Autore: operaipogea

 

“Anatolia. Le origini”. A Roma presentazione del volume di Andrea De Pascale

La presentazione del volume “Anatolia. Le origini” (Oltre Edizioni), si svolgerà giovedì 20 novembre 2014, alle
ore 18.00, a Roma al Centro Culturale Turco Yunus Emre presso Ambasciata di Turchia (Istituto Yunus Emre, Via Lancellotti, 18 – su Via dei Coronari).
La presentazione, durante la quale sarà illustrata la nuova edizione aggiornata, sarà moderata dalla Prof.ssa Marcella Frangipane (Archeologa e capo missione degli scavi ad Arslantepe-Malatya, Professore ordinario di Preistoria del Vicino e Medio Oriente presso la Sapienza – Università di Roma) e dal Dr. Andreas Steiner (Direttore della rivista Archeo).

Anatolia presentazione volume roma

 

 

 

 

Anatolia presentazione volume Roma

HYPOGEA2015 INTERNATIONAL CONGRESS

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For the first time Rome (March, 11/17 2015) is playing host to a speleological event of international significance. A city that has the great fortune to possess a huge underground heritage of beauty that must be, in the same way as  its worldwide famous monuments, known, preserved and exploited. The International Congress is organized by Hypogea, Federation of Speleological Groups for the artificial cavities, which includes the following three associations: ASSO, Egeria Underground Research Centre and Roma Sotterranea.

The main object of the Congress is to exchange the experience acquired nationally and internationally in the speleological and speleo-underwater research field in artificial hypogeums (works of anthropogenic origin and of archaeological-historical interest), the promotion of the underground historical and cultural heritage, its safeguard and exploitation.

Before the congress there will be a Round Table between Speleologists and Organisations in charge for the environmental, historic and cultural heritage in Italy to discuss the standards, valorisation and risks in artificial cavities.

Visits to undergrounds of speleological interest in the region of Lazio will be arranged after the Congress (personal equipment required). The proceedings will be published as addendum to Opera Ipogea – Journal of Speleology in Artificial Cavities (Italian Speleological Society, ISSN1970-9692.

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IV Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica

Dopo la recente proiezione alla XXV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, il video sulle cave romane di Lapis specularis sarà presente, su invito degli organizzatori, alla IV Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, che si svolgerà dal 6 al 9 novembre prossimi a Licodia Eubea (CT).

Ulteriori informazioni e il programma completo della manifestazione sono disponibili al sito:

www.rassegnalicodia.it

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A Bologna la notte è ancora blu apertura straordinaria Bagni di Mario

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L’11 Ottobre ritorna a Bologna l’appuntamento dedicato alle vie d’acqua, di superficie e sotterranee, che nel corso dei secoli hanno caratterizzato la vita della città emiliana. Dalle 17 alle 24 in diversi luoghi di Bologna e dintorni si svolgeranno tante iniziative per ricordare l’acqua e promuovere e salvaguardarne il patrimonio idraulico e sotterraneo.

Nell’ambito della manifestazione segnaliamo le visite alla Conserva di Valverde (Bagni di Mario).

Questa singolare opera sotterranea, che si sviluppa su due livelli, è stata realizzata nel 1563 per alimentare la fontana del Nettuno e le altre fontane poste nel Palazzo Comunale. L’acqua veniva raccolta tramite una serie di cunicoli che si inoltrano sotto il colle di Valverde e, una volta depurata nella grande sala ottagonale centrale, giungeva al cuore della città attraverso un altro condotto sotterraneo lungo oltre 1,3 km, raccogliendo lungo il suo percorso anche le acque derivate da una ulteriore opera di captazione sotterranea, la Fonte Remonda (Quattrocentesca).

