Abstracts of number 1-2/2020

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Le più antiche mappe geografiche del sottosuolo. Le incisioni dei rilievi delle grotte di Santa Rosalia a Palermo e a Santo Stefano Quisquina (Agrigento).

The oldest underground geographical maps. The engravings of the maps of the caves of Santa Rosalia in Palermo and in Santo Stefano Quisquina (Agrigento province, Sicily, Italy).

Massimo Mancini, Paolo Forti

Riassunto

Si descrivono le più antiche rappresentazioni geografiche del sottosuolo pubblicate a stampa. Si tratta di due rilievi di grotte, quella di Santa Rosalia alla Quisquina in Santo Stefano Quisquina e quella di Santa Rosalia al Monte Pellegrino, entrambe in Sicilia. Tracciati dal gesuita Giordano Cascini, biografo di Santa Rosalia, ed incisi su rame dal belga Van Maelcote Odon, furono stampati per la prima volta nel 1651. I due rilievi precedono di trentadue anni quello del 1683 della Pen Park Hole, considerato fino ad oggi il più antico rilievo di grotta; seguono, invece, di circa 105 anni il primo rilievo a stampa di una cavità artificiale, quello dei Bagni di Tritoli a Bacoli, in provincia di Napoli, pubblicato da Giorgio Agricola nel 1546. Lo straordinario dettaglio all’epoca dedicato dal Cascini ai disegni dei rilievi delle grotte di Santa Rosalia, sebbene realizzati per fini differenti da quelli strettamente speleologici o più ampiamente geografici, fa di questi antichi documenti le prime vere e proprie mappe geografiche del sottosuolo pubblicate a stampa. Se ne descrive il contesto storico e sociale durante il quale furono realizzati, con riferimenti alle opere nelle quali furono pubblicati, all’autore e all’incisore.

Parole chiave: antiche mappe geografiche, sottosuolo, grotte di Santa Rosalia, Sicilia.

Abstract

The oldest printed maps of natural caves are presented. They refer to Santa Rosalia alla Quisquina in Santo Stefano di Quisquina and Santa Rosalia al Monte Pellegrino natural caves, both in Sicily. Traced by the Jesuit Giordano Cascini, biographer of S. Rosalia, and engraved by the Belgian Van Maelcote Odon on a copper plate, they were printed for the first time in 1651. These two maps are thirty-two years older than that of the Pen Park Hole (1683), considered to date the oldest cave map ever printed. However, Giorgio Agricola in 1546, some 105 years before, printed the first sketch of an artificial cavity, the Bagni di Tritoli in Bacoli in the province of Naples. The extraordinary detail dedicated by Cascini to the drawings of the caves of Santa Rosalia, although they were made for other than those strictly speleological or more widely geographic purposes, makes these ancient documents the first published real geographic maps of the underground. The historical and social context during which they were made is described, with references to the book in which they were printed, as well as to the author and the engraver.

Keywords: oldest geographic maps, underground, caves of Santa Rosalia, Sicilia.

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Attualità dei sistemi idrici ipogei di raccolta delle acque piovane

Modernity of rain harvesting underground systems

Paolo Madonia, Marianna Cangemi, Ygor Oliveri

Riassunto

I sistemi ipogei di drenaggio e raccolta delle acque meteoriche sono una tipologia di opera idraulica con una storia pluri­millenaria, ancora adoperata nel presente, e con prospettive di rilancio futuro di notevole interesse nell’ambito della con­versione alla cosiddetta “green economy”. Un aspetto importante ai fini delle possibilità di utilizzo antropico di antichi sistemi idraulici di questo tipo, riguarda le in­terazioni chimiche tra le acque meteoriche e le rocce nelle quali questi sistemi sono realizzati, con particolare riferimento al raggiungimento di possibili limiti delle concentrazioni massime ammesse degli elementi potenzialmente tossico-nocivi per la salute umana. Nel presente lavoro, dopo una rassegna delle principali tipologie litologiche che caratterizzano questi sistemi vengono discusse, sulla base di misure dirette e di composizioni teoriche derivate da dati di letteratura, le caratte­ristiche chimiche delle acque da essi raccolti e le potenzialità di utilizzo per usi di tipo antropico.

Parole chiave: acque meteoriche, chimismo, elementi tossico-nocivi, sistemi ipogei di raccolta.

Abstract

The underground systems for catchment and storage of meteoric water are a type of hydraulic works with a multi-millenary history, presently used, and with very interesting future perspectives in the framework the conversion to the “green econo­my”. An interesting topic, related to the possible anthropic reuse of ancient meteoric water collection and storage systems, is the evaluation of the chemical interactions between water and the rocks inside which these systems are carved, and the possible superseding of maximum admitted concentrations of chemical species potentially toxic or noxious for human health. In this work, after a review of the lithological nature of these systems, we discuss the chemical character of the water they collect, using direct measures and theoretical data from the literature, giving indications for its possible anthropic uses.

Keywords: meteoric water, chemistry, toxic-noxious elements, underground collection system.

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La pratica dei sistemi d’acqua sotterranei “ingruttati” nella Piana di Palermo e analisi della terminologia di riferimento.

The practice of the underground water systems ingruttati of the Piana di Palermo (Sicily, Italy) and analysis of reference terminology.

Pietro Todaro

Riassunto

L’autore illustra nell’articolo i risultati di una ricerca sui sistemi d’acqua sotterranei tradizionali del Palermitano, descri­vendoli nella loro evoluzione storica, funzionalità idrogeologica e idraulica. In questo contesto, sono presentati gli schemi concettuali dei principali sistemi d’acqua riscontrati. Si tratta di pratiche poco documentate e codificate da una tecnica idraulica scritta, tramandate soprattutto dalle testimonianze orali dei picuniaturi (cavatori di pozzi) e dai funtaneri o mastri d’acqua (praticanti e gestori dell’acqua). Questi furono in grado di rivisitare e adattare all’ambiente climatico e geologico della Piana di Palermo le conoscenze tecniche che arrivarono in Sicilia dall’antica Persia attraverso gli sviluppi storici e il dominio di Romani e Arabi. Solo di recente con l’analisi comparativa dei dati idrogeologico-idraulici e delle indagini speleo-topografiche, sistematici e coordinati, è stato possibile studiare e approfondire il meccanismo di funzionamento e definire in dettaglio i diversi tipi di sistemi cunicolari presenti nel sottosuolo, spesso indicati “tout court” col termine suggestivo di qanāt.

Parole chiave: qanāt, ingruttati, pozzi allaccianti, testa d’acqua.

Abstract

The author illustrates in this article the results of a research on traditional underground water systems of Palermo, describ­ing them in their historical evolution, hydrogeological and hydraulic functionality. In this context, the conceptual schemes of the main water systems are presented. These practices are poorly documented and codified by a written hydraulic tech­nique, handed down mainly through the oral testimonies of picuniaturi (miners of wells) and by funtaneri or water mastri (practitioners and water managers). These were able to revisit and adapt to the climatic and geological environment of the Piana di Palermo the technical knowledge that arrived in Sicily from ancient Persia through the historical developments and domination of Romans and Arabs. Only recently with the comparative analysis of hydrogeological-hydraulic data and of the speleo-topographic surveys, systematic and coordinated, It has been possible to study and deepen the mechanism of operation and to define in detail the different types of water galleries present in the subsoil, often indicated “tout court” with the suggestive term of qanāt.

Keywords: qanats, ingruttati, “connected wells” (pozzi allaccianti), head of water.

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Il qanat di Villa Riso (Palermo, Sicilia)

The Villa Riso qanat (Palermo, Sicily, Italy)

Giuseppe Avellone, Marco Vattano, Giuliana Madonia, Cipriano Di Maggio

Riassunto

Durante i lavori di ristrutturazione del complesso edilizio di Villa Riso, villa storica ubicata nell’area della Piana dei Colli (Palermo), sono state applicate tecniche di prospezione georadar e di ispezione diretta che hanno permesso di rinvenire un cunicolo drenante di tipo qanat nel sottosuolo della corte antistante la villa. La presenza di cunicoli drenanti al di sotto di antiche ville è frequente in questo settore della città di Palermo, ma la possibilità di accedervi diventa sempre più diffi­coltosa, a causa del loro cattivo stato di conservazione.

Il qanat di Villa Riso presenta la classica struttura dei qanat della Piana dei Colli, dai quali, tuttavia, si differenzia per la presenza di una grande cisterna di raccolta delle acque localizzata nella parte mediana del cunicolo. Nel presente lavoro viene effettuata una descrizione dell’ipogeo, delle sue caratteristiche costruttive, delle peculiarità geologiche della roccia in cui è scavato e delle sue attuali condizioni di conservazione.

Parole chiave: qanat, Villa Riso, Piana dei Colli, Palermo.

Abstract

During the renovation of Villa Riso, a historic complex located in the Piana dei Colli area (Palermo), a qanat-type under­ground draining tunnel was found. In this sector of Palermo, the presence of qanat below important historical villas is fre­quent but often their access is hard because of the poor conservation conditions. The qanat of Villa Riso shows the classic structure of the qanat in the Piana dei Colli, from which, however, it differs for the presence of a large water cistern located in the middle part of the tunnel. The detailed description of the qanat, showing its structure and its conservation conditions, and geological features of the rock in which it carved are displayed in this paper.

Keywords: qanat, Villa Riso, Piana dei Colli, Palermo.

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Indagini preliminari sui sistemi di approvvigionamento idrico nell’area dell’Insula I di Capo Boeo (Marsala, Sicilia occidentale).

Preliminary investigations on water supply systems in the Insula I area of Capo Boeo (Marsala, Western Sicily, Italy).

Laura Schepis, Pietro Valenti, Marco Vattano

Riassunto

L’Insula I di Capo Boeo, Domus romano-imperiale nel Parco Archeologico di Marsala (TP), appare oggi occupata da un’u­nica abitazione del III sec. d.C. La Domus era circondata da un peristilio con colonne che bordavano un giardino interno, attorno al quale si aprivano gli ambienti di rappresentanza, arricchiti da dettagli di alta qualità realizzativa come stucchi, mosaici e terme. In questo sito di indubbia importanza regionale, sono stati effettuati approfonditi studi mirati a rilevare e analizzare le antiche strutture, a proporre ipotesi ricostruttive e identificare la funzione dei vari ambienti. Nell’ambito di questi studi, autorizzati dal Polo Regionale di Trapani e Marsala per i Siti Culturali e della Direzione del Parco Archeologico, sono state effettuate indagini nelle cavità artificiali dell’Insula I. Gli ipogei indagati, adibiti alla raccolta o drenaggio dell’ac­qua, spesso risultano impermeabilizzati con malte in cocciopesto sia nelle pareti che, occasionalmente, anche nella volta.

Parole chiave: Insula I, Marsala, cisterna, cavità artificiali.

