Tag: ancient hydraulic works

 

In stampa Opera Ipogea 2-2018

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Gli antichi acquedotti di Siracusa (Sicilia, Italia). Nuove esplorazioni e ricerche

Ancient aqueducts in Syracuse (Sicily, Italy). New explorations and researches

Luciano Arena1, Paolo Cultrera1, Antonino Di Guardo1

1 Gruppo Speleologico Siracusano – Autore di riferimento: Luciano Arena, e-mail: lucianoarena@inwind.it

Riassunto

Questo articolo riporta i risultati dello studio e dei rilievi sul campo effettuati in alcuni dei principali antichi sistemi idraulici della città di Siracusa, con particolare attenzione agli acquedotti che hanno alimentato la città ed in qualche caso continua­no a farlo ancora oggi. Vengono apportati nuovi dati utili alla conoscenza della rete di distribuzione delle acque all’interno del perimetro urbano quali la scoperta e l’esplorazione di rami sinora non documentati. Altri dati, aggiunti e confrontati con i risultati di precedenti studi, permettono di arricchire le conoscenze relative alle tecniche di realizzazione dei pozzi di ac­cesso e delle gallerie. Alcune esplorazioni e rilievi hanno infatti permesso di riscontrare e documentare aspetti tecnici non noti o erroneamente riportati in precedenza. Attraverso queste indagini gli autori intendono, inoltre, documentare le condizioni attuali dei manufatti esplorati, integrando i dati già in possesso. Viene evidenziato come, all’esterno del centro urbano, gli acquedotti mantengano, in larga parte, la loro struttura originaria, mentre la rete di distribuzione interna ha subito, nel corso dei secoli, alterazioni antropiche dovute al loro parziale riutilizzo. Nei quartieri di Neapolis e Acradina alcuni tratti degli antichi acquedotti furono trasformati, infatti, in corridoi o vie di scavo per la realizzazione di catacombe o per lo scavo di altre tipologie di cavità artificiali. Altrove, all’in­terno della città, i manufatti sono stati quasi sempre occultati o distrutti dalle opere di urbanizzazione.

Parole chiave: acquedotti, opere idrauliche, catacombe, Siracusa

Abstract

This article reports the results of the study and surveys carried out in some of the main ancient hydraulic systems in Syra­cuse focusing on the aqueducts that fed the town and, in some cases, continue feeding it up to now. New data extend the knowledge on the water distribution network within the urban perimeter, for example the findings and exploration of some branches which, however, have not been unproved yet. Other data, added and compared with the results of previous stud­ies, give further information on the building techniques of access wells and tunnels. In fact some explorations and surveys have enabled researchers to find out and prove technical aspects that were unknown or had been wrongly reported. Moreover, the authors, taking into account these surveys, aim at proving the current conditions of the explored construc­tions by integrating them with the data they have. They point out that, outside the urban center, these aqueducts largely maintain their original structure, while, over the centuries, the internal distribution network has undergone human altera­tions due to their partial use. In fact in the districts of Neapolis and Acradina some sections of the ancient aqueducts were transformed into corridors or excavated paths to build catacombs or other types of artificial cavities. Elsewhere, inside the town, some constructions have almost always been hidden or destroyed by urban works.

Key words: aqueducts, hydraulic works, catacombs, Syracuse

 

L’utilizzo dell’acqua piovana nella città di Napoli: l’esplorazione e il rilievo di cinque cisterne pluviali nel sottosuolo dell’antico borgo di Fonseca

The use of the rainwater in the town of Naples (Italy): the spelaeological exploration and topographic survey of five rainwater cisterns in the underground of the ancient suburb of Fonseca