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In occasione della Notte Blu il monumento viene eccezionalmente riaperto al pubblico: si potranno pertanto ripercorrere questi ambienti sotterranei dotati di un fascino tutto particolare e ammirarne le grandiose architetture, che uniscono alla loro bellezza formale un’alta valenza tecnica, splendido esempio della cultura del Rinascimento. Le visite, curate dal Gruppo Speleologico Bolognese, sono su prenotazione e a numero limitato: per le iscrizioni consultare il sito www.gsb-usb.it

Tutto il calendario delle iniziative e ulteriori informazioni e notizie sono disponibili sul sito www.notteblubologna.it

Lapis Specularis alla Rassegna del Cinema Archeologico Rovereto

Cop. Programma RoveretoDopo aver partecipato al Festival Alpi Giulie Cinema (Trieste, febbraio 2014) il video dedicato alle cave sotterranee romane di Lapis specularis – recentemente scoperte nella Vena del Gesso Romagnola – sarà presente anche alla 25a Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, che si svolgerà dal 7 all’11 ottobre 2014.

La proiezione è prevista nel pomeriggio di giovedì 9/10.

Il programma completo della manifestazione è disponibile su www.museocivico.rovereto.tn.it

Programmazione Lapis Rovereto copia

Il lapis specularis in Spagna

Dopo il convegno tematico sul lapis specularis tenutosi a Faenza lo scorso settembre, la collaborazione sviluppata con gli studiosi spagnoli ci ha condotto ad effettuare, dal 16 al 18 maggio 2014, una breve ma intensa visita nella zona di Huete (Castilla – La Mancha). A farci da guida sono stati Juan Carlos Guisado di Monti, María José Bernárdez Gómez, Fernando Villaverde Mora e gli altri appartenenti dell’associazione Cien Mil Pasos, che da vent’anni studiano l’attività estrattiva in età romana di questa particolare cristallizzazione gessosa.

La penisola iberica è stata infatti il fulcro dell’estrazione, lavorazione e commercializzazione del gesso speculare, tanto che ad oggi sono già centinaia i siti ipogei noti ed indagati da questo gruppo di lavoro. Abbiamo avuto pertanto l’occasione di scendere in alcune fra le più grandi ed interessanti cave nei dintorni di Carrascosa del Campo (Mina la Mudarra, Mina Aguaciar, Mina Maximo Parrilla e Mina Ranal). Le evaporiti di questa formazione risalgono a circa 10 milioni di anni fa e si sono deposte all’interno di un ampio bacino della Spagna centrale, al cui centro si trova l’antica città di Segobriga (fig. 1).

I gessi si presentano spesso sotto forma microcristallina, di colore bianco, dando origine ad affioramenti caratterizzati da morfologie dolci, collinari, in un contesto ambientale marcato da scarsa e bassa vegetazione (fig. 2).

Assai interessante è la presenza dello sparto (fig. 3), una pianta tipica degli ambienti aridi, che si rinviene strettamente associata agli ingressi delle antiche mine, ed era utilizzato dai cavatori per intrecciarvi corde, sandali, ginocchiere e ceste per il trasporto del materiale estratto. Gli scavi in ipogeo effettuati dai ricercatori spagnoli hanno consentito il recupero di diversi manufatti di questo tipo.

Altrettanto singolare è il contesto in cui si rinviene il gesso speculare. Questa mineralizzazione secondaria riempie infatti dei vuoti carsici, in parte sviluppati lungo fratture della roccia, in parte evolutisi in grandi lenti, di dimensioni plurimetriche. A questo primo ciclo proto-carsico ha fatto seguito una seconda fase, in cui le differenti condizioni di circolazione idrica hanno portato allo sviluppo di canali di volta e pendenti (fig. 4).

I cavatori romani, partendo dalla superficie esterna, si sono portati in profondità alla ricerca di queste grandi lenti di specularite, tracciando cunicoli lungo varie direzioni, talvolta seguendo le fratture mineralizzate, talaltra lavorando nel gesso massiccio (fig. 5) fino ad arrivare eventualmente ad intercettare i vuoti carsici, da cui venivano poi estratti i grandi e trasparenti cristalli (fig. 6).