Abstract

The Insula I of Capo Boeo, a Roman-imperial Domus in the Archaeological Park of Marsala (Trapani province), now ap­pears to be occupied by a single house from the III century A.D. The Domus was surrounded by a peristyle with columns that bordered an inner garden, around which the reception rooms opened, enriched with high-quality details such as stucco, mosaics and thermal baths. In this site of great importance, in-depth studies have been carried out aimed to detect­ing and analyzing the ancient structures, proposing reconstructive hypotheses, and identifying the function of the various sectors. As part of these studies, authorized by the Regional Pole of Trapani and Marsala for the Cultural Sites and the Direction of the Archaeological Park, investigations were carried out into the man-made cavities of the Insula I. The investi­gated cavities, used for collecting or draining water, often are waterproofed with cocciopesto mortars both in the walls and, occasionally, at the roof.

Keywords: Insula I, Marsala, cistern, man-made cavities.

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Paolazzo: un acquedotto a tre strati (Noto – Canicattini Bagni, Siracusa).

Paolazzo: a three layers aqueduct (Noto – Canicattini Bagni, Siracusa province, Italy). Paolo Cultrera, Luciano Arena

Riassunto

L’acquedotto Paolazzo, dalla sua realizzazione, ha attraversato almeno tre fasi temporali subendo parziali e/o importanti modifiche: al percorso ed alla modalità di conduzione dell’acqua, da pelo libero a condotta in pressione. È costituito pre­valentemente da trincee già coperte da lastre di calcare, ma notevoli tratti si sviluppano in galleria. Questo lavoro riporta le evidenze riscontrate nel primo tratto, ancora in esercizio dopo gli interventi del 1930. Di maggiore interesse è lo studio dell’antico tracciato a valle, rimasto abbandonato, che percorre pareti di burroni per raggiungere utenze finora solo ipotiz­zate. È stato riscoperto ed esplorato quello che rimane dell’acquedotto e ricostruito il percorso che attraversa siti di note­vole interesse archeologico. Nonostante la frammentarietà dei dati si è cercato di eseguire un’analisi del sistema idrico, sia tramite le strutture accertate e definite sia con il supporto di osservazioni e indizi che possono servire a convalidare le ipotesi.

Parole chiave: acquedotti, opere idrauliche, Noto, Canicattini Bagni, Siracusa.

Abstract

Paolazzo aqueduct, from its realization to today, passed trough at least three time steps. In this rather long time interval this aqueduct underwent partial and/or heavy modifications, to the path and modality of wather conduction, from free flow to under pressure. This work presents the findings noted in the first part of the aqueduct, still in operation after modifications performed in 1930. More interesting is the documentation collected on the area below, left to rather complete neglection where the track of the oldest aqueduct runs along the walls of ravines to get to until now just assumed users. From the specific local explorations, carried out with speleological techniques too, it emerges, moreover, a remarkable concentra­tion of ancient evidences consisting of splinters of antique pottery and rock-cut works, studied by specialists since 1900. We found and explored what’s left of the aqueduct and reconstructed the route in detail. Despite the fragmentary data, we tried to perform an analysis of the water system, through the structures established and defined and with the support of observations and indications which may serve to validate the assumptions.

Keywords: aqueducts, hydraulic works, Noto, Canicattini Bagni, Siracusa.

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Antiche strutture di trasporto idrico nel sottosuolo etneo (Catania, Sicilia).

Ancient water pipes in Etna’s underground (Catania province, Sicily, Italy).

Gaetano Giudice, Francesco Politano, Alfio Cariola

Riassunto

Il presente lavoro rappresenta un primo contributo di una più ampia ricerca che il Centro Speleologico Etneo conduce da alcuni anni nella città di Catania e nella provincia per individuare antiche fonti di approvvigionamento e di trasporto idrico. Saranno presentate due condotte ipogee che hanno la peculiarità di essere state scavate sotto antiche colate laviche poggianti sul preesistente substrato di natura argillosa.

Parole chiave: condutture d’acqua, qanat, cavità artificiali, Catania, sottosuolo, Etna.

Abstract

This work represents a first contribution to a wider research, conducted in the last years by Centro Speleologico Etneo in Catania town and province, to find ancient water supply and pipes. Some underground structures are shown, with the peculiarity of being excavated under ancient lava flows, at the interface with pre-existent clayey substrate.

Keywords: water pipes, qanat, artificial cavity, Catania, underground, Etna.

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Indagini speleologiche preliminari sui sistemi di approvvigionamento idrico di acque meteoriche nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Agrigento (Sicilia).

Preliminary speleological investigations on the water supply systems of rainwater in the area of the former psychiatric hospital in Agrigento (Sicily, Italy).

Giuseppe Lombardo, Giovanni Noto, Marco Interlandi, Elisabetta Agnello, Eugenio Vecchio, Giovanni Buscaglia

Riassunto

L’ex ospedale psichiatrico di Agrigento, imponente struttura realizzata negli anni venti del secolo scorso, rappresenta uno straordinario esempio di architettura del territorio del capoluogo agrigentino. Il complesso edilizio occupa una vasta area della propaggine orientale del tessuto urbano della città di Agrigento. A seguito dei sopralluoghi effettuati in quest’area, già oggetto di studio per la presenza delle cavità artificiali che caratterizzano la zona più alta della Rupe Atenea, sono state notate delle interessanti testimonianze di evidenti canali superficiali scavati nella calcarenite pleistocenica, disposti secon­do un andamento regolare, che confluiscono all’interno di cisterne sotterranee, anch’esse scavate all’interno dell’ammasso calcarenitico. Scopo di tali strutture superficiali era quello di captare le acque di ruscellamento in concomitanza di eventi meteorici e canalizzare tali deflussi all’interno di strutture di accumulo, quali appunto le cisterne sotterranee.

Parole chiave: cavità artificiali, ex ospedale psichiatrico, ipogei di Agrigento.

Abstract

The former Psychiatric Hospital of Agrigento, an imposing structure built in the twenties of the last century, represents an extraordinary example of the architecture of the Agrigento area in southern Italy. The building complex occupies a large area of the eastern branch of the urban fabric of the city of Agrigento. Following the inspections carried out in this area, already under study due to the presence of artificial cavities characterizing the highest area of the “Rupe Atenea”, some interesting evidences of evident superficial canals, excavated in the Pleistocene calcarenite, were noticed. These canals, arranged in a regular pattern, flow into underground cisterns, also dug into the calcarenitic mass. The purpose of these surface structures was to capture surface waters in conjunction with meteorological events and channel these outflows into accumulation structures, such as the underground cisterns.

Keywords: artificial cavities, former psychiatric hospital, hypogea of Agrigento.

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Roma: la valle del Velabro, il Tevere e il canale idraulico dei Tarquini prima della Cloaca Massima.

Rome: the Velabrum valley, the Tiber and the Tarquini’s hydraulic canal before the Cloaca Maxima.

Elisabetta Bianchi, Piero Bellotti

Riassunto

Nel Velabro scorreva lo Spinon, affluente del Tevere, che per piogge estreme poteva raggiungere portate di 10 m3/s. La valle era colmata da limi alluvionali deposti, più che dallo Spinon, dal Tevere che nelle piene ne invadeva la valle.

Dell’opera ipogea, progettata da Tarquinio Prisco e completata da Tarquinio il Superbo per smaltire le acque del Tevere ne resta un tratto sotto il Foro Romano. Le strutture visibili, realizzate in cappellaccio, erano parte di un condotto con due ca­nali paralleli coperti “a falsa volta” che, più volte rimaneggiato, è noto come Cloaca Massima. Nuove ricerche consentono di definire meglio il suo percorso nell’area del Foro e di ipotizzare il corso terminale del condotto prossimo al Tevere, prima delle trasformazioni dell’età repubblicana. La definizione funzionale e tipologica del doppio canale, permette il confronto con opere realizzate, in età arcaica, in altre città del Mediterraneo afflitte da condizioni geomorfologiche che imponevano opere di bonifica.

Parole chiave: Spinon, Tevere, età arcaica, condotti idraulici, opere di regimentazione delle acque, fognature antiche.

Abstract

In the Velabro flowed the Spinon, a tributary of the Tiber, which for extreme rains could reach flow rates of 10 m3/s. The valley was filled with alluvial silts deposed, more than by the Spinon, by the Tiber that flooded the valley. A long stretch of the monumental hypogeum designed by Tarquinius Priscus and completed by Tarquinius Superbus, remains below the Roman Forum. The visible structures, made in cappellaccio, were part of a duct with two parallel tunnels covered with a “false vault” which, reworked several times, is known as Cloaca Massima. New research allows to better define its path in the Forum area, and to hypothesize the terminal trajectory of the conduit closed to the Tiber, before the reworkings of the republican age. The functional and typological definition allows the comparison with double tunnel hydraulic works for water regulation, made in the archaic period in other ancient Mediterranean cities, affected by geomorphological conditions that required reclamation works.

Keywords: Spinon Creek, Tiber River, archaic period, ancient hydraulic systems, works for water regulation, ancient sewers.

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Sedici ponti-acquedotto romani appartenenti ai quattro acquedotti aniensi siti tra Gallicano nel Lazio, San Gregorio da Sassola e San Vittorino di Roma (Roma, Lazio).

Sixteen Roman aqueduct-bridges belonging to the four Aniensi aqueducts located between Gallicano nel Lazio, San Gregorio da Sassola and San Vittorino di Roma (Roma province, Latium, Italy).

Luigi Casciotti

Riassunto

La regione pedemontana occidentale dei Monti Prenestini, compresa tra i comuni di Gallicano nel Lazio (Roma), San Gregorio da Sassola (Roma) e la piccola frazione di San Vittorino del comune di Roma era attraversata in epoca classica da quattro acquedotti, tra i più importanti dell’antica Roma: Anio Vetus (272-269 a.C.), Aqua Marcia (144-141 a.C.), Aqua Claudia e Anio Novus (38–52 d.C.). Tale fascia territoriale, formata da pendici collinari degradanti sulla pianura orientale romana, è caratterizzata dalla presenza di numerosi e paralleli fossi e valloni i cui rivi confluiscono nel fiume Aniene. All’in­terno di molte di queste incisioni vallive sono ancora presenti i resti archeologici di numerosi ponti-acquedotto afferenti ai suindicati acquedotti. Originariamente oltre venticinque, oggi ne restano in sito sedici ed essi rappresentano la più alta concentrazione di antichi ponti-acquedotto romani. È auspicabile, considerato il loro rilevante valore storico-monumentale, una loro valorizzazione al fine di tramandarli nelle migliori condizioni alle generazioni future.

Parole chiave: acquedotti aniensi, incisioni vallive, ponti-acquedotti, pozzi, cippi miliari.

