Lapis Specularis

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IV Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica

Dopo la recente proiezione alla XXV Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, il video sulle cave romane di Lapis specularis sarà presente, su invito degli organizzatori, alla IV Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, che si svolgerà dal 6 al 9 novembre prossimi a Licodia Eubea (CT).

Ulteriori informazioni e il programma completo della manifestazione sono disponibili al sito:

www.rassegnalicodia.it

programma Licodia Eubea copia br

 

Il lapis specularis in Spagna

Fig. 6 – I grandi cristalli di specularite, oggetto di estrazione e di successiva lavorazione per ricavarne lastre trasparenti per le finestre (foto P. Lucci).

Dopo il convegno tematico sul lapis specularis tenutosi a Faenza lo scorso settembre, la collaborazione sviluppata con gli studiosi spagnoli ci ha condotto ad effettuare, dal 16 al 18 maggio 2014, una breve ma intensa visita nella zona di Huete (Castilla – La Mancha). A farci da guida sono stati Juan Carlos Guisado di Monti, María José Bernárdez Gómez, Fernando Villaverde Mora e gli altri appartenenti dell’associazione Cien Mil Pasos, che da vent’anni studiano l’attività estrattiva in età romana di questa particolare cristallizzazione gessosa.

La penisola iberica è stata infatti il fulcro dell’estrazione, lavorazione e commercializzazione del gesso speculare, tanto che ad oggi sono già centinaia i siti ipogei noti ed indagati da questo gruppo di lavoro. Abbiamo avuto pertanto l’occasione di scendere in alcune fra le più grandi ed interessanti cave nei dintorni di Carrascosa del Campo (Mina la Mudarra, Mina Aguaciar, Mina Maximo Parrilla e Mina Ranal). Le evaporiti di questa formazione risalgono a circa 10 milioni di anni fa e si sono deposte all’interno di un ampio bacino della Spagna centrale, al cui centro si trova l’antica città di Segobriga (fig. 1).

I gessi si presentano spesso sotto forma microcristallina, di colore bianco, dando origine ad affioramenti caratterizzati da morfologie dolci, collinari, in un contesto ambientale marcato da scarsa e bassa vegetazione (fig. 2).

Assai interessante è la presenza dello sparto (fig. 3), una pianta tipica degli ambienti aridi, che si rinviene strettamente associata agli ingressi delle antiche mine, ed era utilizzato dai cavatori per intrecciarvi corde, sandali, ginocchiere e ceste per il trasporto del materiale estratto. Gli scavi in ipogeo effettuati dai ricercatori spagnoli hanno consentito il recupero di diversi manufatti di questo tipo.

Altrettanto singolare è il contesto in cui si rinviene il gesso speculare. Questa mineralizzazione secondaria riempie infatti dei vuoti carsici, in parte sviluppati lungo fratture della roccia, in parte evolutisi in grandi lenti, di dimensioni plurimetriche. A questo primo ciclo proto-carsico ha fatto seguito una seconda fase, in cui le differenti condizioni di circolazione idrica hanno portato allo sviluppo di canali di volta e pendenti (fig. 4).

I cavatori romani, partendo dalla superficie esterna, si sono portati in profondità alla ricerca di queste grandi lenti di specularite, tracciando cunicoli lungo varie direzioni, talvolta seguendo le fratture mineralizzate, talaltra lavorando nel gesso massiccio (fig. 5) fino ad arrivare eventualmente ad intercettare i vuoti carsici, da cui venivano poi estratti i grandi e trasparenti cristalli (fig. 6).

Ne consegue quindi un intreccio assai articolato e affascinante fra cavità naturali ed artificiali: gli ipogei maggiori, come la Mina Ranal, raggiungono i 6 km di sviluppo conosciuto, con coltivazioni praticate su tre distinti piani. Il collegamento fra l’esterno e il primo livello è spesso realizzato tramite pozzi di pochi metri di profondità, mentre diverse brevi discenderie conducono ai livelli via via più bassi. Qui l’attività estrattiva si è svolta in un lungo arco di tempo, compreso fra l’età augustea e quella adrianea. I cunicoli di ricerca sono realizzati con tecniche assolutamente analoghe a quelli delle cave di specularis note nella Vena del Gesso Romagnola e a quelli acquedottistici ricavati in rocce assimilabili, come le arenarie e determinati tufi, aprendo la possibilità di effettuare studi comparati su vasta scala relativamente agli antichi metodi di esploitazione sotterranea (fig. 7).