Ne consegue quindi un intreccio assai articolato e affascinante fra cavità naturali ed artificiali: gli ipogei maggiori, come la Mina Ranal, raggiungono i 6 km di sviluppo conosciuto, con coltivazioni praticate su tre distinti piani. Il collegamento fra l’esterno e il primo livello è spesso realizzato tramite pozzi di pochi metri di profondità, mentre diverse brevi discenderie conducono ai livelli via via più bassi. Qui l’attività estrattiva si è svolta in un lungo arco di tempo, compreso fra l’età augustea e quella adrianea. I cunicoli di ricerca sono realizzati con tecniche assolutamente analoghe a quelli delle cave di specularis note nella Vena del Gesso Romagnola e a quelli acquedottistici ricavati in rocce assimilabili, come le arenarie e determinati tufi, aprendo la possibilità di effettuare studi comparati su vasta scala relativamente agli antichi metodi di esploitazione sotterranea (fig. 7).

Insomma, nonostante il poco tempo a disposizione è stata un’ottima occasione per intrecciare e consolidare rapporti fra studiosi di varie discipline (speleologi, archeologi, geologi, ecc.) e per pensare, in maniera anche conviviale e in un intreccio di lingue diverse ma affini, a futuri sviluppi ed iniziative comuni.

Danilo Demaria con Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini, Stefania Cottignoli, Stefano Piastra, Stefano Lugli, Massimiliano Costa e Ivano Fabbri

Per una più ampia panoramica e approfondimenti sul lapis specularis in Spagna: www.lapisspecularis.org

Acquedotto Traiano ed Acquedotto Paolo: scoperti ed esplorati sconosciuti tratti dei due acquedotti

L’acquedotto Traiano venne costruito dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. e raccoglieva le acque di diverse sorgenti attorno al lago di Bracciano (lacus Sabatinus), sui monti Sabatini. Lungo complessivamente 57 km, raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia, entrando a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. Dopo la caduta dell’Impero Romano il condotto fu interrotto e riparato più volte, fino ad essere abbandonato intorno al IX secolo.

Delle molte sorgenti le più lontane da Roma si trovavano lungo il Fosso di Grotte Renara, a est di Manziana. Da qui un ramo di acquedotto scendeva verso SE fino alla sponda del lago e lo aggirava in senso orario, intercettando lungo il percorso le acque provenienti dalle altre sorgenti. Un ulteriore ramo di acquedotto traeva origine a SE di Oriolo Romano da quella ricca area sorgentizia, oggi denominata Santa Fiora, che è nota per l’omonimo ninfeo. Questo secondo ramo scendeva è stato sempre genericamente indicato scendere verso il lago e ricongiungersi con quello proveniente da Grotte Renara, secondo un percorso che fino ad oggi non era mai stato identificato né descritto con esattezza. Anche perché fu tagliato in un’epoca imprecisata tra il VI e il IX secolo e mai più ripristinato, a differenza di altri rami dell’acquedotto che furono ristrutturati più volte, in particolare nel XVII secolo da papa Paolo V, quando l’acquedotto completamente ricostruito prese il nome di Acqua Paola.

Dall’estate del 2013 il Centro Ricerche Sotterranee Egeria e l’associazione Roma Sotterranea (Federazione Hypogea, Commissione Nazionale Cavità Artificiali SSI) stanno svolgendo una accurata indagine sul territorio che ha consentito il ritrovamento e l’esplorazione di questo tratto dimenticato dell’acquedotto Traiano. Alle esplorazioni partecipano numerosi tecnici e ricercatori afferenti ai due gruppi e Luigi Manna del Gruppo Cudinipuli.
Le sorgenti della Fiora, dopo un lungo periodo di abbandono e di probabile utilizzo locale, furono impiegate a partire dal 1698 per alimentare Bracciano, attraverso l’acquedotto Orsini – Odescalchi, che raggiungeva la cittadina con un percorso in parte sotterraneo e in parte su arcate e ancora oggi alimentano l’acquedotto moderno di Bracciano. Se le sorgenti della Fiora erano ben note, del condotto che le raccordava al ramo di Grotte Renara si era persa memoria. Vari autori antichi e moderni ne hanno ipotizzato il tracciato ma sempre, come abbiamo scoperto nel corso delle nostre ricerche, con grossi errori di localizzazione: lo stesso Ashby (The Aquaeducts of Ancient Rome, 1935, p. 301) ipotizza, sbagliando, una ripida discesa nella valle del fosso di Fiora fino a Vigna Grande.