Abstract

The Prenestini Mountains western foothills, between the municipalities of Gallicano nel Lazio (Roma), San Gregorio da Sassola (Roma) and the small fraction of San Vittorino in the municipality of Roma, was crossed in classical times by four Roman aqueducts, among the most important of ancient Roma: Anio Vetus (272-269 BC), Aqua Marcia (144-141 BC), Aqua Claudia and Anio Novus (38-52 AD). This territorial belt, formed by sloping hilly slopes on the eastern Roman plain, is characterized by the presence of numerous and parallel ditches and valleys whose rivers flow into the Aniene river. Inside many of these valley engravings there are still the archaeological remains of numerous aqueduct bridges relating to the above aqueducts. Originally over twenty five, today sixteen remain on site and they represent the highest concentration of ancient Roman aqueduct bridges. It is desirable, given their significant historical-monumental value, their enhancement in order to transmit them on in the best conditions to future generations.

Keywords: aniensi aqueducts, valley incisions, aqueducts-bridges, shafts, milestones.

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Sistema di drenaggio artificiale dei bacini vulcanici Albano e Turno (Lazio): analisi delle modificazioni nel corso dei secoli.

Artificial drainage system of the volcanic basin of Albano and Turno (Latium, Italy): analysis of the modifications of the hydraulic environment over the centuries.

Carlo Germani, Carla Galeazzi, Vittoria Caloi, Sandro Galeazzi

Riassunto

L’emissario del lago Albano (Castel Gandolfo, Roma) è una delle maggiori opere idrauliche dei Colli Albani, oggetto di approfonditi studi speleologici a partire dagli anni ’90 del secolo scorso e, più recentemente, da parte della federazione Hypogea (Albanus Project). Non distante, nei pressi di Pavona (frazione di Castel Gandolfo) un piccolo specchio d’acqua è quel che resta del Lacus Turni, il lago di Turno, anch’esso di origine vulcanica e ben noto ai Romani. Nel diciassettesimo secolo lo specchio d’acqua fu prosciugato, per volere di Papa Paolo V, grazie alla realizzazione di un emissario sotterra­neo. Tuttavia le fonti iconografiche attestano interventi precedenti a tale epoca, nonché un collegamento con l’emissario Albano. Le due strutture probabilmente costituivano un “sistema integrato” analogo al vicino complesso Nemi-Vallericcia. Il contributo analizza le modificazioni dello spazio idraulico compreso tra i laghi di Albano e Turno nel corso dei secoli.

Parole chiave: sistemi idraulici integrati, emissari sotterranei artificiali, lago Albano, emissario Albano, lago di Turno, emis­sario di Pavona.

Abstract

The artificial outflow of Lake Albano (Castel Gandolfo, Rome, Italy) is one of the main hydraulic works of the Alban Hills, subject of detailed speleological investigations since the 1990’s and, more recently, by the Hypogea Federation (Albanus Project). Not far away, near Pavona (hamlet of Castel Gandolfo), a small body of water is what is still preserved of “Lacus Turni”, Lake Turno, also of volcanic origin, well known to the Romans. In the seventeenth century the pond was dried up by Pope Paul V by means of an artificial, partially underground, outflow. However, the iconographic sources suggest interventions prior to that time, as well as a link with the Albano outlet. The two structures probably formed an “integrated system”, similar to the nearby Nemi-Vallericcia complex. The present contribution analyzes the changes occurred over the centuries in the hydraulic environment between the lakes Albano and Turno.

Keywords: hydraulic integrated systems, artificial underground outflows, Lake Albano, artificial underground outflow of Lake Albano, Lake Turno, artificial underground outflow of Pavona.

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Anagni (Frosinone, Lazio): antichi sistemi di captazione delle vene d’acqua sotterranee, loro canalizzazione e immagazzinamento.

Anagni (Frosinone province, Latium, Italy): ancient collection systems of underground water veins, their ducting and storage.

Mara Abbate, Carla Galeazzi, Carlo Germani, Andreas Schatzmann, Elena Alma Volpini

Riassunto

Anagni rappresenta un esempio interessante e complesso di gestione delle risorse idriche nel corso dei secoli a cui gli abitanti hanno dovuto far fronte in seguito alla costante penuria di acqua potabile che ha costituito, fino alla fine dell’Otto­cento, un perenne problema per la città. Le attività di ricerca speleologica nel sottosuolo di Anagni, iniziate nel 2016 grazie al protocollo di intesa siglato fra il Comune e la Federazione Hypogea e portate avanti grazie al rinnovo della convenzione, si sono presto focalizzate sugli antichi sistemi di canalizzazione e immagazzinamento delle acque. I risultati di tali ricer­che si sono rivelati talvolta inattesi, tanto da richiedere un costante riesame dei dati acquisiti in precedenza e un continuo confronto non soltanto con i dati archeologici, tecnico-urbanistici e geologici ma anche con i documenti storici conservati in archivio. Nel corso delle recenti indagini è stato possibile esplorare il sistema di canalizzazione che si dirama sotto l’antica acropoli e che, grazie alla comparazione con alcuni documenti storici, può essere ragionevolmente ritenuto l’antico sistema idraulico del borgo.

Parole chiave: gestione delle risorse idriche, antichi sistemi idraulici, captazioni, canalizzazioni sotterranee, cisterne, Ana­gni.

Abstract

Anagni represents an interesting and complex example of water resource management over the centuries, that the inhabit­ants had to face due to the constant shortage of drinking water which, until the end of the nineteenth century, represented a constant problem for the city. The speleological research activities in the Anagni subsoil, began in 2016 thanks to an agree­ment between the local Municipality and Hypogea Federation and are still ongoing. Speleological activity soon focused on the ancient canalization and water storage systems. The results of these researches were sometimes unexpected and required a constant review of the previously acquired data and a continuous comparison, not only with the archaeological, technical-urbanistic and geological data, but also with the documents kept in the historical local archives. During recent in­vestigations it was possible to explore the canalization system that branches off under the ancient acropolis and that thanks to the comparison with some historical documents, can be reasonably considered the town ancient hydraulic system.

Keywords: water management, ancient hydraulic systems, catchments, underground ducts, cisterns, Anagni.

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L’approvvigionamento idrico nelle aree vulcaniche dei Monti Cimini (Viterbo, Lazio) nell’antichità: nuove acquisizioni.

Water supply in volcanic areas of Cimini Mountains (Viterbo province, Latium, Italy) during ancient times: new data.

Andrea Sasso, Gabriele Trevi

Riassunto

La presenza di sorgenti nelle aree vulcaniche cimino-vicane è sporadica e spesso queste hanno una portata limitata. Sono situate nell’interfaccia tra ignimbriti e strati impermeabili o paleosuoli, spesso a quote inferiori alle alture vulcaniche su cui sono stati da sempre fondati gli insediamenti poiché naturalmente difese, rendendo necessarie lunghe canalizzazioni e strutture di accumulo per garantire l’acqua necessaria. Nell’area sono presenti numerose strutture idrauliche di lunghezza notevole, alcune delle quali fino ad oggi inedite. Alcune sono ancora in funzione e per questo rivestono oggi il ruolo di risorsa, anche per la qualità delle acque che collazionano, a patto che siano monitorate e purificate.

Parole chiave: ignimbriti, acquedotto romano, Monti Cimini, vulcano di Vico.

Abstract

It is hard to find springs in cimino – vican volcanic area due to high permeability texture of ground strata: the rare sources have a low rate water flow and generally spill out low in altitude compared to the elevations of volcanic hills: reason why in the past it was necessary to build very long aqueducts and tanks to ensure an adequate water supply to settlements, villas and farms, usually founded in high places due safety reasons. In the area of the Vico volcano there are several un­derground tunnels of considerable length, some of them not yet well known. These artificial cavities testify all the obstacles and difficulties that inhabitants of volcanic zones faced up. It’s noteworthy that some of these structures are still in function and could represent an important water source, if purified and monitored.

Keywords: ignimbrites, roman aquaeducts, Cimini Mountains, volcano of Vico.

Pag. 129

Nuovi ritrovamenti e studio del tracciato dell’Acquedotto Augusteo che costeggia il versante occidentale della collina di Posillipo (Napoli, Campania).

New discoveries and research of the route of the Augustan aqueduct that follows the western slopes of the Posillipo hill (Naples, Campania, Italy).

Mauro Palumbo, Mario Cristiano, Luigi De Santo, Marco Ruocco

Riassunto

Il tracciato degli antichi acquedotti della città di Napoli, seppur descritto da molteplici autori nei secoli, è stato spesso obliterato dalla progressiva stratificazione della città. Emergenze archeologiche sporadiche definiscono a grandi linee questi tracciati ancora oggi per lunghi tratti sconosciuti. Uno dei rami dell’acquedotto Augusteo presso la collina di Posillipo secondo gli autori classici riforniva le ville di Nisida e la villa di Publio Vedio Pollione. Nei pressi della Grotta di Seiano è conosciuto un tratto rilevato da tecnici incaricati negli anni ‘70 dalla commissione straordinaria per il sottosuolo. A seguito di ritrovamenti del 2016, e del 2019, è stato possibile individuare nuovi tratti di questo ramo precedentemente sconosciuti. Il lavoro di documentazione fotografica, rilievo e posizionamento dei tratti rinvenuti mira ad una interpretazione dettagliata del tracciato, e delle sue obliterazioni, ed una comprensione delle tecniche costruttive utilizzate per realizzarlo.

Parole chiave: acquedotto Augusteo, acquedotti Napoli, Posillipo, Pausylipon, cavità Napoli, acquedotto Claudio, Coroglio.

Abstract

The layout of the ancient aqueducts of the city of Naples, although described by various authors over the centuries, has often been obliterated by the progressive stratification of the city. Sporadic archaeological findings outline these routes, still unknown for long stretches. According to the classical authors, one of the branches of the Augustan aqueduct at the hill of Posillipo supplied the villas of Nisida and the villa of Publius Vedio Pollione. Near the Grotta di Seiano a stretch, that was surveyed by technicians appointed in the 1970s by the extraordinary commission for the subsoil, is known. Following these findings in 2016, and later in 2019, it was possible to identify new features of this branch that were previously unknown. The work of photographic documentation, survey and positioning of the features found aims at a detailed interpretation of the route, and its obliterations, and an in-depth understanding of the construction techniques used.

Keywords: Augustan aqueduct, Naples aqueducts, Posillipo, Pausylipon, Naples cavities, Claudio aqueduct, Coroglio.

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Aqua Augusta Campaniae: il doppio speco di via Olivetti (Pozzuoli, Napoli).

Aqua Augusta Campaniae: the twin channels in Olivetti road (Pozzuoli, Naples province, Italy).

Graziano Ferrari, Raffaella Lamagna, Elena Rognoni

Riassunto

L’Acquedotto Augusteo della Campania è un’imponente struttura idraulica dell’antichità romana, la più lunga dell’epoca e l’unica a servire numerose città. Nel suo corso a valle di Pozzuoli si trova un sito ove l’acquedotto presenta due spechi affiancati con morfologie differenti. Lo speco W, esplorabile per uno sviluppo di 73 m, ha struttura analoga ad altre sezioni di età augustea dello stesso acquedotto, mentre lo speco E, percorribile per breve tratto, ha una struttura che rivela una datazione più tarda. La presenza di concrezione calcarea fino sulla volta nello speco W fa ipotizzare una fase di scorri­mento idrico con altezza ben superiore a quella di progetto, e ciò sembra essere la causa del raddoppio del condotto. Il lavoro descrive i due spechi, avanza l’ipotesi che il concrezionamento anomalo ed il raddoppio del condotto siano dovuti alle variazioni bradisismiche del suolo flegreo e mette in relazione il sito con uno simile posto sulle pendici del Vesuvio.

