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Presentazione al pubblico della riscoperta dell’acquedotto Giove Fontanelle (Caserta)

Dai primi mesi del 2016 il gruppo di speleologi composto dai Geol. Luca Cozzolino e Sossio Del Prete, gli Ing. Luca Farina e Alfredo Massimilla e dalla Dott.ssa Lucia Testa, ha avviato una ricerca allo scopo di documentare quel che resta dell’acquedotto Giove-Fontanelle, che insieme all’acquedotto di S. Elmo costituisce l’Acqua Piccola di Caserta, cioè l’insieme di opere idrauliche costruite prima dell’Acquedotto Carolino, per rifornire il cantiere della Reggia di Caserta, e successivamente utilizzata per alimentare il Real Sito di San Silvestro.
L’Acqua Piccola, a dispetto del nome, ha svolto un importante ruolo per la storia di Caserta, senza aver mai ricevuto la meritata attenzione.
Le ricerche storico-archivistiche sono state affiancate da esplorazioni speleologiche che hanno permesso di riscoprire quest’opera dimenticata. Un grande contributo è venuto dalla collaborazione degli abitanti del posto.
Per ringraziare della collaborazione ricevuta e per destare l’attenzione necessaria per la conservazione di quanto resta di quest’importante opera, saranno presentati i primi risultati della ricerca con fotografie e video realizzati nel corso delle esplorazioni.
Saranno presentati brevemente anche gli altri acquedotti storici della Campania e le grotte naturali dei Monti Tifatini, in particolare la Grotta di Monte Castello, recentemente esplorata per la prima volta.

Locandina Presentazione Giove Fontanelle

L’UROBORO

uroboro

Prefazione (ndr)

L’Uroboro è un simbolo molto antico rappresentato da un serpente che si morde la coda, aggrovigliato in un cerchio senza inizio né fine. Simboleggia quindi l’infinito, l’eterno ritorno e la ricerca della perfezione, insinuando nel contempo un sottile quanto legittimo dubbio: il tutto equivale al niente?

Questo racconto ©Giovanni Badino fa parte di una serie di sue novelle ancora inedite che mettono in evidenza, in modo ironico e a volte amaro, aspetti della speleologia mai presi in considerazione prima d’ora. Il filo conduttore di tutte è la “deviazione”, intesa nelle sue diverse accezioni (geografica, antropologica, etica, relazionale) mentre l’invito implicito che affiora dai vari racconti è quello di provare a modificare il rapporto esageratamente complesso che abbiamo oggi con il mondo, compreso quello ipogeo, riappropriandoci della semplicità che caratterizzava la speleologia fino a qualche decennio fa, prima che alcune storture (spesso mentali) la distogliessero in larga parte dagli obiettivi primari ovvero la ricerca, la scoperta e l’esplorazione.

Un diverso modo di intendere il rapporto fra l’uomo e l’ambiente grotta, l’uomo e la sua storia, l’uomo e sé stesso.

In Uroboro, unico racconto della raccolta dedicato alla speleologia in cavità artificiali, Giovanni Badino immagina il confronto fra speleologi che si trovano a censire una struttura ipogea di difficile attribuzione. Il risultato è esilarante. La Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana ha prodotto da molti anni la classificazione tipologica delle cavità artificiali. Nel corso del tempo si è reso necessario aggiornare periodicamente la codifica, quando – ad esempio – venivano scoperte nuove tipologie di cavità. Oggi l’albero delle tipologie è condiviso anche in ambito internazionale dalla Internation Union of Speleology e ripreso da studiosi di varie discipline. E’ indispensabile per censire in modo oggettivo una struttura ipogea artificiale e, pur nella sua apparente complessità, segue una logica che deriva da anni di studio e confronto fra gli speleologi italiani.

Anche questo episodio, come gli altri della raccolta, è frutto della fantasia dell’Autore ma in questo caso  i personaggi, pur celati da nomi diversi, esistono realmente. Lasciamo ai nostri lettori più curiosi scoprire di chi si tratta, se ne avranno voglia.

Ringraziamo Giovanni Badino per aver concesso la pubblicazione del racconto in anteprima su questo sito, augurandoci di poter sfogliare presto il volume con tutti i racconti.

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L’UROBORO 

Testo ©Giovanni Badino

E vietata la riproduzione anche parziale del testo

in assenza di espressa autorizzazione dell’Autore.

Albero delle tipologie

Sono in quattro, seduti davanti all’ingresso, con ancora i caschi in testa, alla luce del sole che tramonta.

“E’ davvero strano”.

“Sì, incredibile”.

“Ma com’è possibile? E’ un numero sacro, ma qui che c’entra?”