Il condotto scende dalla Fiora accostando inizialmente la sponda orografica sinistra del Fosso di Fiora per poi uscirne dirigendosi verso NE, sempre con lieve pendenza, seguendo all’incirca la curva di livello e quindi mantenendosi ben sopra i 300 m s.l. Dopo alcuni km inizia una discesa sempre più ripida verso Vigna Orsini ove si presume si trovasse il punto di raccordo con il ramo proveniente da Grotte Renara. Il percorso è risultato quasi interamente sotterraneo, realizzato a poca profondità, mediante trincea ricoperta. Un solo tratto è visibile sopra suolo, per il superamento di un piccolo fosso, tutti gli altri piccoli corsi d’acqua vengono sottopassati. La stessa cosa doveva avvenire in un punto non più visibile presso la sorgente, in corrispondenza degli impianti moderni dell’acquedotto di Bracciano.
Gran parte del percorso è stato individuato seguendo i pozzi collassati e i tratti residuali della trincea. Ciò che resta dell’acquedotto appare in tutto il suo fascino di opera idraulica “imperiale”, frutto di una tecnologia matura e realizzato con uno standard costruttivo elevatissimo ed uniforme per decine di chilometri. L’intonaco impermeabile è bianco e in perfetto stato, così come l’opus reticolatum dei rivestimenti: se non fosse stata distrutta la struttura sarebbe probabilmente ancora funzionante!

Le ricognizioni speleologiche hanno permesso di acquisire i rilievi topografici e le immagini delle tante porzioni sin qui rintracciate.

Di Carla Galeazzi e Carlo Germani ©EgeriaCRS, Vittorio Colombo ©Roma Sotterranea

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L’acquedotto Paolo fu costruito ricalcando in parte il tracciato del “Aqua Traiana”, per volere di Papa Paolo V per l’approvvigionamento idrico del Gianicolo e della sottostante area di Trastevere, ma in realtà il pontefice mirava soprattutto a poter disporre di una cospicua riserva d’acqua per i giardini della sua residenza vaticana. La struttura del più antico acquedotto traianeo infatti venne in parte distrutta e ricostruita per dar vita all’Acquedotto Paolo.

Gli speleologi del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio sono riusciti ad accedere in un tratto dell’acquedotto Paolo di cui si era persa ogni traccia attraverso un crollo creatosi sulla volta del cunicolo idraulico. Individuato nei boschi del territorio di Bracciano da Elena Felluca del G.S.A.V. questo tratto dell’acquedotto, che non era mai stato oggetto di alcuna ispezione da parte di altri speleologi e quindi inedito dal punto di vista degli studi, risulta ancora attivo e riceve acqua da diverse sorgenti presenti lungo in suo tracciato. La progressione all’interno risulta particolarmente difficoltosa a causa dell’acqua in alcuni tratti particolarmente alta e per alcuni crolli relativi alla volta del condotto.

Si notano all’interno del cunicolo numerosi interventi di restauro, mentre alcuni tratti dell’acquedotto sembrano senza dubbio di epoca romana a conferma che l’acquedotto Paolo ricalca con ogni probabilità il percorso di una delle tante prese di captazione del più antico Acquedotto di Traiano. Le prime ricerche all’interno dei bottini di captazione e delle sorgenti
dell’Acquedotto Paolo da parte degli speleologi del G.S.A.V. risalgono agli inizi degli anni novanta, dove erano stati già individuati una serie di prese di captazione nonché alcuni ponti-condotti presenti nel territorio di Bracciano con targhe in pietra su cui era scritto “aqva pavla”.