Parole chiave: Sistemi di drenaggio antichi, idraulica romana, Acquedotto Augusteo della Campania.

Abstract

The Augustean Campanian Aqueduct was an imposing Roman hydraulic structure, the longest in its time and the only one designed to supply many cities. In its course, downstream from Pozzuoli, a site shows twin channels, side by side, with different shapes. The W channel is 73 m long; its section is barrel-vaulted with a 55 cm high hydraulic lining and quarter-round moulds. Its shape is similar to other Augustan age sections of the same aqueduct. On the other hand, the E channel shows a later structure, higher and larger, with gabled roof and triangular mould. Sinter deposits in the W channel reach the vault top, suggesting a period of full flow, higher than the intended one. Such condition is likely behind the need to build a second channel, designed to manage a larger water flow w.r.t. the older channel and with a slightly higher flowing bed. The paper describes the two channels, suggests that the bradyseismic variation of the phlegraean land in ancient times could be the reason behind the need to build a second channel and compares the site with a similar one on Vesuvius slopes.

Keywords: Ancient drainage systems, Roman hydraulics, Campanian Augustean Aqueduct.

Pag. 145

Parco delle terme di Baia (Bacoli, Napoli): le cisterne del settore dell’Ambulatio.

Baia baths archaeological Park (Bacoli, Naples province, Italy): the water tanks in the Ambulatio sector.

Graziano Ferrari, Daniele De Simone, Raffaella Lamagna, Elena Rognoni

Riassunto

Il settore c.d. dell’Ambulatio, nel Parco archeologico delle Terme di Baia, ospita una grandiosa villa costiera, edificata in età repubblicana e con continuità d’uso almeno fino alla tarda età imperiale. La lussuosa residenza è strutturata su set­te terrazze note, disposte sul pendio di un antico edificio vulcanico flegreo. All’interno del pendio corre l’asse principale dell’Acquedotto Augusteo della Campania, diretto alla Piscina mirabilis.

Il lavoro illustra un sistema ipogeo di cisterne, parte del quale abbandonato e sigillato già in antico. È qui possibile analiz­zare l’evoluzione dei sistemi tradizionali di conserva delle acque, attivi in epoca tardo repubblicana, in sistemi più moderni e razionali ad acqua corrente, aderenti alle nuove esigenze del complesso di epoca imperiale, volti a soddisfare l’enorme quantità di acque che richiedeva questo settore del territorio flegreo.

Parole chiave: sistemi di drenaggio antichi, idraulica romana, Acquedotto Augusteo della Campania.

Abstract

The so-called Ambulatio sector, in the Baia baths archaeological Park, houses a magnificent seaside villa, built in Repub­lican time and in continuous use till the late Empire age. The luxurious residence is structured on seven terraces layered on the slopes of an old phlegraean volcanic ridge. Underground within the slope, the main course of the Campanian Augu­stean Aqueduct runs toward the Piscina mirabilis.

The paper details an underground water tank system; part of it was abandoned and sealed off in ancient times. Here, the evolution from traditional Republican water storage systems into more functional flowing fresh water systems is evident. The latter were designed to provide the huge amount of water needed by the increased demand of the Imperial age build­ing complex.

Keywords: ancient drainage systems, Roman hydraulics, Campanian Augustean Aqueduct.

Pag. 153

Le monumentali neviere del Materano (Basilicata).

The majestic ice-houses in the Matera area (Basilicata, Italy).

Raffaele Paolicelli, Francesco Foschino, Angelo Fontana

Riassunto

Grazie a un capillare lavoro su fonti archivistiche si sono censite 29 neviere presenti nell’area periurbana di Matera, e si sono effettuati i relativi sopralluoghi in situ. I sorprendenti risultati della ricerca hanno rivelato come le neviere di Matera sono strutturate come imponenti cave a pozzo a base quadrata dalle dimensioni ragguardevoli (con lati fino a 8 m) che precipitano vertiginosamente fino a 13 metri di profondità, con una capacità volumetrica totale fino a 600 metri cubi. Pre­sentano pareti prive di intonaco impermeabile, e si riscontrano accorgimenti sul fondo atti a impedire il ristagno delle ac­que, e le pareti sono segnate da solchi orizzontali di cava in funzione di agevolare il conteggio della neve residua. Situate sempre in zone ad agevole carrabilità, presentano in contiguità depositi di paglia, utile per la coibentazione del ghiaccio, e una cisterna di acqua utile per le operazioni di pulitura. Si descrivono tipologia, funzionamento e architettura di alcune neviere inedite.

Parole chiave: neviere, ghiacciaie, cave a pozzo.

Abstract

A detailed search in the local Archive has allowed to identify 26 ice-houses in the urban area of Matera, and to survey most of them. The surprising results of the research revealed that the Matera ice-houses were huge and deep square quarries; sides are long up to 8 m and the height is up to 13 m for a total capacity of 600 cubic meters. There is no waterproof plaster on the rocky walls, and the bottom has got precautions to prevent the water stagnation. Horizontal lines on the walls (the original marks of the quarry) were used as tally marks to calculate the ice still left inside. Ice-houses were always easily ac­cessible by vehicles. Next to the ice house there were usually a cave to store straw (useful to insulate the ice) and a cistern containing water (usuful for the cleaning process). We describe the typology, the mode of operation and the architecture of some unpublished ice-houses.

Keywords: snows, ice houses, deep quarries.

Pag. 159

Il censimento degli antichi acquedotti della provincia di Bologna.

Ancient aqueducts in the Bologna province (Italy): preliminary list.

Danilo Demaria

Riassunto

Viene presentato il censimento e una breve descrizione degli acquedotti ipogei attualmente rinvenuti in provincia di Bolo­gna, realizzati nell’arco di tempo che va dall’età romana augustea fino agli anni Trenta del Novecento, e destinati ad ali­mentare il capoluogo, le città minori, i piccoli centri rurali, nonché alcune delle principali ville appartenenti alle più importanti famiglie cittadine.

Parole chiave: antichi acquedotti, Bologna.

Abstract

The paper gives a list and a short description of the underground aqueducts of the Bologna province (Italy), constructed between the Roman (Augustan) Era and the Thirties of the 20th century. These hydraulic structures fed the town of Bolo­gna, some minor cities and little rural villages, as well as some main villas of the most important families of the chief town.

Keywords: ancient aqueducts, Bologna.

Pag. 169

Il sistema di intercettazione e accumulo delle acque meteoriche nell’abitato rupestre della morgia di Pietravalle a Salcito (Campobasso, Molise).

The system of interception and accumulation of rainwater in the cave settlement of the morgia of Pietravalle in Salcito (Campobasso province, Molise, Italy).

Carlo Ebanista, Andrea Capozzi, Andrea Rivellino, Fernando Nobile, Massimo Mancini

Riassunto

Si descrive il sistema di intercettazione, canalizzazione e raccolta delle acque meteoriche destinate all’utilizzo umano e animale dell’insediamento rupestre della morgia di Pietravalle a Salcito, in provincia di Campobasso, nel Molise. L’affiora­mento biocalcarenitico del Miocene inferiore, ubicato ad una quota di 730 m slm e alto circa 50 metri, è caratterizzato da un sistema di cavità artificiali realizzate su diversi piani con differenti destinazioni d’uso. L’analisi delle caratteristiche formali e spaziali dell’insediamento, delle tracce di escavazione e dei reperti ceramici raccolti in superficie consente di fissare l’o­rigine dell’abitato nei primi secoli del basso medioevo, epoca alla quale risalgono le prime attestazioni scritte del toponimo Petramvaldam, documentato dalla seconda metà del XII secolo. La compresenza di ripari/abitazioni, ricoveri per animali, scale e punti di avvistamento scavati nella roccia ne fanno un caso di estremo interesse. L’intero complesso, fin dalla parte sommitale dell’affioramento, è interessato da una serie di cisterne e solchi che consentivano di captare e distribuire l’acqua su sei livelli differenti. Ogni elemento del sistema idrico è stato oggetto di studio, rilievo e documentazione, anche grazie all’utilizzo delle moderne tecniche di ripresa fotografica con l’ausilio del drone.

Parole chiave: abitato rupestre, canalizzazioni, morgia di Pietravalle, Salcito, Molise.

Abstract

We analyze the system of interception, canalization and collection of rainwater for human and animal use in the cave set­tlement of the morgia of Pietravalle in Salcito, in the province of Campobasso (Molise, Italy). The biocalcarenitic outcrop of the lower Miocene, located at an altitude of 730 m above sea level and about 50 meters high, is characterized by a system of artificial cavities built on several floors with different uses. The analysis of the formal and spatial characteristics of the settlement, of the traces of excavation and the archaelogical finds allows to fix the origin of the inhabited area in the early centuries of the late Middle Ages, wheh the the toponym Petramvaldam compares (second half of the 12th century). For the coexistence of shelters/houses, stables, stairs and sighting points carved out of the rock, the cave settlement is a case of extreme interest. The complex, starting from the topmost part of the outcrop, is affected by a series of cups, cisterns, and canals which made it possible to collect and to have water on four different levels. Each element of the entire water system has been studied, surveyed and documented, also thanks to the use of modern photographic shooting techniques with the help of the drone.

Keywords: cave settlement, canalization, morgia di Pietravalle, Salcito, Molise.

Pag. 179

Opere idrauliche a scopo di bonifica nel territorio Salentino (Puglia).

Hydraulic works for land reclamation in Salento (southern Apulia, Italy).

Marcello Lentini, Mario Parise, Francesco De Salve

Riassunto

Il territorio Salentino (provincia di Lecce, Puglia), caratterizzato da morfologie carsiche sviluppate su una topografia es­senzialmente piatta, è da sempre propenso ad allagamenti, soprattutto lungo le fasce litoranee costiere. La presenza di laghi, paludi ed acquitrini ha richiesto ripetutamente la necessità di opere volte a prosciugare le aree, anche per evitare o mitigare lo sviluppo della malaria, e a bonificarle. Nell’ambito delle opere idrauliche realizzate nei secoli scorsi a tali fini, vi sono diverse situazioni di particolare interesse, che hanno compreso anche la realizzazione di vere e proprie cavità artifi­ciali: tra queste, condotti di collegamento, pozzi, vasche e cisterne. Alcune delle più significative situazioni sono descritte in questa nota.

Parole chiave: cavità artificiali, opere idrauliche, bonifica, allagamenti.

Abstract

The Salento Peninsula (Lecce province, southern Apulia), characterized by karst landscapes developed over a flat topog­raphy, has always been affected by floods, with particular regard to the coastlines. Presence of lakes, marshlands, and water stagnancy areas repeatedly required to build hydraulic works aimed at reclaiming the land, also to mitigate the diffu­sion of malaria. Among these hydraulic works, there are several interesting situations where artificial cavities were realized at the goals above mentioned: channels, connection tunnels, wells, tanks and cisterns. Some of the most significant works present in Salento are the object of this article.