Insomma, nonostante il poco tempo a disposizione è stata un’ottima occasione per intrecciare e consolidare rapporti fra studiosi di varie discipline (speleologi, archeologi, geologi, ecc.) e per pensare, in maniera anche conviviale e in un intreccio di lingue diverse ma affini, a futuri sviluppi ed iniziative comuni.

Danilo Demaria con Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini, Stefania Cottignoli, Stefano Piastra, Stefano Lugli, Massimiliano Costa e Ivano Fabbri

Per una più ampia panoramica e approfondimenti sul lapis specularis in Spagna: www.lapisspecularis.org

Il vetro di pietra. Il lapis specularis nel mondo romano dall’estrazione all’uso

Faenza (RA) – Un convegno internazionale mette a confronto per la prima volta in Italia esperti di lapis specularis, il vetro di pietra (o pietra di luna) degli antichi romani

giovedì 26 e venerdì 27 settembre 2013, dalle ore 9
al Museo Civico di Scienze Naturali “Malmerendi”
Via Medaglie d’Oro n. 51
Faenza (RA)
Ingresso libero – Info 0546.662425 – 338.1600208

Diafano come il ghiaccio, trasparente come l’aria più pura, lapis duritia marmoris,  candidus atque translucens, per usare le parole di Plinio nella Naturalis Historia, il lapis specularis è un minerale affascinante. Derivato del gesso, ha la caratteristica di sfogliarsi in strati abbastanza sottili da far passare la luce, presentando quindi le stesse peculiarità del vetro.
I Romani ne facevano ampio uso e passeggiando per Ercolano o Pompei è ancora possibile vedere alcune finestre chiuse da lastre di questa pietra. Sempre nella Naturalis Historia (XXXVI, 160- 161), Plinio indica le principali cave di lapis nel bacino del Mediterraneo: Turchia, Tunisia, Cipro, Italia -vicino a Bologna e in Sicilia- e Spagna, in particolare la Spagna Citerior, nell’area che circonda la città di Segóbriga.
Non è dunque per scarso utilizzo quanto piuttosto per mancanza di considerazione da parte del mondo scientifico se questa pietra è poco o nulla conosciuta in Italia.
Il convegno internazionale “Il vetro di pietra. Il lapis specularis nel mondo romano dall’estrazione all’uso”, in assoluto il primo in Italia su questo argomento, vuole colmare questa lacuna.
Organizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e dal Parco della Vena del Gesso Romagnola, il convegno si terrà il 26 al 27 settembre nel Museo Civico di Scienze Naturali “Malmerendi” di Faenza (RA) e riunirà archeologi, speleologi, storici e geologi, avvalendosi della partecipazione degli archeologi spagnoli del progetto “Cienmil pasos alrededor de Segóbriga“ che illustreranno la decennale esperienza maturata nelle cave di lapis della zona vicino a Segóbriga, non lontano da Madrid.
Al termine del convegno, sarà inaugurata (ore 18.30) nel Centro “M. Guaducci” di Zattaglia in Via Provinciale, località Zattaglia, a Brisighella (RA), la mostra “Il vetro di pietra. Il lapis specularis nel mondo romano: dall’estrazione all’uso” (27 settembre – 15 dicembre), con una ricostruzione storica a cura dell’Equipo Lapis Specularis, sulla lavorazione del lapis in età romana.
L’esposizione sarà incentrata sui materiali archeologici di epoca romana rinvenuti all’interno della Grotta della Lucerna e durante lo scavo dell’edificio romano di Ca’ Carnè, nel Parco della Vena del Gesso Romagnola, a cui si aggiungono i reperti recuperati nel corso di ricerche di superficie o di scoperte occasionali nel territorio del parco. La mostra sarà integrata dalle ricostruzioni didattiche degli indumenti e delle attrezzature dei minatori romani.

Programma del Convegno

GIOVEDÌ 26 SETTEMBRE 2013
ore 9,00 Saluti istituzionali
Filippo Maria Gambari, Soprintendente per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna
Luciana Garbuglia, Presidente dell’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna
Giovanni Malpezzi, Sindaco di Faenza

Apertura del Convegno (Massimo Isola, Assessore alla Cultura del Comune di Faenza)