Durante le ultime ricognizioni speleologiche sono stati effettuati i rilievi e le foto del manufatto idraulico. Nei prossimi giorni sono previste nuove esplorazioni speleologiche all’interno dell’acquedotto per completare la documentazione tecnica che sarà oggetto di una pubblicazione da parte del Gruppo Vespertilio. Hanno preso parte alle indagini: Elena Felluca, Cristiano Ranieri, Loredana Fauci, Elena Besana, Fabrizio Marincola, Mario Ranieri e Luigi Felluca.

Di Cristiano Ranieri ©Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.

I risultati di entrambi gli studi speleologici sul Traiano e sul Paolo saranno presentati al Congresso Internazionale di Speleologia in Cavità Artificiali “Hypogea 2015” che si terrà a Roma tra il 12 e il 17 marzo 2015.

HYPOGEA2015

 International Congress of Speleology in Artificial Cavities

HYPOGEA2015

Italy, Rome March 11/17, 2015

 Official website: http://hypogea2015.hypogea.it

 

Acquedotto Claudio. Foto Antonio De Paolis.

Underground World of Archaeological and Anthropological interest

Artificial Cavities/Underground Cities and Cliff-Dwellings/

Archaeological Hypogea/Caves of Anthropic Use

Underground Hydraulic Structures of Ancient World/Research Practices and Documentation

The main object of congress is to exchange the experience acquired at the international and national level in the field of speleological and speleo-underwater research in artificial hypogea (works of anthropogenic origin and of archaeological-historical interest), the promotion of the underground historical and cultural heritage, its safeguard and exploitation.

The INTERNATIONAL THEMATIC SESSIONS, which are the main topic of the congress, will deal with the speleological studies undertaken in the international field during the course of shared archaeological missions (Archaeology), the definition of  international standards thanks to the adoption of cartographic symbols (Cartography), the adoption of a sharable world web site (UIS) connected to the “Register of Artificial Cavities” and the comparison between typologies of artificial cavities which have been extensively studied (Typology). The sessions will also provide the possibility of an initial analysis of the legislation presently active in different countries (Legislation) and of enlarging at an international level important Italian projects on artificial cavities, such as the Map of Ancient Aqueducts (Documentation).

Before the congress, there will be a Round Table between Speleologists, experts and Organisations responsible for the environment, history and cultural heritage in Italy to discuss the standards, valorisation and risks of artificial cavities. For example damage, pollution and the presence of illegal activities; systematic control of the combined historical, cultural and archaeological factors in view of knowledge and protection; underground itineraries for tourists; analysis of the condition of the art treasures through an initial census of the Italian and European underground structures of touristic interest; analysis of the implications on jobs and eventual permissions of exploitation of the artificial cavities, due to their cultural and historical importance.

During the Congress, GUIDED TOURS to hypogea and archaeological sites of special interest in Rome will be organised. EXCURSIONS will be organised after the Congress. Exposition areas will be open in the Congress hall. Information concerning the underground archaeological sites of Rome open to the public will be available at the front-desk. Visits of undergrounds of speleological interest in the region of Latium and Umbria will be arranged after the Congress (personal equipment is required).

 Scientific Committee

Kyung Sik WOO – Republic of Korea (President UIS)

George VENI – USA (Vice President UIS)

Fadi NADER – Lebanon (Secretary General UIS)

Mario PARISE – Italy (President Artificial Cavities Commission UIS)

Mladen GARAŠIČ – Croatia (Working Group UIS: Caver’s Multi-Lingual Dictionary)

Philipp HÄUSELMANN – Switzerland (Working Group UIS: Survey and Mapping)

Boaz ZISSU – Israel (Member of Artificial Cavities Commission UIS)

Michele BETTI – Italy (President Artificial Cavities Commission of the Italian Speleological Society).

Roberto BIXIO – Italy (Artificial Cavities Commission UIS)

Vittoria CALOI – Italy (CNR, Centro Ricerche Sotterranee Egeria)

Sossio DEL PRETE – Italy (Editor of Opera Ipogea – Journal of Speleology in Artificial Cavities)

Andrea DE PASCALE – Italy (Archeologist, Curator Archeological Museum of Finale – Artificial Cavities Commission SSI)

Carla GALEAZZI Italy (Member Artificial Cavities Commission UISCentro Ricerche Sotterranee Egeria)

Mario MAZZOLI – Italy (General Manager A.S.S.O.)