Keywords: artificial cavities, hydraulic works, reclamation, floods.

Pag. 187

Acquedotti romani in Sardegna, sintesi delle conoscenze e prospettive esplorative.

Roman aqueducts in Sardinia (Italy), synthesis of knowledge and exploration perspectives.

Pier Paolo Dore, Marco Mattana

Riassunto

I Romani conquistarono definitivamente la Sardegna nel 215 a.C. in piena età Repubblicana iniziando subito una massic­cia e capillare opera di colonizzazione nell’Isola. Dalle ricognizioni e dalla bibliografia storica, gli archeologi concordano sulla fondazione di 18 insediamenti nell’isola, spesso di piccole dimensioni; la maggior parte distribuiti sulla costa o in punti strategici dell’interno; di molti di questi abbiamo solo fonti scritte, di altri conosciamo poco o niente ma alcuni sono stati intensamente studiati e conosciamo il loro impianto urbano. Karales (Cagliari), Colonia Julia Turris Libisonis (Porto Torres), Olbia, Sulci, Bithia, Nora, Neapolis, Cornus, Tharros e molte altre sono state le città che hanno visto il fiorire della civiltà romana in Sardegna. Tra le opere ingegneristiche più importanti dell’epoca, i romani ci hanno lasciato numerosi acquedotti, opere di presa, trasporto e distribuzione delle acque, spesso per l’approvvigionamento di strutture termali molto apprez­zate tra i romani. Di questi 18 insediamenti solo di 8 siamo a conoscenza della presenza di strutture acquedottistiche, in alcuni casi anche ben conservate, che sono ancora in fase di studio da parte degli archeologi. Questo lavoro descrive le conoscenze sullo stato attuale degli otto acquedotti conosciuti in Sardegna, ne ricostruisce il probabile percorso, proponendo nuove prospettive future sulle esplorazioni di queste strutture idrauliche.

Parole chiave: acquedotti romani, Sardegna, opere idrauliche, Turris Libisonis, Karales.

Abstract

The Romans conquered Sardinia definitively in 215 b.C. in the middle of the Republican Age starting immediately a mas­sive work of colonization capillary in the island. From reconnaissance and historical bibliography archaeologists agree on the foundation of 18 settlements in the island, often of small dimensions; most of these are distributed on the coast or in strategic points of the interior, of many of these we have only the writings, of others we know little and nothing but, some, have been intensely studied and we can know their urban system. Karales (Cagliari), Colonia Julia Turris Libisonis (Porto Torres), Olbia, Sulci, Bithia, Nora, Neapolis, Cornus, Tarros and many others were the cities that saw the flourishing of Ro­man civilization in Sardinia. Among the most important engineering works of the time, the Romans have left us numerous aqueducts, works of taking, transporting and distributing water, often for the supply of thermal facilities much appreciated among the Romans. Of these 18 settlements only out of 8 we are aware of the presence of aqueduct structures, in some cases also well preserved, which are still being studied by archaeologists. This work describes the knowledge on the cur­rent state of the 8 aqueducts known in Sardinia, reconstructs the probable route, proposing new future perspectives on the explorations of these hydraulic structures.

Keywords: Roman aqueduct, Sardinia, hydraulic engineering, Turris Libisonis, Karales.

Pag. 197

L’antico acquedotto della seicentesca Fonte Cesia in Todi (Perugia).

The ancient aqueduct of the 1600’s Fonte Cesia in Todi (Perugia province, Italy). Maurizio Todini

Riassunto

Lo studio di una delle gallerie sotterranee più estese della città di Todi ha consentito di evidenziare i diversi tratti di cui si compone, di ricostruire le fasi della sua utilizzazione, di documentare i rinvenimenti archeologici in essa effettuati dal Gruppo Speleologico di Todi. Attualmente l’acquedotto è ancora funzionante ed è collegato alla monumentale Fonte Cesia attraverso il cunicolo fatto costruire nel 1606 dal vescovo Angelo Cesi per allacciare le acque provenienti dal colle della Rocca. Per la sua rilevanza pubblica, il condotto ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi di manutenzione e in diverse occasioni si è provveduto al suo prolungamento per allacciare nuove vene d’acqua. La ricca documentazione settecentesca e ottocentesca racconta la storia di queste operazioni con interessanti spunti relativi alle tecniche di imper­meabilizzazione utilizzate.

Parole chiave: acquedotto, fontana, Todi, milleseicento, restauri.

Abstract

The research work on one of Todi’s most extensive underground passages has allowed consideration and value to be given to its various physical sections, and to reconstruction of the historical periods of use and documentation of the archaeological discoveries, by the Gruppo Speleologico at Todi. Currently the aqueduct is still functional and connected to the monumental Fonte Cesia via a channel built in 1696 by Bishop Angelo Cesi to access the water present in the hill

of the Rocca. Because of its public importance, there have been numerous maintenance works in the channel over the centuries and on many occasioni it has been extended in order to access new veins of water. The abundant documentation from the 1700’s and 1800’s tells the stories of these interventions with interesting information regarding the impermeabili­zation systems used.

Keywords: aqueduct, fountain, Todi, 1660’s, restauration.

Pag. 207

Strumentazione geofisica in cavità artificiali per il monitoraggio sismico e per lo studio di precursori sismici.

Geophysics instrumentation in artificial cavities for seismic monitoring and for the study of seismic precursors.

Paolo Casale, Adriano Nardi, Alessandro Pignatelli, Elena Spagnuolo, Gaetano De Luca, Giuseppe Di Carlo, Marco Tallini, Sandro Rao

Riassunto

Con un accordo tra INGV e SSI (progetto IPODATA) è stata installata strumentazione sismica in cavità artificiali, fin dal 2007. In seguito, in alcuni siti ipogei, si è installata nuova strumentazione geofisica come segue: nel bunker all’interno del Monte Soratte, presso S. Oreste (RM), è ora attivo un impianto di monitoraggio delle onde elettromagnetiche a bassissima frequenza (banda VLF) ed, associato, un misuratore di radon, il tutto per lo studio di potenziali precursori sismici; grazie ad una collaborazione tra INGV, UnivAQ e INFN, in un sondaggio orizzontale degli anni ’80, vicino ai laboratori del Gran Sas­so (LNGS), sono dal 2015 in registrazione continua (20 sps) sensori di pressione e di conducibilità dell’acqua sotterranea. Durante la sequenza sismica di Amatrice (Mw=6.0, 24/08/2016), i dati di pressione hanno mostrato chiare anomalie circa 5 giorni prima del terremoto; infine, alcuni cambiamenti hanno riguardato altri siti IPODATA (PTRJ, CESX ecc.).

Parole chiave: cavità artificiali, stazione sismica, precursori sismici, VLF, radon, ipogei, rumore sismico.

Abstract

Following the agreement between INGV and SSI (IPODATA project), seismic equipment was installed in artificial cavities, starting from 2007. Later, in some sites, new geophysical instrumentation was installed in addition, as follows: in the bun­ker inside Monte Soratte, near S. Oreste (RM), a monitoring system for very low frequency electromagnetic waves (VLF) has been recently installed together with a radon meter, both for the study of potential seismic precursors; since 2015, according to a collaboration between INGV, UnivAQ and INFN, in a horizontal borehole drilled (in the ’80s) next to the deep underground laboratories of Gran Sasso (LNGS), pressure and conductivity of groundwater have been recorded by sensors in continuous high sampling (20 sps); during the Amatrice seismic sequence (08/24/2016, Mw=6.0) the pressure data showed clear anomalies about 5 days before the earthquake; finally, upgrades were carried out in other IPODATA sites (PTRJ, CESX etc.).

Keywords: artificial cavities, seismic station, seismic precursor, VLF, radon, hypogea, seismic noise.

Pag. 215

Individuazione di cavità attraverso tomografie elettriche e sismiche.

Cavity detection using seismic refraction and electrical resistivity tomographies. Alessandra Carollo, Patrizia Capizzi, Raffaele Martorana, Marco Vattano

Riassunto

Le tecniche geofisiche sono i metodi più efficienti per ottenere informazioni sulle strutture presenti nel sottosuolo. Ad oggi, la tomografia di resistività elettrica (ERT) è il metodo più utilizzato per il rilevamento di vuoti sotterranei, tuttavia, la combi­nazione con dati derivanti da diversi metodi geofisici è l’approccio più adatto per la determinazione delle cavità. Negli ultimi anni, la ERT è stata sempre più spesso congiunta alla tomografia sismica a rifrazione (SRT) al fine di ottenere interpreta­zioni più robuste anche utilizzando un approccio di tipo statistico. La cluster analysis eseguita su unità statistiche definite da valori di resistività elettrica, velocità delle onde P e densità sismica, ha permesso di ottenere interpretazioni ottimali delle strutture del sottosuolo. In base al numero di cluster, le mappe di distribuzione sono state costruite in uno spazio multiparametrico, consentendo di definire determinati limiti di variabilità per i parametri selezionati.

Parole chiave: Cavità; ERT; SRT; Cluster analysis.

Abstract

Geophysical techniques are the most efficient methods for obtaining information on the structures present in the subsoil. Today electrical resistivity tomography (ERT) is the most used method for the detection of underground voids, however, the combination of experimental data from different geophysical methods is the most suitable approach for the determination of cavities. In recent years, the ERT has been joined more and more often to the technique of seismic refraction tomography (SRT) in order to obtain more robust interpretations also using a clustering approach. The cluster analysis performed on static units defined by electrical resistivity values, P wave velocities, and seismic density on coincident sections, allowed to interpret the subsoil structures. Based on the number of clusters, cluster distribution maps have been constructed in the multi-parameter space, allowing to define certain variability limits for the selected parameters.

Keywords: Cavity; ERT; SRT; Cluster analysis.

Pag. 221

Applicazione di una procedura per la valutazione della suscettibilità a crolli di cavità artificiali.

Implementing a procedure for the assessment of the susceptibility to collapse in artificial cavities.

Antonio Gioia, Mario Parise

Riassunto

Il presente lavoro consiste nella applicazione di una procedura definita per la valutazione della suscettibilità da crolli, e del possibile sviluppo di sprofondamenti, a seguito della presenza di vuoti sotterranei. Visto l’argomento del presente conve­gno, ci si atterrà a casi relativi a cavità artificiali, anche se la procedura può essere utilizzata alla stessa maniera per cavità carsiche di origine naturale. A partire dalla disponibilità del rilievo speleologico delle cavità in questione, mediante osser­vazioni dirette sul campo, misure in sito e valutazioni qualitative sui caratteri delle discontinuità osservate, si procede a valutare la suscettibilità preliminare, indicando le possibili situazioni di instabilità che potrebbero riguardare i siti in esame. Particolare attenzione viene prestata alla possibile interazione delle cavità in esame con altre limitrofe, e/o poste a livelli sottostanti o sovrastanti.