Il lapis specularis nel mondo romano
ore 10,00 – Chiara Guarnieri
Il lapis specularis nel mondo romano: dall’estrazione all’uso: le ragioni di un convegno
ore 10,20 – María José Bernárdez Gómez, Margarita Díaz Molina, Juan Carlos Guisado di Monti
Las Explotaciones mineras romanas de lapis specularis en la Hispania Citerior y su contexto arqueológico en el Imperio romano
ore 10,40-11,20 Pausa caffè
ore 11,20 – Gabriella Poma
Aspetti giuridici e legislativi della gestione delle cave
ore 11,40 – Claudia Tempesta
Quod vitri more transluceat. Il lapis specularis nella testimonianza delle fonti
ore 12,00 – María José Bernárdez Gómez, Juan Carlos Guisado di Monti, Alejandro Navares Martín, Fernando Villaverde Mora
Métodos de trabajo aplicados al estudio de la minería del lapis specularis desde el ámbito de la espeleología
ore 12,20-13,00 Discussione
ore 13,00-15,00 Pranzo

Le cave di lapis specularis nel bacino del Mediterraneo
ore 15,00 – María José Bernárdez Gómez, Emilio Guadalajara Guadalajara, Juan Carlos Guisado di Monti, Alejandro Navares Martín, Fernando Villaverde Mora
Las minas romanas de lapis specularis de la Mora Encantada (Torrejoncillo del Rey), Máximo Parrilla (Saceda del Río-Huete) y el Pozolacueva (Torralba) en Cuenca, como activos patrimoniales y turísticos
ore 15,20 – Andrea Benassi
Ad Speculum: brevi note da una survey alla ricerca di siti e modalità estrattive di lapis specularis nella provincia dell’Africa Proconsolare
ore 15,40 – Domenica Gullì
La grotta Inferno presso Cattolica Eraclea (AG). Una miniera di età romana di lapis specularis
ore 16,00 – Danilo De Maria
La Lucerna di Plinio
ore 16,20 – Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini
Le miniere di lapis nella Vena del Gesso romagnola: scoperta, esplorazione e rilievo
ore 16,20-17,00 Discussione

VENERDÌ 27 SETTEMBRE 2013
La cava della Lucerna e la Vena del Gesso Romagnola
ore 9,00 – Chiara Guarnieri
Indicatori relativi allo sfruttamento della cava della Lucerna: segni estrattivi e materiali archeologici
ore 9,20 – Susy D’Amato, Chiara Guarnieri, Monica Miari, Claudia Tempesta, Claudio Negrelli, Maria Teresa Pellicioni
Indagini archeologiche territoriali nell’area del Parco della Vena del Gesso
ore 9,40 – Chiara Guarnieri, Elisa Brighi, Claudia Tempesta, Maria Teresa Gulinelli
L’edificio di età romana di Cà Carnè
ore 9,40-10,00 Discussione
ore 10,00-10,40 Pausa caffè

Il lapis specularis: rinvenimenti di manufatti nel mondo romano
ore 10,40 – Mariastella Pisapia, Vega Ingravallo
Trasparenze antiche nelle città vesuviane: frammenti di lapis specularis da Pompei e da Ercolano
ore 11,00 – Chiara Guarnieri
Rinvenimenti di manufatti in lapis specularis nelle Provincie Romane
ore 11,20-11,40 Discussione
ore 12,00-12,30 Proiezione filmati
Lapis specularis. Mineria en Hispania di María José Bernárdez Gómez, Juan Carlos Guisado di Monti (7 minuti)
Lapis specularis: la luminosa trasparenza del gesso di Danilo Demaria. Elisa Tinti, Francesco Grazioli (11 minuti)
ore 12,30-14,30 Pranzo

La Vena del Gesso romagnola tra natura e cultura
ore 14,30 – Massimiliano Costa
Il Parco della Vena del Gesso Romagnola
ore 14,50 – Stefano Marabini
La Vena del Gesso Romagnola: nata dal mare e modellata dai fiumi
ore 15,10 – Stefano Piastra
L’attività estrattiva nella Vena del Gesso romagnola. Aspetti paesistici, socio-economici e culturali di una vocazione di lungo periodo
ore 15,30 – Stefano Lugli
Origine e giacitura dei cristalli di lapis specularis nell’area mediterranea
ore 15,50 – Andrea Benassi
Sub specie specularis: osservazioni sul rapporto tra valore d’uso e valore rituale del lapis specularis

Le prospettive per il futuro
ore 16,10 – María José Bernárdez Gómez, Juan Carlos Guisado di Monti, Massimiliano Costa, Chiara Guarnieri
El proyecto Lapis Specularis: una perspectiva europea
ore 16,30-17,10 Discussione

Comunicato stampa a cura di Carla Conti, Ufficio stampa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna
Via Belle Arti n. 52, 40126 Bologna – tel. 051.223773 – 220675 – 224402 – fax 051.227170
e-mail: sba-ero.stampa@beniculturali.it