Adriano MORABITO – Italy (President of Roma Sotterranea)

Roberto NINI – Italy (Archeologist, Utec/Subterranea)

Simone SANTUCCI – Italy (Roma Sotterranea)

Stefano SAJ – Italy (Architect, Centro Studi Sotterranei)

Cristiano RANIERI – Italy (Archeologist, Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio)

 

Organizing Committee

A.S.S.O – EGERIA CENTRO RICERCHE SOTTERRANEE – ROMA SOTTERRANEA

Carla Galeazzi (Presidente, EGERIA Centro Ricerche Sotterranee)

Vittorio Colombo (Roma Sotterranea)

Massimo D’Alessandro (A.S.S.O.)

Sandro Galeazzi (EGERIA Centro Ricerche Sotterranee)

Carlo Germani (EGERIA Centro Ricerche Sotterranee)

Luigi Manna (Gruppo Speleologico Cudinipuli)

Maria Teresa Pilloni (A.S.S.O.)

Elena Silvestro (Roma Sotterranea)

Marco Vitelli (A.S.S.O.)

Elena Volpini (Roma Sotterranea)

Proceedings

The proceedings will be published as addendum to the journal Opera Ipogea – Journal of Speleology in Artificial Cavities, (Italian Speleological Society, ISSN 1970-9692, http://www.operaipogea.it).

Contacts

To submit contributions:    contributions2015@gmail.com

SPONSOR:  UIS  International Union of Speleology – SSI Società Speleologica Italiana

SPONSOR TECNICI: 

Associazione Culturale Subterranea

Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio

Gruppo Storico Romano

MEDIA PARTNERS:

Associazione Scintilena – Notiziario di Speleologia http://www.scintilena.com/

Rome Insider http://www.romeinsider.it/

Registration

The Discounted Fee Due By: September 30th, 2014

Registration Closing Date: March 1st, 2015

 

Acquedotto Augusteo e Crypta Neapolitana: nuove esplorazioni speleologiche

Il 3 Marzo 2014 alle ore 10.30, presso la sala didattica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, gli speleologi Graziano Ferrari e Raffaella Lamagna presenteranno i risultati ottenuti dall’esplorazione della Crypta Neapolitana.

La cavità in questione trafora la collina di Posillipo per la lunghezza di circa 700 metri collegando Piedigrotta a Fuorigrotta; era il più importante tunnel di collegamento scavato in antichità, probabilmente in epoca romana, situato tra l’antica Neapolis ed il grande centro economico-militare di Puteoli.

La galleria ha mantenuto la sua funzione di collegamento fino all’inizio del XX secolo quando, a causa di ripetuti dissesti, è stata definitivamente chiusa al traffico. Ciò ne ha impedito sia l’impiego infrastrutturale sia la fruizione culturale. Recentemente sono stati definiti progetti di riqualificazione, restauro e valorizzazione della galleria. A causa della sua chiusura e all’utilizzo di ulteriori gallerie stradali e ferroviarie, si è anche persa la conoscenza del tratto dell’Acquedotto Augusteo che correva parallelo alla Crypta. L’Acquedotto Augusteo era il principale sistema idraulico della Campania romana e trasportava l’acqua delle sorgenti di Serino fino alla Piscina Mirabile di Miseno, rifornendo lungo il percorso le città di Pompei, Nola, Acerra, Napoli, ma soprattutto le strutture termali puteolane e baiane, le installazioni militari e le ville dei notabili romani e degli imperatori. Le sorgenti di Serino tuttora forniscono una grande percentuale dell’approvvigionamento idropotabile della città di Napoli.