Parole chiave: cavità artificiali, sprofondamento, procedura, suscettibilità.

Abstract

The present contribution consists in the implementation of a procedure established for assessing the susceptibility to col­lapse, and the possible development of sinkholes at the surface, linked to presence of underground voids. Given the theme of this conference, the work will deal exclusively with artificial cavities, even though the procedure can be applied to natural karst caves, too. Starting from availability of the speleological survey of the studied cavities, through direct observation in the field, measurements, and qualitative evaluations on the characters of the main discontinuity systems, the preliminary susceptibility is evaluated, and the possible instability situations identified and described. A particular attention is given to the likely interaction of the examined cavities with others nearby, and/or located at lower or upper levels.

Keywords: artificial cavities, sinkhole, procedure, susceptibility.

Pag. 229

Modello geologico tridimensionale del sottosuolo e dello sviluppo delle cavità in un’area fortemente urbanizzata della Campania settentrionale.

3D geological underground model and artificial caves development in a northern Campania highly urbanized area (Italy).

Daniela Ruberti, Paolo Maria Guarino, Salvatore Losco, Marco Vigliotti

Riassunto

L’evoluzione tardo-quaternaria della Piana Campana (Campania, Italia) è stata condizionata dall’attività vulcanica dei Campi Flegrei il cui prodotto più diffuso è il Tufo Grigio Campano (TGC, ~39 ka), depositatosi sull’intera Piana. Viene qui presentata la ricostruzione delle caratteristiche geologiche del TGC tra la porzione settentrionale della Città Metropolitana di Napoli e il bordo meridionale della provincia di Caserta. Le buone caratteristiche meccaniche di questo materiale hanno fatto sì che esso fosse oggetto di escavazioni in sotterraneo sin da tempi antichi. Un fitto network di cavità è stato eredi­tato dai centri urbani che si sono sviluppati in questo territorio. Viene proposto un primo database degli aspetti geologici del sottosuolo e delle cavità riconosciute relativi alla porzione meridionale della provincia di Caserta e che rappresenta una integrazione ed implementazione di quello realizzato da ISPRA per la Città Metropolitana di Napoli. Sono stati inoltre analizzati, in via preliminare, gli aspetti di rischio per le aree urbane legati all’estrazione di tufo nel sottosuolo ed il possibile legame con lo sviluppo dell’urbanizzazione nel tempo.

Parole chiave: Piana Campana, Tufo Grigio Campano, cavità, database, evoluzione urbana.

Abstract

The Late Quaternary geological evolution of the northern Campania Plain was affected by the volcanic activity of the Phlegrean Field. The geological features of the Campania Grey Tuff (CGT, ~39 Ky), deposited on the whole Campania Plain, were reconstructed across the northern metropolitan area of Naples and the southern part of the Campania Plain in the Caserta metropolitan area. Since the tuff has good mechanical properties, it was involved since historical times in an extensive mining activity, from which a very dense network of quarries and underground cavities was inherited, strongly related to the lithofacies distribution. We provided a first caves and geological underground database of the southern met­ropolitan area of Caserta, which represents an upgrade of the one designed by ISPRA for the Naples’ Metropolitan city. Furthermore, we analyzed the hazard aspects related to the mining activities and urban development through time.

Keywords: Campania Plain, Campania Grey Tuff, cavities, database, urban evolution.

Pag. 237

Le cavità nel sottosuolo del territorio di Sant’Arpino (Caserta, Campania): catalogazione in ambiente GIS.

The underground cavities in the territory of Sant’Arpino (Caserta province, Campania, Italy): a GIS-based register.

Marco Vigliotti, Luca Dell’Aversana, Daniela Ruberti

Riassunto

Nel sottosuolo del centro storico di Sant’Arpino, nella Piana Campana, è presente un vasto sistema di ipogei legato all’e­strazione del tufo vulcanico. Nel 1999 il Comune ha realizzato un primo censimento di alcune cavità raccogliendo dati e planimetrie delle stesse. Si vuole qui presentare la realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale che miri ad informa­tizzare le informazioni preesistenti implementate con nuovi rilievi speditivi 3D georeferenziati, al fine di disporre di uno stru­mento conoscitivo aggiornato. La necessità deriva dal fatto che negli anni la continuità del sistema caveale è stata spesso interrotta (a) da cedimenti nelle volte, soprattutto in corrispondenza di condotti verticali, per effetto delle mutate condizioni di stabilità che hanno determinato fenomeni di dissesto (anthropogenic sinkhole), (b) per occlusione con detriti o (c) da pareti divisorie erette in corrispondenza di cambi di proprietà in superficie. Un siffatto strumento di gestione dei dati oltre a migliorare la conoscenza, la documentazione e il recupero di importanti testimonianze, che, diversamente, rischierebbero di scomparire, rappresenta un sistema efficiente di prevenzione del rischio idrogeologico.

Parole chiave: Sant’Arpino, tufo, cavità sotterranee, sinkhole antropogenici, GIS.

Abstract

In the subsoil of the historic center of Sant’Arpino, in the Campania Plain, there is a wide network of quarries and cavities linked to the extraction of volcanic tuff. In 1999 the Municipality carried out a first register concerning the occurrence of cavi­ties, accompanied by planimetric information of the same. Aim of the present work is to design a GIS project to manage all the existing information by implementing them with georeferenced 3D surveys, in order to have an updated management tool. The need derives from the fact that over the years the continuity of the cavity system has often been interrupted (I) by collapse of the roof, above all in correspondence of vertical access point excavated in poorly lithified or loose deposits (anthropogenic sinkhole), (II) by occlusion with debris or (III) by division with walls erected to separate the property. The new dataset allowed the update of the density map of the cavities and represents an important management tool for the evaluation of the hydrogeological risks and the areas prone to the formation of anthropogenic sinkholes.

Keywords: Sant’Arpino, tuff, underground cavities, anthropogenic sinkholes, GIS.

Pag. 245

Cavità artificiali nel centro storico di Ginosa (Taranto, Puglia) e relative problematiche di dissesto geo-idrologico.

Artificial cavities in the historical center of Ginosa (Taranto province, Apulia, Italy) and related geo-hazard issues .

Mario Parise

Riassunto

Il centro storico di Ginosa (provincia di Taranto, Puglia) è in anni recenti salito all’attenzione delle cronache per una serie di eventi di dissesto che hanno raggiunto il loro culmine in occasione degli eventi alluvionali dell’ottobre e dicembre 2013, e del successivo crollo lungo via Matrice, avvenuto il 21 gennaio 2014. Quest’ultimo è da mettere direttamente in relazione alla intricata rete di cavità artificiali che caratterizza il sottosuolo della cittadina: distribuite su almeno 7 livelli sovrapposti, cavità di diversa epoca e funzione si sviluppano praticamente su tutta l’area urbana, e lungo i fianchi del principale elemen­to morfologico del paesaggio, la Gravina di Ginosa. A seguito di quel tragico evento, sono state condotte due campagne di rilievo ed analisi preliminari di stabilità per circa 200 cavità nell’area urbana. Il presente contributo illustra i principali risultati di tali attività, le problematiche incontrate nella raccolta dei dati e nella loro gestione.

Parole chiave: cavità artificiali, censimento, dissesto geo-idrologico, pericolosità.

Abstract

The historic center of Ginosa (Taranto province, Apulia) has recently been brought to the public attention, due to several geo-hydrological events that hit the area, with the strongest effects during the floods that occurred in October and De­cember 2013, and the successive collapse at Via Matrice, on January 21, 2014. The latter must be linked to the complex network of artificial cavities beneath the town: located in at least 7 levels, cavities of different age and function interest in practice the whole urban area, as well as the flanks of the main morphological feature of the karst landscape, the Gravina di Ginosa. After that dramatic event, two survey campaigns have been carried out, that included preliminary evaluation of stability, for about 200 cavities within the urban area. The present contribution illustrates the main outcomes of these surveys, the problems encountered in the phases of data collection and in their management as well.

Keywords: artificial cavities, inventory, geo-hydrological issues, hazard.

Pag. 253

Cavità artificiali nel Parco di Portofino (Genova, Liguria): censimento e classificazione.

Artificial cavities in Portofino Park (Metropolitan City of Genoa, Liguria, Italy): inventory and classification.

Francesco Faccini, Lara Fiorentini, Martino Terrone, Luigi Perasso, Stefano Saj

Riassunto

La ricerca presenta le cavità artificiali del Parco di Portofino, situato a circa 25 km a E di Genova, e noto a livello interna­zionale per le emergenze culturali e paesaggistiche. Attraverso ricerche di archivio e rilevamenti sul terreno, sono state riconosciute e classificate le seguenti opere: gallerie di captazione e collegamento idrico, gallerie belliche e bunker della Seconda Guerra Mondiale, gallerie di collegamento a edifici, tombinature di torrenti. Lo studio puntuale di queste cavità artificiali, effettuato sul campo attraverso tecniche speleologiche di indagine, documentazione e raccolta dati, è ritenuto indispensabile sia per ragioni storiche e culturali sia per ragioni paesaggistiche e ambientali ed anche per il potenziale rischio che inducono alle strutture circostanti.

Parole chiave: galleria di captazione, tombinatura fluviale, galleria antiaerea, tunnel, Parco di Portofino.

Abstract

The research shows the artificial cavities in the Portofino Park, located about 25 km east of Genoa and internationally, known for its cultural and landscape features. The following underground works have been identified and classified through archive research and field surveys: water collection and connection tunnels; air-raid shelters tunnels and bunkers from the Second World War; building connection tunnels, stream culverts. The study and detailed knowledge of these artificial cavities, carried out on site through speleological techniques of investigation and surveying, is considered essential either for cultural and historical reasons, or for landscape and environmental reasons, and for the potential risk induced by them to the surrounding structures.

Keywords: water catchment tunnel, stream culvert, air-raid shelter, tunnel, Portofino Park.

Pag. 263

Le cavità antropiche di Gravina in Puglia (Bari, Puglia): aspetti storici e geotecnici.

Historical and geotechnical aspects of the artificial caves in the urban settlement of Gravina in Puglia (Bari province, Apulia, Italy).

Alessandro Parisi, M. Dolores Fidelibus, Valeria Monno, Michele Parisi, Natale Parisi, Vito Specchio, Giuseppe Spilotro

Riassunto

Favorevoli condizioni climatiche, geologiche e geomorfologiche hanno contribuito alla nascita di insediamenti rupestri lun­go le gravine al confine tra l’Avampaese Apulo e il bordo orientale della Fossa Bradanica, dove le calcareniti plio-pleistoce­niche si sovrappongono ai calcari mesozoici di base. L’attività estrattiva della roccia calcarenitica ha contraddistinto l’evolu­zione di questi centri, dove le numerose cavità ricavate su più livelli sono in connessione con il tessuto urbano superficiale (ad esempio abitazioni, strade e piazze). È il caso di Gravina in Puglia (Bari), situata sul versante occidentale delle Murge, dove l’escavazione in prossimità della forra del torrente Gravina ha contribuito sia al prelievo di materiale calcarenitico impiegato nelle costruzioni soprastanti, sia alla creazione di luoghi freschi adibiti a molteplici usi. Questo lavoro si propone di descrivere l’evoluzione storico-planimetrica del centro abitato di Gravina in Puglia in connessione con il sottosuolo.