Rosario Varriale1

1 Centro Ricerche Speleologiche di Napoli – Riferimenti: varriale.rosario@libero.it

Riassunto

Il ricorso alla conservazione e all’utilizzo della risorsa naturale dell’acqua piovana ha svolto un ruolo importante nell’ap­provvigionamento idrico della città di Napoli sin dalle sue origini. Dal VI secolo d.C. in poi e fino al mese di maggio del 1885, nonostante la presenza di due antichi acquedotti ipogei, la cisterna pluviale divenne una prerogativa quasi fon­damentale dell’edilizia tradizionale napoletana civile, militare e, soprattutto, di quella religiosa. A nord del centro antico di Napoli ed in parte delimitata a nord e ad est dal vallone naturale dei Vergini-Sanità si erge l’altura sulla quale si è sviluppato a partire dal 1600 l’antico borgo di Fonseca. Nel corso di alcune indagini compiute dall’autore nel sottosuolo del borgo di Fonseca e del vicino rione Materdei sono stati individuati gli accessi a cinque cisterne pluviali ubicate in via gradini Sannicandro, vico Cimitile, salita della Stella, vico lungo S. Agostino degli Scalzi e via Sannicandro. Le condizio­ni conservative dei manufatti esplorati risultano alquanto mediocri. La profondità media in cui avviene lo sviluppo lineare delle cavità risulta modesta e non superiore, in genere, ai 10 m. La superficie complessiva raggiunta dalle 5 cisterne è di 275,84 m2, con un volume di vuoto generato pari a 1.068,49 m3. Oltre alla descrizione delle cisterne esplorate, l’auto­re espone nella premessa di questo contributo una sintesi sulla genesi e l’evoluzione delle opere idrauliche ipogee nella città di Napoli destinate alla raccolta e alla conservazione dell’acqua piovana.

Parole chiave: sottosuolo di Napoli, borgo di Fonseca, cisterne pluviali.

Abstract

Until May 10, 1885, the rainwater was for the town of Naples an important natural resource for the water supply of the territory. From the 6thcentury AC many cisterns were created for the preservation of the rainwater in the subsoil of the ancient town. Despite the presence of two underground aqueduct, these cisterns are a feature of the traditional con­struction of the town of Naples. To the north of the historical centre of the town is the ancient suburb called Fonseca. From the 17th century AC in this area numerous buildings were built around to the two ancient churches of Bernardo and Margherita at Fonseca and the parish church of Annunziata. During some research carried out in the subsoil of the suburb, the author has located the accesses to the five artificial cavities for the preservation and use of rainwater. The depth of development of the five cavities is less than 10 meters from the surface. The state of conservation of these cavities is rather mediocre. The overall area of development reached by the cavities is 275,84 m2. Three cavities on five have a characteristic well access. For the exploration of the cavity at vico Cimitile 16 street a passage was used in the floor of a private house caused by an anthropogenic sinkhole. All the cavities described in this contribution are devoid of connections. Rainwater flowed into the cavities through baked-clay pipes. During the survey, some cavities have not been explored in the subsoil of suburb for reasons of security or impracticability of the accesses. In this work the author explains the results of this speleological research, with a preliminary study on the importance of the use of rainwater in the water supply of the Naples from the Roman age.

Key words: subsoil of Naples, Fonseca suburb, rainwater cisterns.

 

Nuove ipotesi sull’emissario Albano (Castel Gandolfo, Roma)

New hypotheses on the Albano emissary (Castel Gandolfo, Rome)

Ruggero Bottiglia1, Luigi Casciotti1

1 Hypogea – Egeria CRS – Autore di riferimento: Luigi Casciotti, e-mail: l.casciotti@alice.it

Riassunto

A conclusione della prima campagna di studio triennale 2014 – 2016, sull’antico emissario del Lago Albano, denominato “Progetto Albanus”, sono qui esposte significative evidenze e nuove ipotesi. La ricerca, curata dalla Federazione Speleo­logica Hypogea (unione di tre associazioni speleologiche: ASSO, Egeria CRS e Roma Sotterranea), condotta in collabora­zione con il Parco dei Castelli Romani e con il Comune di Castel Gandolfo (Roma) è stata dedicata alla memoria dell’insi­gne professore ed accademico Vittorio Castellani, speleologo, tra i primi esploratori dell’emissario Albano. L’investigazione ha evidenziato la funzione primaria dell’emissario: “captazione” delle acque del lago. Si utilizzava l’intero specchio lacustre, per l’altezza delle paratie, circa 2 metri, come una grande riserva idrica sempre disponibile. L’apertura delle chiuse con­sentiva di utilizzare l’acqua in uscita dallo sbocco per uso irriguo e, probabilmente, come forza motrice in grado di muovere le ruote di opifici (mulini a grano). Vengono esposti i disegni più significativi dei rilievi del canale ipogeo, delle opere monu­mentali presenti all’incile ed allo sbocco avvalendosi di alcuni disegni dell’architetto e incisore G.B. Piranesi, editi a Roma nel 1762. Sono esposti i disegni dell’ipotesi schematica delle quattro principali fasi realizzative dell’emissario e della rico­struzione del presunto doppio verricello utilizzato nei pozzi per lo sgombero dei materiali di risulta dello scavo della galleria ipogea. Per il proseguo ed il completamento dello studio si è evidenziata la necessità di liberare, poco oltre l’ingresso delle acque del lago, un primo tratto allagato del condotto ipogeo (sifone), per una lunghezza di circa 400 metri. È auspicabile un intervento da parte delle Amministrazioni preposte alla tutela e valorizzazione di questa singolare ed importante opera storico-monumentale, pervenutaci ancora in buone condizioni dall’antichità e da tramandare alle generazioni future.