Grazie alle autorizzazioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, della Soprintendenza per i Beni Architettonici per Napoli e Provincia e del Servizio Patrimonio Artistico e Beni Culturali del Comune di Napoli, è stato possibile effettuare uno studio del tratto di Acquedotto Augusteo posto a lato della Crypta, nel quadro di un piano più ampio con l’obiettivo di riaccendere l’attenzione sul tratto flegreo dell’acquedotto antico e di riscoprire cosa di esso sia ancora presente sul territorio. Sono stati effettuati un rilievo completo della Crypta con tecniche speleologiche ed una livellazione per determinare i rapporti spaziali tra la galleria principale e lo speco dell’acquedotto. Sono stati identificati 18 spiragli di accesso all’acquedotto, regolarmente distanziati come prescritto dalla letteratura antica. Sono stati presi in considerazione anche studi di

tipo naturalistico: la cavità è infatti un ambiente a forte ventilazione stagionale con impatto sul chimismo del tufo. Si intende effettuare lo studio delle incrostazioni calcaree lasciate dal passaggio dell’acqua di Serino durante il periodo di funzionamento dell’acquedotto.

Lo studio delle concrezioni permette la datazione del periodo di deposizione. La ricerca è stata possibile grazie alla collaborazione di speleologi che insieme agli autori hanno dedicato il loro tempo libero allo studio ed alla conoscenza di un luogo tanto celebre nell’antichità quanto poco conosciuto attualmente (Berardino Bocchino, Rossana d’Arienzo, Ivana Guidone, Elena Rognoni, Rosario Varriale).

In sintesi, queste ricerche permettono di ottenere informazioni utili per la comprensione del popolamento antico dell’area flegrea e possono contribuire alla valorizzazione di due eccezionali monumenti dell’antichità, che caratterizzano l’area napoletana e flegrea: la Crypta Neapolitana e l’Acquedotto Augusteo di Serino.

“Lapis specularis, il vetro di pietra”: è ora anche un film.

Il lapis specularis è un gesso secondario, a grandi cristalli trasparenti, facilmente suddivisibile in lastre piane dello spessore desiderato quando viene tagliato lungo il piano di sfaldatura. Deve il suo nome al fatto che, a partire dall’età romana, è stato utilizzato come elemento trasparente per le finestre. Le attività estrattive del gesso speculare in epoca romana, condotte sia all’interno di grotte profondamente modificate dallo scavo sia con la realizzazione di vere e proprie cavità artificiali, sono state analizzate in un recente convegno tenutosi a Faenza (26-27 settembre 2013) e oggetto di una mostra a Zattaglia (Brisighella, 27 settembre 2013 – 15 gennaio 2014).

Abbiamo realizzato il filmato intitolatoLapis specularis, la luminosa trasparenza del gesso con l’intento di documentare tale particolare aspetto dell’utilizzo del gesso, narrando un materiale, un luogo (la Grotta della Lucerna), un ambiente carsico (quello dei Gessi) e le genti che vi hanno vissuto, ponendo come tema centrale del racconto la frequentazione umana delle cavità oggetto di estrazione e giocando sul continuo confronto fra gli antichi cavatori romani e il moderno speleologo.

Il DVD, realizzato dal GSB-USB e dallo Speleo GAM Mezzano col finanziamento della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna, ha ricevuto una menzione speciale allo Hells Bells Speleo Award 2014 ed è arricchito da ulteriori contenuti: foto panoramiche della Grotta della Lucerna (il principale sito estrattivo), un breve filmato girato nel momento della sua scoperta e una più dettagliata spiegazione delle cavità ad oggi note in cui sono visibili le tracce di estrazione del lapis specularis.

È possibile ricevere il DVD versando un contributo di 6,00 Euro per le spese di confezionamento e spedizione sul c.c. intestato all’Unione Speleologica Bolognese c/o UNICREDIT BANCA S.p.A. Filiale di Bologna Piazza Aldrovandi Cod IBAN: IT02G0200802457000002749208 inviando una mail con le generalità, l’indirizzo del destinatario e l’attestazione del versamento a d.demaria@tin.it.

