampliata per chissà quali riunioni, poi adattata per coltivazioni di funghi sicuramente in relazione alle riunioni, e infine trasformata in fognatura. Che però è precedente al luogo di culto. Chiaramente”.

Il silenzio che scende è rotto solo da un lontano gorgogliare d’acqua. Sembra che il ruscello ridacchi.

Rita assapora il trionfo, continua: “quindi è da classificare C1, A4, C2, B8, E5, A7, poi riprende C1, A4 e così via all’infinito, come un serpente che si morde la coda. Ma potrebbe anche essere A4, C2, B8, E5, A7, C1 e via dicendo a seconda di quale uno considera la prima fase. Quindi non è una cavità artificiale facile da classificare”.

“E’ un Uroboro”, dice Ugo.

“Cosa?”

“Un serpente che si morde la coda. Dal greco Ouroboros. Dalle mie parti…”.

“No, è vero, non è facile classificare. Ma notate, le lettere della Classificazione sono: CACBEA”, dice Anna pensierosa.

“Brava Anna, bella idea! Potrebbe essere il nome in qualche lingua pre-indoeuropea! Kak-Bea, cosa potrebbe significare? Grotta Urbana? Cavità Artificiale? Questo sarebbe un serio argomento a sostegno della nostra Classificazione delle Cavità Artificiali”, dice Luca.

“O forse la chiave è nel 142857. Vediamo…”

Ugo lo scrive sul pavimento.

“Non pare un numero interessante”, dice Anna.

“E’ impossibile che non sia interessante, questo significherebbe che il nostro Albero delle Tipologie è sbagliato. Se lo moltiplico per due cosa succede? Anna, hai la calcolatrice nel tuo telefono?”

“Certo”. Lo estrae di tasca e poi batte il numero sulla tastiera.

“Per due uguale a duecentoottantacinquemila settecentoquattordici. Non è interessante neppure questo”

“Strano, prova per tre”.

Lo stillicidio continua in lontananza.

“Dunque per tre fa quattrocentoventottomila cinquecentosettantuno. Niente”.

“Io credo che la chiave sia nella parola non indoeuropea e non nei numeri, figurati se quelli che hanno scavato questa cavità erano matematici”, dice Luca.

“Può darsi, ma Anna, prova ancora, per quattro cosa fa?”

“Fa… cinquecentosettantunomila quattrocentoventotto”

“… No, non ha nessun senso”.

“Forse Bea Cac era il nome della sacerdotessa dei riti della sorgente, vestale di Vacuna”, ipotizza Anna.

“O forse il nome era Ak Beac, lo stregone dei riti allucinogeni”, dice Luca.

“Aspetta Anna, prova a moltiplicare il numero per cinque”, dice Rita che prima era rimasta pensierosa a guardare lo schermo del telefono di Anna mentre faceva i calcoli.

“Uffa, fa… settecentoquattordicimila duecentoottantacinque”.

“Ho capito!”, urla Rita, suscitando echi nelle gallerie.

La fissano tutti. Prende il telefono dalle mani di Anna,

“Che fantastica la vostra Classificazione delle cavità artificiali, fantastica. Ecco, 142857 per 2 fa…”, si è chinata a incidere col dito le cifre sul fango secco del pavimento, “285714, poi per 3 fa…”, digita e scrive il nuovo numero sotto il precedente, “428571, per 4 fa 571428, per 5 fa 714285 e a questo punto per 6 farà… 857142!!! Incredibile!”

“Incredibile cosa?” chiede Luca.

“Non vedi che sono sempre le stesse cifre, nello stesso ordine, che scorrono? Puoi variare il punto iniziale, ma poi la sequenza è sempre la stessa, circolare nelle cifre. E questa cavità è circolare nel tempo!”

Si è fatto silenzio, mentre gli altri cercano di afferrare la cosa.

“Ma com’è possibile?”, chiede Anna.

“Non lo so, è un mistero matematico”, dice Rita.

Luca, si è perso fra i numeri e continua a pensare alle lettere.

“Non escluderei comunque il nome K-Beaca, con un suono occlusivo palatale iniziale che è caratteristico di tante lingue del substrato mediterraneo. Forse era il nome del progettista della cavità”.

“Che evidentemente doveva essere un raffinato matematico”, conferma Ugo, sollevato, “anche dalle nostre parti ci sono diverse cavità che possono essere classificate con una palatale sonora. E a questo proposito, nella Classificazione manca la R, quindi le sigle delle cavità non possono rendere i nomi originali se in quelli c’erano delle consonanti vibranti”.

“Hai ragione Ugo”, dice Luca, “sono consonanti molto usate nel substrato linguistico mediterraneo. Ad esempio non si può rendere il suono KR, che sta per luogo pietroso e da cui derivano le parole carso e…”.

“Sì, alla prossima riunione facciamo una riflessione su questo punto per perfezionare l’Albero delle Tipologie”, taglia Anna.

“Ma nel frattempo come la classifichiamo?”, chiede Rita.

Si fa silenzio. Lo rompe Anna.

“Potremmo fare così, in attesa della riunione: stabiliamo che per le cavità circolari nel tempo come è questa, la classificazione è O, che è circolare, seguita dai numeri della classificazione”.

“Bell’idea, Anna, O di Ouroboros”, dice Luca.

“Oppure uno zero, che è anche circolare!” dice Rita.

“Va bene, anche uno zero. E poi c’è la serie dei numeri, qui 0,142857”.

“Anzi, ripetendo la serie dei numeri all’infinito, come nei numeri periodici”.

“Ma questo è impossibile, riempiresti qualsiasi scheda catastale, anche grandissima”.

“Giusto, non si può”. Riflette.

“Idea! Segni solo il periodo, con un soprasegno come si fa in matematica”.

“Già, ma quei numeri periodici non erano frazioni?”, chiede Luca.

“Ah è vero Luca, sei un genio, vediamo che frazione è. Sarà l’inverso di qualcosa”, Anna ha afferrato il telefono e scrive.

“Uno diviso zero virgola uno quattro due otto cinque sette uno quattro due otto cinque sette uno quattro due” ha riempito lo spazio delle cifre.

“Uguale a…”.

Si zittisce, con gli occhi sbarrati a guardare lo schermo. Lo mostra agli altri.

Altri sei occhi si sbarrano.

C’è scritto: “7”. Esattamente.

In lontananza il ruscello continua a creare echi nella galleria. Pare che ridacchi.

©Giovanni Badino è vietata la riproduzione anche parziale del testo.