Parole chiave: Colli Albani, lago Albano, emissario Albano, G.B. Piranesi, pozzi, doppio verricello.

Abstract

At the end of the first three year 2014 – 2016 of the campaign study on the ancient emissary of Lake Albano, named “Progetto Albanus”, we expose new meaningful evidences and hypotheses. The research campaign, performed by the speleological federation Hypogea (union of three speleological associations: ASSO, Egeria CRS and Roma Sotterranea), with the collaboration of the Castelli Romani Park and of the Municipality of Castel Gandolfo (Rome), was dedicated to the memory of the eminent professor and academic Vittorio Castellani, speleologist, one of the first explorers of the Albano emissary. The investigation highlighted the primary function of the emissary: “capture” of the lake waters. The entire lake mirror was used as a large permanent water reservoir for the height of the bulkheads, about 2 meters, as a large basin always available. The opening of the locks allowed to use the water leaving the outlet for irrigation and, probably, also as a driving force to move the wheels of factories (grain mills). The most significant drawings of the reliefs of the hypogeum channel, of the monumental works present at the incile and the outlet are exhibited, making use of some drawings by the architect and engraver G.B. Piranesi, published in Rome in 1762. We expose a schematic hypothesis for the four main construction phases of the emissary; we also show the drawings of the reconstruction of the alleged double winch used in the shafts for the removal of materials from the excavation of the underground tunnel. We stress the necessity of freeing a section of 400 m at the incile, where mud and a high water level prevent investigation. It is desirable that the local Adminis­trations take charge of the protection and promotion of this unique historical monument, luckily still in good conditions and in order to hand it down to future generations.

Key words: Albani hills, Lake Albano, Albano emissary, G.B. Piranesi, shafts, double winch.

 

Anagni sotterranea: il progetto di studio “Anagni by Hypogeaˮ riporta alla luce le antiche vie dell’acqua dimenticate

Anagni underground: “Anagni by Hypogea” study project aims to brings new light to the ancient forgotten ways of water

Mara Abbate1,2, Pio Bersani1,3, Carla Galeazzi1,3, Carlo Germani1,3, Andreas Schatzmann1,2, Elena Alma Volpini1,2

1 Hypogea Ricerca e Valorizzazione Cavità Artificiali (info@hypogea.it) – 2 Roma Sotterranea – 3 Egeria Centro Ricerche Sotterranee – Autrice di riferimento: Carla Galeazzi, e-mail: carla.galeazzi3@alice.it

Riassunto

Nel Novembre 2016 la Federazione Hypogea ha siglato un protocollo di intesa triennale con il Comune di Anagni per lo studio, l’esplorazione e la valorizzazione degli ipogei naturali ed artificiali ricadenti nell’area municipale. In particolare l’obiettivo del Comune di Anagni è quello di aprire al pubblico i sotterranei urbani ritenuti più significativi, allo scopo di in­crementare l’offerta turistico-culturale. La campagna di studi si è rivelata complessa, sia dal punto di vista esplorativo che organizzativo. La lunga storia della città, i tanti rimaneggiamenti delle strutture antiche compiuti fra il XIII ed il XVII secolo, oltre alla sovrapposizione stratigrafica più recente, hanno rappresentato limiti oggettivi difficili da superare: tantissimi ipogei separati fra loro, da porre in collegamento attraverso la contestualizzazione storica, che però presentavano un denomina­tore comune, l’acqua. Si è pertanto deciso di affrontare lo studio partendo dalle vie dell’acqua e prestando fede ai racconti dei tanti cittadini che abbiamo incontrato. Il risultato è stato sbalorditivo: in una città già ampiamente nota per le bellezze storiche e archeologiche, nascosti in cortili abbandonati, o in cantine private, abbiamo ricoperto opere di grande interesse, in alcuni casi riconducibili ad epoca romana. Il contributo presenta i risultati preliminari dello studio ancora in corso.

Parole chiave: Anagni Sotterranea, progetto Anagni by Hypogea, cavità artificiali, antiche opere idrauliche.