Parole chiave: calcarenite, insediamenti rupestri, gravine, cavità antropiche.

Abstract

Favourable climatic, geological and geomorphological conditions contributed to the establishment of rupestrian settle­ments along the ravines located at the border between the Avampaese Apulo and the eastern edge of the Fossa Bradan­ica, where Plio-Pleistocene calcarenite overlap the Mesozoic limestones. The mining of calcarenite blocks has character­ized the evolution of these historical settlements. Many artificial cavities had been, in fact, excavated in connection with the upper urban environment (e.g. buildings, streets and squares). Among the others, Gravina in Puglia (Bari province, Apulia), a city located on the western side of Murgia, has these characteristics. The excavation of calcarenite blocks close to the ravine has contributed both to the collection of the soft calcareous material used in building constructions, and to the creation of cold places used for multiple purposes. This study aims to describe the historical-planimetric evolution of the city of Gravina in Puglia in connection with the underground.

Keywords: calcarenite, rupestrian settlements, ravines, anthropic cavities.

Pag. 275

Il complesso rupestre della Théotokos Kilise (Göreme, Cappadocia, Turchia).

The Théotokos Kilise rupestrian complex (Göreme province, Cappadocia, Turkey). Carmela Crescenzi

Riassunto

Il tema di questo contributo è il complesso della chiesa dedicata alla Théotokos (chiesa 9; Cappadocia, Turchia centrale). La relazione è parte dell’ampia ricerca finanziata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (2010/2013), la cui area di interesse è il Patrimonio UNESCO del promontorio tra le valli Göreme e Kılıçlar in Cappadocia, Turchia. L’u­nità rupestre è adiacente alla Tokalı Kilise, una delle chiese più rappresentative del Open Air Museum di Göreme. Nel pin­nacolo della Théotokos, una sala-focolare e due refettori testimoniano la qualità della vita dell’habitat rupestre. La chiesa, situata nella parte superiore della struttura rocciosa, presenta la navata interamente affrescata. Questo complesso, come quelli dell’intera area, è parzialmente crollato ed è tuttora interessato da altre significative lesioni. La documentazione delle architetture è nodale, poiché gli insediamenti ogni anno rischiano di crollare a causa dello stress termico. L’Unità di Ricerca (UR) ha effettuato i rilievi architettonici e ambientali utilizzando specifici scanner 3D e tecniche di rilievo fotogrammetrico.

Parole chiave: habitat rupestre, Cappadocia, chiesa Théotokos Göreme, modello 3D, rilievo.

Abstract

The Théotokos complex, Church 9, is the theme of this paper. It is part of the extensive research funded by the Ministry of Education, University and Research (2010/2013), whose area of interest is the promontory between the Göreme and Kılıçlar valleys in Cappadocia, Turkey; it is Heritage World. The unit is adjacent to the Tokalı Kilise, one of the most beauti­ful churches of the Göreme Open-Air Museum. In the pinnacle of Théotokos, a hearth-room and two refectories, make relevant testimony about the quality of living in rock. The Théotokos church, located on the upper part of the structure, have the nave entirely frescoed. These architectures have partially collapsed, and they are interested in significant cracks. Their documentation is essential because their rock structures every year risk collapsing mainly due to thermal stress. The research unit carried out architectural and environmental surveys using specific 3D scanners and photogrammetric survey techniques.

Keywords: rupestrian habitat, Cappadocia, Théotokos Kilise Göreme, 3D modelling, survey.

Pag. 285

Riscoperta di alcuni ipogei artificiali nel Comune di Sutera (Caltanissetta, Sicilia centrale).

Re-discovery of some man-made cavities in the Sutera Municipality (Caltanissetta province, central Sicily, Italy).

Marco Vattano, Nino Pardi, Antonio Domante, Pietro Valenti, Giuliana Madonia

Riassunto

Grazie ad approfondite ricerche di archivio e accurate indagini speleologiche, sono stati ispezionati e documentati diversi ipogei artificiali presenti nel comprensorio di Sutera (CL). L’area di Sutera, caratterizzata da affioramenti evaporitici mes­siniani e non lontana da importanti miniere di salgemma e di zolfo, ha subito una veloce corsa verso la ricerca di minerali pregiati intorno ai primi del ‘900. A memoria di queste attività sono rimaste diverse tipologie di cavità, quali: gallerie di car­reggio, discenderie per ricerca mineraria, ma anche antiche cisterne per la raccolta d’acqua dove recentemente, a seguito di operazioni di ripristino e pulizia, sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici. In questo contributo verranno descritti alcuni degli ipogei rinvenuti, mettendone in evidenza la tipologia e lo stato di conservazione.

Parole chiave: Sutera, zolfo, cavità artificiali, cisterna.

Abstract

In the Sutera (CL) area several man-made cavities were explored and studied after extensive archive researches and ac­curate speleological investigations.

The Sutera area, characterized by evaporitic Messinian outcrops and not far from important salt and sulfur mines, under­went a rapid race to the mining activity in the early 1900s. Different types of cavities occur as memory of the mining prac­tice, such as: carriageway tunnels, descendants for mining research, and old rainwater collection cisterns. In the biggest cistern restoration and cleaning activities led to discover important archaeological finds. Aim of this paper is to describe some explored underground cavities highlighting their typology and state of conservation.

Keywords: Sutera, sulfur, man-made cavities, cistern.

Pag. 293

Sistemi ipogei di Massa Martana (Perugia) in Umbria. Indagini preliminari.

Hypogeal systems at Massa Martana in Umbria (Perugia province, Italy). Preliminary investigations.

Giulio Foschi, Gianluigi Guerriero Monaldi, Virgilio Pendola

Riassunto

Una esplorazione nel territorio di Massa Martana ha portato alla scoperta di un diffuso sistema di ipogei artificiali scavati nel travertino. Gli ipogei sono concentrati nel raggio di pochissimi chilometri, in più siti intorno all’abitato, all’interno di un’area di altissimo interesse archeologico che si sviluppa lungo l’antica via Flaminia. Indicati come colombari, furono in gran parte riutilizzati per l’allevamento dei colombi e successivamente, fino al secolo scorso, come ricoveri per animali e mezzi agrico­li, nel tempo poi abbandonati e ricoperti dalla vegetazione. Il lavoro di esplorazione ha portato alla luce molte cavità, il cui scopo rimane oggetto di studi in attesa della richiesta collaborazione della Soprintendenza di competenza. In particolare, un ipogeo fu riadattato per essere utilizzato come eremo, con interessanti incisioni sulle pareti.

Parole chiave: colombari, Massa Martana, via Flaminia Romana.

Abstract

An exploration in the territory of Massa Martana led to the discovery of a widespread system of artificial hypogea excavated in travertine. The hypogea are concentrated within a few kilometers, in several sites around the town, within an area of very high archaeological interest that develops along the ancient Via Flaminia. Indicated as columbaria, largely reused for the breeding of pigeons and subsequently until the last century, as shelters for animals and agricultural vehicles, in the long run bandoned and covered with vegetation. The exploration work has brought to light many cavities whose purpose remains the subject of studies pending the requested collaboration of the competent Superintendence. In particular, a hypogeum adapted to be used as a hermitage, with interesting engravings on the walls.

Keywords: columbaria, Massa Martana, via Flaminia Romana.

Pag. 303

Insediamenti rupestri dell’Alto Crotonese (Calabria).

Cave settlements in the “Alto Crotonese” (Crotone province, Calabria, Italy).

Felice Larocca, Francesco Breglia, Katia Rizzo

Riassunto

L’Alto Crotonese è un vasto territorio della Calabria centro-orientale che da almeno un trentennio si è imposto all’attenzione degli studiosi per la presenza di numerosi e importanti fenomeni sotterranei, sia naturali che artificiali. L’area ospita attual­mente la più lunga cavità naturale della regione (il Complesso “Le Grave”, sviluppato in rocce gessose per poco meno di 5 km) ed è interessata, al tempo stesso, da una diffusa presenza di insediamenti rupestri dalla varia cronologia, che si manifestano come fitti raggruppamenti di piccole cavità aperte lungo pareti scoscese, perlopiù in prossimità dei maggiori centri abitati del territorio. È appunto su tali insediamenti rupestri che si sofferma il presente lavoro, presentando gli esiti di una campagna di ricerca e documentazione svolta negli anni 2018-2019, che ha interessato vari complessi di cavità nei territori comunali di Verzino, Santa Severina, Roccabernarda, Cerenzia e Caccuri.

Parole chiave: Calabria, Alto Crotonese, insediamenti rupestri, cavità artificiali.

Abstract

The “Alto Crotonese” is a vast area of the central-eastern Calabria that has attracted attention in the last thirty years for the presence of many and important underground phenomena, both natural and artificial. Here is located the longest natural cave in the region (i.e. “Le Grave” complex, a 5 km long cave system in chalky rocks) and at the same time the territory is characterised by the widespread presence of rock-cut settlements created in different periods. The latter are dense groups of small cavities cut into steep rocky walls, mostly near villages. This work focuses precisely on these rock-cut settlements, and it shows the results of a research and documentation campaign carried out during 2018-2019. The on-field campaign involved various cavity complexes in the municipal areas of Verzino, Santa Severina, Roccabernarda, Cerenzia and Cac­curi.

Keywords: Calabria, Alto Crotonese, rock-cut settlements, artificial cavities.

Pag. 311

Molarice, la miniera dimenticata (Schilpario, Bergamo).

Molarice, the forgotten mine (Schilpario, Bergamo province, Italy).

Giovanni Belvederi, Maria Luisa Garberi, Guglielmo Sarigu

Riassunto

Il presente lavoro tratta della riscoperta in Val di Scalve, durante la riesplorazione di miniere novecentesche, di una miniera aperta nel diciottesimo secolo, che ha cessato l’estrazione nella seconda metà del diciannovesimo. Le gallerie e i grandi vuoti di coltivazione presentano evidenze storico costruttive proprie del periodo. Sulle pareti sono state ritrovate incisioni e simboli, che hanno dato origine ad uno studio genealogico della famiglia che ha gestito la miniera dal ‘700 alla sua chiu­sura.

Parole chiave: miniera, ferro, archeologia mineraria, Schilpario, Servino, Orobie, genealogia.

Abstract

The extraction of iron, near Schilpario (BG) dates to ancient times: the first ascertained documents speak of the 10th century after Christ. The present work deals with the rediscovery, during the re-exploration of twentieth-century mines, of a mine opened in the eighteenth century, whose exploitation ceased in the second half of the nineteenth century. The gal­leries and the large cultivation voids present historical constructive evidences of the period. Engravings and symbols were found on the walls, giving rise to a genealogical study of the family that managed the mine from the 700s to its closure.