“Infatti non è possibile, pare un sogno. Però conferma in modo definitivo la nostra Classificazione delle Cavità Artificiali e la fondatezza dell’Albero delle Tipologie. Non è poco”.

“Sì, ma…”. Si zittisce e scuote il capo.

“Ma è impossibile”, conclude.

“Eppure è così, l’abbiamo visto coi nostri occhi. In poche ore”.

Poche ore fa, nello stesso posto.

L’ingresso è squadrato, molto basso perché ingombro di una frana che è stata evidentemente scavata di recente, ma in origine doveva essere ampio, adatto alla passaggio di due o tre persone affiancate.

Rita è emozionata, sta accompagnando tre mostri sacri della speleologia nelle cavità artificiali. Accendono le luci, superano il passaggio basso e lo scivolo, si inoltrano nel corridoio. Arrivati ad uno slargo, Rita si ferma e si volta.

“Vedete, qui c’è questa nicchia”.

“Chiaramente una tomba di tipo loculo “, dice Anna.

“Quasi un arcosolio, vedi la curva”, corregge Ugo.

“Già…”, comincia Luca.

Interviene Rita: “Certo, una tomba, e quindi lì per lì avevo classificato la cavità come Culto C, Sepolcrali 2, quindi C2; e infatti è confermato dalla successiva”, i passi echeggiano nella galleria, alla destra appaiono altre tombe, c’è un buco nel pavimento, “ma sono sette tombe scavate attorno a questo pozzetto, vedete che lo evitano, e questo è profondo una decina di metri e porta a quella che avevamo giudicato una cisterna per l’acqua, quindi sarebbe una cavità fatta inizialmente a questo scopo”.

“Esatto, quindi un Idrauliche A, Cisterne 4, quindi A4 diventato poi C2”, conferma Anna.

“Sarebbe così, ma poi se guardate il soffitto della cisterna…”, Rita tira fuori dei fogli e mostra le immagini a tutti, “…scoprite che è tutto inciso, e che sul muro di fondo c’era una nicchia con incisa una V rovesciata e due trattini a lato, e dei resti di un bassorilievo a fianco, e un canale di drenaggio che scaricava fuori della sala, vedremo poi dove. Poi…”, ha ripreso a guidare il gruppo in avanti, “abbiamo scoperto anche che c’era un accesso precedente, questo”.

Si è fermata davanti ad un passaggio in ripida discesa, ampio, con una scala, “passaggio che al fondo era chiuso da un muro più recente che sigillava la sala per renderla a tenuta d’acqua. E con la stessa tecnica hanno sigillato anche lo scarico. Sul muro, bizzarramente, c’è una scritta VII, sette in Latino”.

“Prima hai detto che nella nicchia c’è una V rovesciata? Ma è il cinque etrusco. Quindi anche là c’è un sette”.

Si fa silenzio.

“Ma è chiaro. Quindi era un luogo di culti ctoni dedicati all’acqua per la presenza di una sorgente…” inizia Ugo.

“Culto di Vacuna”, dice Anna.

“Potrebbe essere invece di Argizia”, osserva Luca.

“O Feronia. E poi per qualche motivo hanno cambiato destinazione alla sala che è diventata cisterna, ma forse mantenendo il numero per la sua sacralità. Quindi non vedo il problema, hai una fase Culto C, Luogo di Culto 1, quindi C1 a cui è seguita quella A4 e poi la C2”, finisce di chiarire Ugo.

Rita accenna col capo.

“Infatti anche a noi pareva così, ma poi abbiamo notato altri usi. Vedete qui, quella che era una tomba ad arcosolio è stata sfondata hanno fatto questo corridoio in salita e poi questa ambiente…”, ora sono entrati in fila in un’ampia sala e illuminano attorno, “…con sei sedili e questa sorta di trono, che chiaramente aveva uno scopo di riunione o roba simile”.

“E c’era qualcuno con un ruolo dominante. Cos’è quell’incisione sopra il trono che sembra un lampadario rovesciato?”, dice Luca.

“Boh, non si capisce, paiono tre righe sovrapposte, le due superiori con tre piccole V e quella inferiore con una sola. Una sorta di mappa della sala?”.

“Sembra un simbolo in caratteri cuneiformi, fatto di sette elementi. Sarà stata una sorta di sala del consiglio.”

Ugo accenna di sì con la testa, chiarisce: “Mi pare convincente, si tratta di un uso civile piuttosto raro, quindi è certamente da classificare Insediative Civili B, Altri Insediamenti 8, cioè B8. Io ho già avuto dei casi simili dalle mie parti…”

Rita interrompe Ugo: “sì, ma venite di qui, vedete che uno dei sedili è stato mezzo scavato via, rompendo la simmetria della sala, per realizzare questa scala in salita”, ci si infila, gli altri la seguono.