Abstract

In November 2016 Hypogea Federation signed an agreement with Anagni Municipality (Frosinone, Lazio, Italy) in order to study, explore and enhance the natural and artificial hypogea found within the municipal area. In particular, the objective of Anagni Municipality is to open to the public the most significant urban undergrounds, with the aim of increasing the tourist-cultural offer. The study campaign proved to be complex, both from an exploratory and organizational point of view. The long history of the city, the many alterations of ancient structures (built by Volsces, Romans and during the Middle Age) occurred between the 13th and 17th centuries, together with the more recent stratigraphic overlaps, created objective limits, difficult to overcome. We rediscovered many isolated hypogea that had to be linked through historical contextualization, but with a common denominator: water. Therefore it was decided to direct the study starting from the waterways, analyzing the sites where water is still present and giving credibility to the stories of the many citizens we met. The result is amazing: in a city already widely known for its historical and archaeological beauties, we discovered works of great interest, today hidden in abandoned courtyards or in private cellars: many of them can certainly be traced back to the Roman era. The contribution presents the preliminary results of the study still in progress.

Keywords: Anagni Underground, Anagni project by Hypogea, artificial cavities, ancient hydraulic works.

 

Kılıçlar Kalesi: una fortezza “lineare” a Göreme (Cappadocia, Turchia)

Kılıçlar Kalesi: a “linear” rock-cut fortress in Göreme (Cappadocia, Turkey)

Andrea Bixio1, Roberto Bixio1, 4, Andrea De Pascale1, 2, Alessandro Maifredi1, 3

1 Centro Studi Sotterranei, Genova (Italia) – 2 Museo Archeologico del Finale – Istituto Internazionale di Studi Liguri, Finale Ligure (Italia) – 3 Geologia Verticale, Genova (Italia) – 4 Ispettore Onorario per l’Archeologia, MIBAC-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Italia) – Autore di riferimento: Roberto Bixio, e-mail: roberto_bixio@yahoo.it

Riassunto

Con questo lavoro si presenta una sintesi della documentazione raccolta dal Centro Studi Sotterranei dal 1991 al 2014 nel sito di Göreme, nel cuore della Cappadocia (Turchia centrale). Dalle esplorazioni condotte in un’area di soli 0,15 kmq, emerge che, oltre ad una straordinaria concentrazione di chiese rupestri ed altre opere di culto, studiate da specialisti sin dal 1907, esiste una inaspettata e complessa organizzazione difensiva, in precedenza sconosciuta. Una parte è localizzata nelle alte pareti tufacee di una stretta forra, integrata da opere idriche scavate nell’alveo. L’individuazione di sette rifugi sotterranei, qui descritti, e l’osservazione di innumerevoli vani e cunicoli tranciati dall’erosione, distribuiti a diverse quote su un fronte continuo di 400 m, consente di ipotizzare la presenza di un antico sistema difensivo, interconnesso su assi tridimensionali. Possiamo concludere che, in origine, esistesse una sorta di fortificazione “lineare”, invisibile, battezzata Kılıçlar Kalesi, cioè Bastione delle Spade, a servizio della parte più palese ed esposta dell’insediamento rupestre a carat­tere marcatamente religioso, collocato sul versante opposto della valle.

Parole chiave: Cappadocia, Göreme, rifugi sotterranei, opere rupestri.

Abstract

With this work we present a summary of the documentation collected by the Centro Studi Sotterranei from 1991 to 2014 on the site of Göreme, in the heart of Cappadocia (central Turkey), in the context of countless expeditions conducted over a territory of about 20,000 square kilometers. From the specific local explorations, carried out with speleological techniques in an area of only 0.15 sq. Km, it emerges that, as well as an extraordinary concentration of medieval rock-cut churches and other works of worship, studied by specialists since 1907, there is an unexpected and complex defensive organization, previously unknown. A part is located in the high tufaceous faces of a narrow gorge that delimits the eastern side of the settlement, complemented by water works dug into the riverbed aimed at reclamation (drainage ducts) and irrigation of ter­races artificially created by means of tunnel-cisterns fed by an original collection system (loose stone trenches). The identi­fication of seven underground shelters, described here, equipped with locking devices (millstone-doors) and trap-shafts, as well as the observation of innumerable rooms and tunnels cut off by erosion, distributed at different heights on a continuous front of 400 m, allows us to hypothesize the presence of an ancient defensive system, interconnected on three-dimensional axes. The underground transit routes, now occluded by collapses and sediments, could put in communication each other the single units (horizontal passages), the shelters with the residential works between the opposite slopes (transversal passages), the underground system on the top of the gorge with the bottom valley (vertical passages). This is evidenced by the report of the underground ascent carried out in 1911 of one of the rock towers, today completely interdicted due to the imminent risk of the collapse of the entire crag, more than 30 m high. We can conclude that, originally, there was a sort of invisible “linear” fortification, that we have called Kılıçlar Kalesi, i.e. Bastion of Swords, at the service of the most evident and exposed part of the rock-cut settlement of a markedly religious nature, located on the opposite side of the valley, and integrated with further defensive works carried out at other strategic points.