Gli utilizzi del lapis specularis

Diversi scrittori antichi ci raccontano dei differenti usi a cui poteva essere sottoposto il gesso speculare. Oltre a quello più diffuso per le finestre delle abitazioni, lo stesso materiale era impiegato anche nelle lettighe, nonché per realizzare la copertura di piccoli canestri in cui coltivare ortaggi nel periodo invernale. I cristalli, frantumati e ridotti in scaglie di piccole dimensioni, venivano disseminati sulla superficie del Circo Massimo a Roma per ottenere un particolare effetto ottico durante i giochi. Trattandosi di un gesso assolutamente puro, dalla sua cottura si otteneva infine la scagliola vera e propria, utilizzata per realizzare stucchi, le statue decorative degli edifici e le cornici. La polvere trovava inoltre applicazione in campo medico, bevuta nel vino contro la dissenteria e sparsa sopra le piaghe per facilitare la rigenerazione della carne, nonché nella cosmesi femminile, dove era impiegata come cipria.

I luoghi di estrazione

È Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, ad indicarci le principali aree in cui veniva estratta la pietra speculare: “Un tempo la produceva solo la Spagna Citeriore; ora si trova anche a Cipro, in Cappadocia e in Sicilia; poco fa si è scoperta anche in Africa. Comunque a tutte queste è da preferire quella di Spagna; le pietre di Cappadocia sono di dimensioni molto grandi, ma di colore scuro. Anche nella zona di Bologna, in Italia, se ne trovano piccole vene che sono incassate all’interno del gesso”.

Negli ultimi anni, all’interno della Vena del Gesso Romagnola, sono stati individuati diversi punti in cui, a partire dall’età romana, è stato praticato lo scavo del gesso speculare. La prima scoperta, effettuata dallo SpeleoGAM di Mezzano nel 2000, è quella relativa all’importante sito archeologico-estrattivo della Grotta della Lucerna. Ad essa sono seguiti, in rapida successione, i ritrovamenti e la rivisitazione di altre piccole cavità che presentavano analoghi segni di scavo. Tali ricerche stanno delineando un quadro sempre più preciso relativo a questa singolare attività estrattiva.

La Grotta della Lucerna

Questa cavità naturale, situata sulle pendici meridionali di Monte Mauro, è stata oggetto di attività di scavo in età romana, che hanno comportato l’allargamento di diversi rami della grotta e la realizzazione di gallerie artificiali per la ricerca e l’estrazione del gesso speculare, seguendo la rete di fratture contenenti questo particolare minerale trasparente. L’aspetto naturale della grotta è stato pertanto assai modificato dalla attività estrattiva.

Il rinvenimento, all’interno della cavità, dei frammenti di tre lucerne e di una moneta dell’imperatore Antonino Pio consente di datare la frequentazione di questo sito attraverso un arco temporale abbastanza esteso, fra il I-II e il IV-VI secolo d.C. Questo dato cronologico, assieme ad altre considerazioni legate alle caratteristiche della cava, induce a ritenere che l’attività estrattiva del gesso speculare avesse carattere di saltuarietà e fosse praticata da un numero ristretto di persone.

Le operazioni di scavo, avvenute seguendo la giacitura del gesso speculare lungo fratture per lo più verticali, hanno condotto alla realizzazione di gallerie piuttosto strette (50-60 cm) e alte fino a 4-5 metri. Vi si possono rinvenire in più punti le nicchie atte ad ospitare le lucerne (unica fonte di illuminazione sotto terra) e altri incavi destinati a sostenere piccole traverse di legno usate come scala per scendere e risalire lungo i tratti verticali.

Il rilievo di dettaglio delle strutture permette di apprezzare la perizia delle maestranze nella esecuzione dello scavo, praticato tramite diverse tipologie di scalpelli, con particolare attenzione al mantenimento della regolarità della sezione. In diversi punti, partendo dai solchi lasciati nella roccia gessosa, è possibile ricostruire le strutture lignee atte ad ospitare sistemi di carrucole, la cui funzione era quella di agevolare il sollevamento del materiale scavato e il suo trasporto verso l’esterno.

Danilo Demaria