Emergono in un corridoio superiore, umido, con un odore di muffa e nicchiette alle pareti.

“Ecco, vedete, qui non riuscivamo a capire cosa avessero fatto a fare questa galleria con tutte queste nicchie, su sette livelli. Non sono né tombe né colombari, poi abbiamo fatto analizzare quei terricci e, scoperta, cosa abbiamo trovato?”

La complessità crescente della cavità e quest’ultima domanda stanno cominciando ad irritare i tre invitati.

“Coltivavano coca”, dice Ugo, e ridacchia per la sua battuta.

“Non coca ovviamente, ma funghi. Funghi allucinogeni!”, aggiunge trionfante Rita.

“Però, notevole, anche una cavità dalle mie parti aveva una destinazione simile, ma per coltivare champignon. Ma bene, questa è chiaramente l’ultima fase, ed è Estrattive E, Coltivazioni 5, quindi E5!”, dice Luca.

“E forse quella che abbiamo passato non era la sala delle riunioni ma di viaggi allucinogeni! Ma non è la fase finale perché il corridoio successivamente… Venite a vedere”.

Si incamminano e il corridoio si amplia dopo aver ricevuto una galleria ascendente da cui arriva un rigagnolo, le nicchie sono ancora visibili ma scalpellate, la galleria ora è in lieve discesa e va curvando.

“Chiaramente questo tratto di galleria, una volta in disuso per la coltivazione, è stato riutilizzato come scarico, come fognatura!”, conclude Rita.

“Curioso. Dunque questa cavità sarebbe C1 poi A4 poi C2 poi B8 poi E5 e infine qui Idrauliche A, Fognature 7. Insomma, A7!”

“Anche a noi pareva così semplice”, dice Rita, “ma in tal caso non vi avremmo consultati”.

Sei occhi la fissano sorpresi.

Lascia passare qualche secondo di silenzio e poi aggiunge, con enfasi: “pare effettivamente più recente, e infatti qui ci sono incisioni…”, illumina un punto della parete; con la luce radente appaiono delle linee, un paio di lettere consunte e un sette.

“Sembrano robe più recenti ma se continui nella galleria puoi andare avanti per un centinaio di metri sino ad una frana. Il guaio è che la galleria passa vicino alla cisterna già luogo di culto che abbiamo visto all’inizio”.

“E la taglia”, dice Ugo.

“No. E’ il luogo di culto che è stato chiaramente costruito evitando la fognatura. E anzi, la cosa misteriosa è proprio che la sorgente del sala del culto scaricava nella fognatura, appunto”.

Si fa silenzio. Lo rompe Luca.

“Ma questo è impossibile, la fognatura sarebbe quindi precedente a tutto!”

“Esatto, e se guardi nel dettaglio come è fatta, vedi che è tutta quanta progettata prima del luogo di culto. Anche la tecnica di scavo è uguale da cima a fondo. La sala è successiva, viene riutilizzata come cisterna sotterranea con gallerie di accesso, poi adattate per usi sepolcrali, poi ampliata per chissà quali riunioni, poi adattata per coltivazioni di funghi sicuramente in relazione alle riunioni, e infine trasformata in fognatura. Che però è precedente al luogo di culto. Chiaramente”.

Il silenzio che scende è rotto solo da un lontano gorgogliare d’acqua. Sembra che il ruscello ridacchi.

Rita assapora il trionfo, continua: “quindi è da classificare C1, A4, C2, B8, E5, A7, poi riprende C1, A4 e così via all’infinito, come un serpente che si morde la coda. Ma potrebbe anche essere A4, C2, B8, E5, A7, C1 e via dicendo a seconda di quale uno considera la prima fase. Quindi non è una cavità artificiale facile da classificare”.

“E’ un Uroboro”, dice Ugo.

“Cosa?”

“Un serpente che si morde la coda. Dal greco Ouroboros. Dalle mie parti…”.

“No, è vero, non è facile classificare. Ma notate, le lettere della Classificazione sono: CACBEA”, dice Anna pensierosa.

“Brava Anna, bella idea! Potrebbe essere il nome in qualche lingua pre-indoeuropea! Kak-Bea, cosa potrebbe significare? Grotta Urbana? Cavità Artificiale? Questo sarebbe un serio argomento a sostegno della nostra Classificazione delle Cavità Artificiali”, dice Luca.

“O forse la chiave è nel 142857. Vediamo…”

Ugo lo scrive sul pavimento.

“Non pare un numero interessante”, dice Anna.