Key words: Cappadocia, Göreme, underground shelters, rock-cut works.

 

Cave-shelters of the Phrygian Highland: underground complexes

Grotte-rifugio dell’altipiano frigio: complessi sotterranei

Tymur Bobrovskyy1, Igor Grek2

1 Ukrainian National Committee of ICOMOS, Kiev (Ukraine) – 2 Speleoclub «Poisk», Odessa (Ukraine) – Reference author: Igor Gek, e-mail: grekigor@mail.ru

Abstract

This work describes four underground complexes of artificial cave-shelters, examined by the authors in the provinces of Afyon-Karahisar and Eskisehir in Turkey. Plans and schemes of underground objects are published in the work. The study of traces from tools on the walls of cavities reveals the technology and shows the sequence of creating underground structures. The authors analyze the purpose of the premises and the defensive devices used for protection. In contrast to Cappadocia, where mainly millstone-doors were used as the defensive devices, the Phrygian highland is characterized by shafts and traps only. In the development of artificial cave-shelters several stages can be traced. Just as in Cappa­docia, the underground shelters of the Phrygian highland developed from primitive forms to echeloned and labyrinthine structures. The same as in Cappadocia, here we can observe a period when devices designed for active defense were destroyed. In the work the questions of dating of the described objects are discussed.

Key words: Phrygian highland, artificial caves, underground shelters, shafts, traps.

Riassunto

Questo lavoro descrive quattro dei numerosi complessi sotterranei, costituiti da grotte-rifugio artificiali, esaminati dagli autori nelle località di Kemerkaya (nella provincia di Afyon-Karahisar) e di Han (nella provincia di Eskisehir), in Turchia. Si trovano sull’altopiano, un tempo sede del regno frigio, 200 km a sudovest di Ankara, nei pressi dell’antica Città di Mida (nelle immediate vicinanze dell’odierno villaggio di Yazilikaya). Nel presente lavoro sono forniti i relativi rilievi o le piante schematiche. Le tracce degli strumenti di scavo identificate sulle pareti delle cavità rivelano le tecniche utilizzate (scavo a fronti contrap­posti) e la sequenza di realizzazione dei diversi settori che costituiscono ognuna delle quattro strutture sotterranee. Per ciascuno degli ipogei considerati, gli autori analizzano la funzione delle diverse parti che li costituiscono e dei relativi appa­rati di sicurezza adottati per la difesa. Diversamente da quanto è stato ampiamente documentato in Cappadocia, dove le porte-macina venivano usate come principali dispositivi di difesa, a volte integrate da trappole, i rifugi ipogei dell’altopiano frigio risultano invece caratterizzati da un sistema definito “a pozzo e trappola”, cioè costituito da pozzi abbinati a trappole verticali, qui di seguito descritto in dettaglio. In entrambe le aree troviamo, comunque, accorgimenti costruttivi per posizio­nare portelli di sbarramento e feritoie usate come spioncini e forse anche come fori di mira. Nella realizzazione delle grotte-rifugio artificiali possono essere riconosciute diverse fasi. Come in Cappadocia, i rifugi sotterranei dell’altopiano frigio si sono sviluppati da forme elementari sino a strutture interconnesse e labirintiche. Inoltre, analogamente alla Cappadocia, anche qui possiamo ipotizzare che i dispositivi progettati per la difesa attiva siano stati, in un certo periodo storico, parzialmente distrutti.

Nell’articolo viene anche affrontata la questione relativa alla datazione delle strutture che, sebbene qualche indizio faccia pensare all’epoca medievale ed a relazioni con la cristianità, rimane ampiamente indefinita ed aperta ad ulteriori indagini.

Parole chiave: Altopiano frigio, grotte artificiali, rifugi sotterranei, pozzi, trappole.