“E’ impossibile che non sia interessante, questo significherebbe che il nostro Albero delle Tipologie è sbagliato. Se lo moltiplico per due cosa succede? Anna, hai la calcolatrice nel tuo telefono?”

“Certo”. Lo estrae di tasca e poi batte il numero sulla tastiera.

“Per due uguale a duecentoottantacinquemila settecentoquattordici. Non è interessante neppure questo”

“Strano, prova per tre”.

Lo stillicidio continua in lontananza.

“Dunque per tre fa quattrocentoventottomila cinquecentosettantuno. Niente”.

“Io credo che la chiave sia nella parola non indoeuropea e non nei numeri, figurati se quelli che hanno scavato questa cavità erano matematici”, dice Luca.

“Può darsi, ma Anna, prova ancora, per quattro cosa fa?”

“Fa… cinquecentosettantunomila quattrocentoventotto”

“… No, non ha nessun senso”.

“Forse Bea Cac era il nome della sacerdotessa dei riti della sorgente, vestale di Vacuna”, ipotizza Anna.

“O forse il nome era Ak Beac, lo stregone dei riti allucinogeni”, dice Luca.

“Aspetta Anna, prova a moltiplicare il numero per cinque”, dice Rita che prima era rimasta pensierosa a guardare lo schermo del telefono di Anna mentre faceva i calcoli.

“Uffa, fa… settecentoquattordicimila duecentoottantacinque”.

“Ho capito!”, urla Rita, suscitando echi nelle gallerie.

La fissano tutti. Prende il telefono dalle mani di Anna,

“Che fantastica la vostra Classificazione delle cavità artificiali, fantastica. Ecco, 142857 per 2 fa…”, si è chinata a incidere col dito le cifre sul fango secco del pavimento, “285714, poi per 3 fa…”, digita e scrive il nuovo numero sotto il precedente, “428571, per 4 fa 571428, per 5 fa 714285 e a questo punto per 6 farà… 857142!!! Incredibile!”

“Incredibile cosa?” chiede Luca.

“Non vedi che sono sempre le stesse cifre, nello stesso ordine, che scorrono? Puoi variare il punto iniziale, ma poi la sequenza è sempre la stessa, circolare nelle cifre. E questa cavità è circolare nel tempo!”

Si è fatto silenzio, mentre gli altri cercano di afferrare la cosa.

“Ma com’è possibile?”, chiede Anna.

“Non lo so, è un mistero matematico”, dice Rita.

Luca, si è perso fra i numeri e continua a pensare alle lettere.

“Non escluderei comunque il nome K-Beaca, con un suono occlusivo palatale iniziale che è caratteristico di tante lingue del substrato mediterraneo. Forse era il nome del progettista della cavità”.

“Che evidentemente doveva essere un raffinato matematico”, conferma Ugo, sollevato, “anche dalle nostre parti ci sono diverse cavità che possono essere classificate con una palatale sonora. E a questo proposito, nella Classificazione manca la R, quindi le sigle delle cavità non possono rendere i nomi originali se in quelli c’erano delle consonanti vibranti”.

“Hai ragione Ugo”, dice Luca, “sono consonanti molto usate nel substrato linguistico mediterraneo. Ad esempio non si può rendere il suono KR, che sta per luogo pietroso e da cui derivano le parole carso e…”.

“Sì, alla prossima riunione facciamo una riflessione su questo punto per perfezionare l’Albero delle Tipologie”, taglia Anna.

“Ma nel frattempo come la classifichiamo?”, chiede Rita.

Si fa silenzio. Lo rompe Anna.

“Potremmo fare così, in attesa della riunione: stabiliamo che per le cavità circolari nel tempo come è questa, la classificazione è O, che è circolare, seguita dai numeri della classificazione”.

“Bell’idea, Anna, O di Ouroboros”, dice Luca.

“Oppure uno zero, che è anche circolare!” dice Rita.

“Va bene, anche uno zero. E poi c’è la serie dei numeri, qui 0,142857”.

“Anzi, ripetendo la serie dei numeri all’infinito, come nei numeri periodici”.

“Ma questo è impossibile, riempiresti qualsiasi scheda catastale, anche grandissima”.

“Giusto, non si può”. Riflette.

“Idea! Segni solo il periodo, con un soprasegno come si fa in matematica”.

“Già, ma quei numeri periodici non erano frazioni?”, chiede Luca.

“Ah è vero Luca, sei un genio, vediamo che frazione è. Sarà l’inverso di qualcosa”, Anna ha afferrato il telefono e scrive.

“Uno diviso zero virgola uno quattro due otto cinque sette uno quattro due otto cinque sette uno quattro due” ha riempito lo spazio delle cifre.

“Uguale a…”.

Si zittisce, con gli occhi sbarrati a guardare lo schermo. Lo mostra agli altri.

Altri sei occhi si sbarrano.

C’è scritto: “7”. Esattamente.

In lontananza il ruscello continua a creare echi nella galleria. Pare che ridacchi.

©Giovanni Badino è vietata la riproduzione anche parziale del testo in assenza di espressa autorizzazione dell’Autore.

Giulio Cappa ci ha lasciato

Il 21 Novembre 2016 Giulio Cappa ci ha lasciato. Tutti i componenti della Commissione Nazionale Cavità Artificiali e della Redazione di Opera Ipogea si stringono ai suoi familiari con immenso cordoglio.

Per Giulio la speleologia ha rappresentato una ragione di vita. Ha dedicato una larghissima parte del suo tempo a questa attività, avendo enormi capacità tecniche e organizzative che si univano ad una intuizione brillante e felice. Censire, documentare, topografare, fotografare. E’ stato per tutti un Maestro disponibilissimo, paziente ma anche intransigente: le cose dovevano essere fatte bene! perché tutto quello che lasciamo (un disegno, una foto, un appunto), sarà patrimonio di chi viene dopo. Ha contribuito alla nascita della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della SSI, ne è stato per lungo tempo Coordinatore, ha seguito la crescita dell’attività rappresentando per tutti un preciso punto di riferimento. E’ stato il più convinto sostenitore della necessità di istituire un Catasto anche per le cavità artificiali. Ha seguito e contribuito alla nascita di questa rivista, è stato membro del suo Comitato Scientifico.

Ti auguriamo Buon Viaggio Giulio, con profonda riconoscenza e affetto. 

1996: Corso SSI "Roma Sotterranea" (foto C. Germani - EGERIA)

1996: Corso SSI “Roma Sotterranea” (Foto C. Germani – Archivio EGERIA)

1999: Corso CA Campiglia Marittima (Foto C. Cavanna)

1999: Corso Cavità Artificiali Campiglia Marittima (Foto C. Cavanna)

(foto T. Dobosz)

(foto T. Dobosz-Archivio EGERIA)

(foto T. Dobosz)

(foto T. Dobosz- Archivio EGERIA)

2009, Velletri (RM) (foto L. Ferri Ricchi)

2009: Velletri (RM) (foto L. Ferri Ricchi)

2012: Monte Tuscolo (RM) (foto C. Germani)

2012: Monte Tuscolo (RM) (foto C. Germani-archivio EGERIA)

 

Gli ipogei del presidio Wermacht sulle alture di Borzoli (Genova).

Riparo alto di via Rivassa (archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

Riparo alto di via Rivassa (archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

Si tratta di cavità di modeste dimensioni, scavate in metabasalti del Monte Figogna, che acquisiscono interesse per il loro contesto storico-geografico: l’area studiata era infatti sede di un presidio della Wermacht durante la Repubblica Sociale Italiana e la posizione offre un’eccellente panoramica sull’area cantieristica di Sestri Ponente, la cui importanza era considerata strategica dall’occupante.

Oltre alle cavità qui descritte, abbiamo notizia di altri ipogei siti in proprietà private e/o parzialmente occlusi probabile oggetto di un prossimo studio.

L’area studiata (stralcio CTR Liguria 1:5000): •A: presidio tedesco, composto da: oA1: Casamatta di Bric la Bianca; oA2: Riparo alto di via Rivassa; oA3: Riparo basso di via Rivassa; oA4: Riparo del pollaio; • B: Riparo presso il Rio Battestu.

A) Presidio tedesco

Casamatta di Bric la Bianca (A1)
Costruzione a pianta circolare in cemento e pietra; sullo stesso spartiacque si trovano le note postazioni antiaeree di Bric dei Corvi e Bric di Teiolo.

Riparo alto di via Rivassa (A2)
Galleria lunga circa 15 m, alta circa 2,20 m e larga in media 2 m. Anteriormente al riparo, a circa 8 m di distanza, è scavata una trincea di forma a “T”. Il pavimento della cavità è cosparso da materiale di crollo e le pareti presentano molte fratture, alcune delle quali recenti.

Riparo alto di via Rivassa (archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova)

Riparo alto di via Rivassa (archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova)

Riparo alto di via Rivassa

Riparo basso di via Rivassa (A3)
Si trova lungo un rio che incrocia via Rivassa all’altezza del cartello dell’oleodotto. Ha uno sviluppo di circa di circa 4 m, con l’ingresso parzialmente occluso da detriti. Presenti: stillicidio, rifiuti all’interno, sbarre di ferro cementate all’ingresso.

Riparo basso di via Rivassa

Riparo del pollaio (A4)
E’ una nicchia profonda circa 1 m che si trova in un terreno privato, chiusa da una lamiera.

B) Riparo presso il Rio Battestu

Interessante riparo, scavato lungo il Rio Battestu, sito in zona impervia e distaccato rispetto agli altri. Consta di una piccola galleria ad L lunga circa 5 m, alta circa 1 m e larga circa 90 cm.

Riparo presso il rio Battestu

L’ingresso è stato in parte riempito di detriti e fango trasportati dalle piene del torrente.
Ipotizziamo sia stato utilizzato come nascondiglio o riparo durante il periodo bellico.

Riparo di Rio Battestu (archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

 

© Andrea Roccatagliata & Alberto Romairone (Speleo Club Gianni Ribaldone Genova)

Il rifugio antiaereo di Molassana (Genova)

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Rifugio antiaereo Genova Molassana (foto Archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

Nell’ambito delle ricognizioni effettuate all’interno di ipogei inediti, siti nel Comune di Genova, si è provveduto a visitare e rilevare una struttura di protezione antiaerea che si trova nel quartiere genovese di Molassana. La pianta generale del rifugio è a tridente con tre ingressi, dei quali, quello centrale, occluso da materiale franato dalla collinetta soprastante. Gli accessi sono protetti da muri anti soffio dello spessore di circa 1 m.

Rifugio antiaereo Genova Molassana (foto Archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

La galleria dell’interno, dello sviluppo lineare complessivo di circa 70 m, ha una larghezza variabile da 3 a 1,5 m e un’altezza media di 2 m. ed è caratterizzata da bellissime concrezioni calcaree di diverse e complesse fogge e cospicua presenza di fauna ipogea. è stata infatti visivamente rilevata la presenza del pipistrello Rhinolophus ferrumequinum, del geotritone del genere Speleomantes, dell’artropode Scutigera coleoptrata e della caratteristica lumachina blu del genere Oxychilus.

Rifugio antiaereo Genova Molassana (foto Archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

Si segnala inoltre la presenza, nei pressi del ingresso centrale, di una piccola edicola votiva di forma triangolare sotto la quale è ancora parzialmente leggibile un’iscrizione di colore rosso, recante la dicitura “Ora pro nobis”, ed il numero 43, forse l’anno di costruzione della struttura o di dedica dell’effige sacra attualmente scomparsa. Come di consueto, seguiranno indagini archivistico-bibliografiche al fine di approfondire il contesto in cui si colloca la struttura.

Rifugio antiaereo Genova Molassana (Copyright Archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova riproduzione vietata).

Contributo di Henry De Santis con la collaborazione di Alberto Romairone e Andrea Roccatagliata (Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

Rifugio antiaereo Genova Molassana (foto Archivio Speleo Club Gianni Ribaldone Genova).

 

LA CRIPTA DEI POLACCHI NELLA GRAVINA DI PETRUSCIO A MOTTOLA (PUGLIA)

Ingresso
PETRUSCIO Panorama

Panorama della Gravina di Petruscio (Foto archivio Centro Speleologico Alto Salento)

L’agglomerato trogloditico di Petruscio rappresenta uno dei più interessanti esempi del popolamento rupestre della Puglia. Il casalis Petrugii (così nelle fonti medievali) si estende su entrambi gli spalti di quella omonima gravina (Foglio IGM 202 IV NO) che Pietro Parenzan ebbe a definire “Un vero gioiello. Uno spettacolo eccezionale per la Puglia, l’itinerario più bello da visitare a Mottola”.

Ingresso

Ingresso alla Cripta dei Polacchi (Foto archivio Centro Speleologico Alto Salento)

Il Centro Speleologico dell’Alto Salento di Martina Franca ha effettuato nella Gravina di Petruscio una ricognizione di una grotta-chiesa poco nota, scavata lungo la fiancata est, detta dei Polacchi (n. 265 PU/CA del catasto delle cavità artificiali di Puglia). La cripta è così denominata a seguito di un cospicuo numero di date e nomi incisi dai cattolicissimi militari polacchi. A Mottola (collina a circa 400 m. slm), infatti, durante la Seconda guerra mondiale, era di stanza il 2° Corpo di Armata polacco comandato dal generale Przewlocki Marian Roman (soprannominato “Lewz Mottoli”, ossia “Leone di Mottola”) al quale il sindaco Sebastiano D’Aprile concesse per meriti (gennaio 1946) la cittadinanza onoraria. La cripta, anticipata da un dromos, risulta non finita, priva di affreschi e di presbiterio con triforium, ed è importante per la tecnica di scavo. Presenta tre vani che dovevano costituire tre absidi terminanti con altrettanti altari. Interessante è la grande croce latina a rilievo ricavata tra l’abside sinistra e quella centrale.

Croce

Interno Cripta dei Polacchi (Foto archivio Centro Speleologico Alto Salento)

Lo stato di conservazione è ottimo e davanti all’ingresso non ci sono crolli. La difficoltà ad individuarla, nonostante la precisa planimetria realizzata a suo tempo da Franco dell’Aquila, era dovuta alla crescita di una foltissima vegetazione, soprattutto rovi, che ne occulta completamente il basso ingresso. Si è provveduto quindi a collocare la targhetta del censimento della Regione Puglia, abbiamo fissato il chiodo del punto GPS, ed effettuato il rilievo planimetrico e la documentazione fotografica della cavità.

Bibliografia: F. Dell’Aquila, L’insediamento rupestre di Petruscio, Bari 1974; P. Parenzan, Petruscio. La Gravina di Mottola. Natura e civiltà rupestre, Galatina 1989; F. Dell’Aquila-A. Messina, Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Bari 1998, p. 238; P. Lentini, Lungo i sentieri rupestri di Mottola, Mottola 1998, pp. 191-195.

Contributo a cura di Vito Fumarola e Silvio Laddomada (Centro Speleologico dell’Alto Salento) 

 

 

Il Bunker antiaereo di Genova Pegli

Bunker Genova Pegli Copyright Speleo Club Ribaldone

Bunker Genova Pegli Copyright Speleo Club Ribaldone

Nell’ambito dell’attività di speleologia in cavità artificiali lo Speleo Club Gianni Ribaldone Genova ha in corso diverse esplorazioni di ipogei inediti siti nel comune di Genova. Attualmente, la ricognizione ha avuto per oggetto una struttura sotterranea, posta nel quartiere genovese di Pegli, la cui destinazione d’uso è in fase di accertamento poiché, pur ipotizzando che avesse una funzione di protezione antiaerea, è scavata in una vena di Metagabbri ferrosi, formazione geologica che potrebbe far pensare ad un saggio minerario. Non è escluso che inizialmente l’ipogeo fosse stato ricavato per questo ultimo scopo e, successivamente, riadattato alle esigenze belliche.

Bunker Via Luigi Rizzo Pewgli Genova Copyright Speleo Club Ribaldone riproduzione ed uso vietati.

La pianta generale è a ferro di cavallo con due ingressi, dei quali uno occluso da materiale franoso e l’altro parzialmente obliterato da materiali di risulta e rifiuti. L’unica galleria dell’interno, dello sviluppo lineare complessivo di circa 55 m, ha una larghezza variabile da 2 a 5 m ed un’altezza media di 2,25 m e dentro di essa sono fiorite delle belle concrezioni calcaree, complice anche il vivace stillicidio presente.

Foto Copyright Speleo Club Ribaldone

Curiosa la presenza di alcuni pali per fondamenta che hanno sfondato il tetto della cavità e attraverso i quali è colato parecchio cemento che ha creato delle caratteristiche montagnole simili a colate stalagmitiche. E’ stato eseguito il rilievo dell’interno e tratta copiosa documentazione fotografica alla quale seguiranno ricerche archivistiche per accertare la reale destinazione d’uso del manufatto.

Henry De Santis (Speleo Club Gianni Ribaldone)

 

Intervento speleologico per una voragine a Vibo Valentia

Voragine Vibo Valentia 12_2_16

Voragine Vibo Valentia 12_2_16

Il 12 febbraio, su richiesta della Protezione Civile regionale, gli speleologi calabresi afferenti alla Commissione Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana sono stati interpellati dal Soccorso Alpino e Speleologico della Calabria per ispezionare dei cunicoli che si diramano sotto il centro abitato di Vibo Valentia.  Da diversi anni si registrano nel capoluogo calabrese sprofondamenti e cedimenti del terreno legati alla presenza di manufatti storici nel sottosuolo. A seguito di uno sprofondamento di molti metri cubi di materiale il Comune di Vibo Valentia  ha allertato la Protezione Civile Regionale che, come da protocolli, ha prontamente coinvolto nell’operazione il Soccorso Alpino e Speleologico della Calabria. Per naturale competenza è stata richiesta la presenza degli speleologi calabresi della Commissione Cavità Artificiali della SSI sia per la necessaria valutazione preliminare dell’ipogeo, sia per delinearne la geometria. Nei prossimi giorni saranno effettuati rilievo topografico e il monitoraggio della struttura sotterranea.

Pierpaolo Pasqua

Voragine Vibo Valentia 12_2_2016

International Forum Caves As Objects Of History And Culture

Divnogorye, Voronezh, Russia 19-22 April 2016

VORONEZH2016

Aim of the forum is to exchange the experience in the field of research and protection of underground objects: natural caves, underground architectural constructions, old mines.

THE MAIN THEMES

  • Caves associated with historical events
  • Artificial caves as objects of cultural heritage (underground architectural constructions, old mines)
  • Rock painting  and cave graffiti
  • Sacred complexes in natural and artificial caves (Christian, Muslim, Buddhist, pagan and so on)
  • The idea of underground space in the culture of different nations, its value and mythologization underground space in ancient literature (up to and including the XVIII century)
  • Historical city and military underground constructions
  • Problems of protection of caves and related applied research
  • Musefication of caves: technical, ethical and legal aspects

IMPORTANT DATES

20 of October 2015 – deadline for registration for participation in Forum

20 of December 2015– deadline for payment of the Registration fee for participants who will publish articles

20 of December 2015 – Article deadline

1 of February 2016– publication of the Second Circular

20 of March 2016 – deadline for registration on individual excursions (detailed information will be published in the second Circular)

16-17 of April 2016 – individual excursions

19-22 of April 2016 – Forum

23-24 of April 2016 – individual excursions

SECRETARIAT 

For correspondence and applications please use the following address Kondrateva Sofia (executive secretary) – kosofia@yandex.ru

Tel. +79036518872

Congresso Internazionale HYPOGEA 2017

Cappadocia (Turchia), March 6-8, 2017

Hypogea2017

The first International Congress of Speleology in Artificial Cavities; HYPOGEA 2015 (I) was successfully held in Rome / Italy during March 11-15, 2015. Following this event, the second congress, HYPOGEA 2017 (II) will be held in the magnificent scenario of Cappadocia / Turkey during March 6-10, 2017.

The Congress will be organized by HYPOGEA (Italy) and OBRUK Cave Research Group (Turkey), with the patronages of International Union of Speleology, Balkan Speleological Union, Turkish Federation of Speleology, Istanbul Technical University / EURASIA Institute of Earth Sciences, Paris 8 University, CEKUL; The Foundation for the Protection and Promotion of the Environment and Cultural Heritage, IRPI; Institute of Research for Hydrological Protection of the National Research Council of Italy, Municipality of Nevsehir and Directorate of Nevsehir Museums.

Cappadocia Turkey (courtesy Hypogea2017)

The main goal of HYPOGEA 2017 Congress is to continue the exchange of experiences acquired at the international level in the field of artificial cavities which had begun by HYPOGEA 2015. The sessions of HYPOGEA 2017 Congress will have a strong emphasis on archaeology, archaeometry, promotion of the underground historical and cultural heritage, its safeguard and exploitation, with some plenary lectures and/or invited speeches on those subjects.

The sessions of HYPOGEA 2017 Congress will be focused on four main topics:

– Explorations
During this session the results of new explorations in artificial cavities will be presented. We strongly believe that the opportunity to exchange the information about different explorations of artificial cavities from different areas of world will improve both the collaboration among different teams and the organization of future explorations.

– Cultural and economic importance of the artificial cavities
Underground artificial cavities are of high cultural and economic importance. In Cappadocia, underground structures like Goreme or Derinkuyu receive hundreds of thousand tourists every year, strongly supporting the local economy. Water supply in semi-arid zones is also another important aspect, and in many Mediterranean countries several underground aqueducts from Roman period are still in use.

– Hazards, remediation and rehabilitation
In underground places, the treatment and the preservation of the cultural heritage needs special techniques. In areas where artificial cavities are present, the collapse of underground structures may represent a serious problem. Protection, rehabilitation or remediation?

– Survey, mapping and dating techniques
Detections of unknown underground cavities, survey and mapping techniques are in continuous improvement and will be discussed during the congress. Dating is an important challenge. How is it possible to estimate the age of underground cavities when no artifact, sediment or architectural style is present ?

dark church

HYPOGEA 2017 Congress will be held on March 6-8, 2017.
After the Congress there will be several excursions to various underground cities, rock churches, cave dwellings and geologically interesting points of Cappadocia. Also, before and after the Congress there will be excursions in Istanbul.

The important deadlines to contribute to the Congress are:

– Abstract submission: March 10, 2016
– Full paper submission: June 10, 2016

In order to ensure distribution of the proceedings during the Congress, the above deadlines will be strictly maintained.

Deadline for registration is; June 10, 2016 for the contributors and March 1, 2017 for the attendants.

http://www.hypogea2017.com