Keywords: mine, iron, mining archeology, Schilpario, Servino, Orobie, genealogy.

Pag. 321

Le latomie ipogee del Plemmirio (Siracusa, Sicilia sud-orientale).

The hypogean Quarries of Plemmirio, (Siracusa, South-eastern Sicily, Italy).

Luciano Arena, Corrado Marziano

Riassunto

La Penisola della Maddalena, conosciuta anche con il nome di Plemmirio, chiude con il suo lato settentrionale il Porto Grande della città di Siracusa. In essa oltre ad importanti aspetti naturalistici e geo-paleontologici, già indagati dalla lette­ratura specifica, sono presenti notevoli testimonianze storico-archeologiche fra le quali vi sono le latomie costiere epigee di epoca greca. In questo lavoro invece sono prese in considerazione una serie di latomie ipogee, di epoca storica recente, fino ad oggi quasi completamente sconosciute, che si trovano nella parte centrale e più elevata della penisola, che ge­ologicamente appartiene alla c.d. Formazione Monte Carruba del Miocene Superiore. Le estrazioni erano effettuate con grandi sale che servivano da snodo iniziale per le varie gallerie estrattive che si dipartivano da esse, mentre il materiale era estratto in forma grezza ed irregolare. Scopo del presente lavoro è di fare una mappatura degli ingressi principali ancora visibili e di rilevare le strutture ipogee ancora accessibili.

Parole chiave: Plemmirio, latomia, Formazione Monte Carruba.

Abstract

The Maddalena Peninsula, known also with the name of Plemmirio, closes with her North side the Grand Harbour of the town of Siracusa. Besides important naturalist and geo-paleontological aspects, already studied by the specific literature, there are several remarkable historical and archaeological remains among which there are the epigeal coastal quarries of Greek epoch. In this paper we consider instead some recent historical hypogean quarries, near completely ignored until to-day, that are located in the central and more elevated part of the Peninsula, that geologically belongs to the so called Formazione Monte Carruba of the Superior Miocene. The quarrying were made with large rooms that served as initial junc­tion for the quarrying galleries that branched out from them, and the stone was dug out in raw and irregular shape. Aim of the paper is to realize a map of the main entries still visible and to survey the hypogean structures still accessible.

Keywords: Plemmirio, quarry, Monte Carruba formation.

Pag. 329

Le cave di “ghiara” nella provincia di Catania: aggiornamenti su recenti rinvenimenti (Catania e Pedara, Sicilia).

Ghiara” quarries in Catania province: news on recent discoveries (Sicily, Italy).

Gaetano Giudice, Francesco Politano, Alfio Cariola

Riassunto

Il presente lavoro descrive la scoperta, l’esplorazione e il rilievo di alcune particolari cavità artificiali di cui ormai si sta perdendo la memoria: le cave di estrazione della cosiddetta “ghiara”, diffuse nel sottosuolo della città di Catania (alcune adattate a rifugi antiaerei) e nel territorio etneo. La ghiara o rena rossa è un materiale sabbioso, con proprietà pozzolani­che, prodotto da un processo di metamorfismo termico del paleo-suolo a contatto con le colate laviche. Tale sabbia veniva impastata con la calce per ottenere delle malte, largamente usate in edilizia, che hanno dato quel caratteristico colore ro­sato ai fabbricati nei centri storici etnei. L’estrazione di questo materiale avveniva scavando, al di sotto delle colate laviche, dedali di gallerie e grandi sale.

Parole chiave: ghiara, cave di estrazione, colata lavica, Catania, sottosuolo, Etna.

Abstract

This work describes the discovery, exploration and survey of some quarries used to extract the so called “ghiara” from be­low old lava flows. These are particular artificial caves, mostly driven into oblivion, diffused in the underground of Catania (in some cases used as refuge during world war 2) and on Etna’s surroundings. The ghiara or red sand is a sandy matter, with pozzolanic properties, produced by a thermal metamorphism process due to the contact of paleo-soil with active lava flows. This sand was mixed with the lime in order to obtain ordinary mortars, which were widely used in the building industry as a binder, and for the preparation of the external plaster which gave the characteristic pink color to historical buildings in the town. The extraction of this material was done by excavating labyrinths of narrow galleries, but also large rooms consolidated by pillars made of collapsed rocks.

Keywords: ghiara, quarry, lava flow, Catania, underground, Etna.

Pag. 337

Le gallerie della ferrovia dimenticata che collegava Sasso Marconi a Lagaro (Bologna) e il più importante sito strategico italiano della Seconda Guerra Mondiale.

The tunnels of the forgotten railway Sasso Marconi-Lagaro (Bologna province, Italy) and the most important Italian strategic site in the Second World War.

Danilo Demaria

Riassunto

La Direttissima Bologna-Firenze, inaugurata nel 1934, è stata la principale tratta ferroviaria italiana ad unire il Nord e il centro del Paese. Per la sua realizzazione vennero prima costruite due linee di servizio, sul versante emiliano e su quello toscano (1914). La linea Sasso-Lagaro richiese lo scavo di 10 gallerie, recentemente documentate dal GSB-USB e di seguito descritte. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale la principale di esse (la Galleria della Leona) venne impiegata a scopo bellico, con la costruzione di 25 giganteschi serbatoi per idrocarburi e di un cunicolo di oltre 500 m per l’alloggia­mento dei relativi tubi. Questo complesso sotterraneo si configura come il più importante sito strategico realizzato dall’Italia in previsione del conflitto.

Parole chiave: gallerie ferroviarie, Seconda Guerra Mondiale, serbatoi sotterranei per idrocarburi, Bologna.

Abstract

The Direttissima between Bologna and Florence, inaugurated in 1934, was the main railway section linking the north and the middle of Italy. It was preceeded by two railway service lines, the first in Tuscany and the second in the Bologna Apen­nines (1914). The construction of the Sasso-Lagaro railway needed the dig of 10 tunnels, recently documented by GSB-USB and here described. At the beginning of the Second World War the longest tunnel (Leona Tunnel) was used for war purposes, with the construction of 25 huge tanks for hydrocarbons and another tunnel 500m long housing the relative oil pipes. This underground complex is the most important strategic site created in Italy in anticipation of the conflict.

Keywords: railway tunnels, Second World War, underground oil tanks, Bologna.

Pag. 347

The underground shelters of Kanlısivri Mevkii in Göreme (Cappadocia, Turkey).

I rifugi sotterranei di Kanlısivri Mevkii in Göreme (Cappadocia, Turchia).

Pierre Lucas, Roberto Bixio

Abstract

In the extraordinary rock site of Göreme, in Cappadocia (Central Turkey), known throughout the world for the countless Byzantine rock-cut churches, numerous underground shelters, previously unknown, have recently been discovered thanks to speleological techniques. In this work three are described, identifiable by schemes and elements that are usual in Cap­padocian shelters. These defensive works are located in a circumscribed area of a rocky spur called Kanlısivri and are adjacent to churches and refectories. One in particular, today only partly accessible owing to conspicuous landfills, but equipped with a large-sized millstone-door, suggests the existence of a more complex system.

Keywords: Turkey, Cappadocia, Göreme, Kanlısivri Mevkii, underground shelters, rock-cut works.

Riassunto

Nello straordinario sito rupestre di Göreme, in Cappadocia (Turchia centrale), noto in tutto il mondo per le innumerevoli chiese bizantine scavate nella roccia, studiate sin dal 1907 da molti ricercatori, a seguito di nuove indagini condotte con tecniche speleologiche sono stati recentemente scoperti numerosi rifugi sotterranei, prima sconosciuti. In questo lavoro ne descriviamo soltanto tre, identificabili grazie a schemi ed elementi comuni a tutti i rifugi cappadoci. Questi fanno parte di un contesto rupestre che, fino a poco tempo fa, era stato preso in considerazione esclusivamente per le opere di culto. Le tre opere difensive sono collocate nell’area circoscritta di uno sperone roccioso denominato Kanlısivri e sono adiacenti a chiese e refettori. In particolare, viene analizzato il Complesso della Chiesa n. 2. Infine, il terzo rifugio, oggi solo parzial­mente accessibile a causa di un cospicuo riempimento, ma dotato di una massiccia porta-macina, suggerisce l’esistenza di un più complesso sistema. È verosimile che i rifugi abbiano relazione con le incursioni arabe, tra VII e XI secolo, o con la successiva conquista selgiuchide.

Parole chiave: Turchia, Cappadocia, Göreme, Kanlısivri Mevkii, rifugi sotterranei, opere rupestri.

Pag. 357

Ritrovamento di un ricovero antiaereo dell’isola di Malta. Quadro comparativo con i ricoveri antiaerei di Napoli (Campania).

New discovery and research of an air-raid shelter in Malta island. Comparison with the air-raid shelters of Naples (Campania, Italy).

Mauro Palumbo, Mario Cristiano, Serena Russo, Marco Ruocco

Riassunto

Napoli e Malta, quali punti strategici nel Mediterraneo, durante la Seconda Guerra Mondiale furono soggetti a frequenti e devastanti bombardamenti aerei. Per mettere al sicuro la popolazione civile sono stati scavati ed adattati spazi sot­terranei. Successivamente, negli anni dopo la fine della guerra, molti di questi sono stati poi abbandonati e dimenticati. A Malta, nel Giugno 2019, è stato riscoperto a Paola un ampio ricovero antiaereo. Vengono presentati il rilievo geome­trico e fotografico. Si propone inoltre un confronto tipologico del ricovero suddetto con i ricoveri antiaerei presenti nel sottosuolo di Napoli.

Parole chiave: ricovero, antiaereo, Napoli, Malta, Paola, cavità Napoli, Seconda Guerra Mondiale, WWII.

Abstract

Naples and Malta, as strategic points in the Mediterranean, were subjected to frequent and devastating aerial bombard­ments during the Second World War. To secure the civilian population underground spaces have been excavated and adapted. Subsequently, in the following years after the end of the war, many of these were then abandoned and forgotten. In Malta, in June 2019, a large anti-aircraft shelter was rediscovered in Paola. The geometric and photographic survey is presented. We also propose a typological comparison betwen the aforementioned shelter with the air raid shelters present in the subsoil of Naples.

Keywords: bomb shelter, air raid shelter, Naples, Malta, Paola, cavity Naples, World War II, WWII.

Pag. 365

I rifugi antiaerei di Porto Torres (Sassari, Sardegna).

The Porto Torres air-raid shelters (Sassari province, Sardinia, Italy).

Pier Paolo Dore, Eleonora Dallocchio

Riassunto

In questo lavoro vengono presentati i risultati di anni di ricerca sui rifugi antiaerei della cittadina turritana, effettuati con il patrocinio del comune. Grazie alla manifestazione culturale “Monumenti Aperti”, siamo stati coinvolti in questa riscoperta di opere militari ormai dimenticate. Negli anni sono stati esplorati e documentati tre grandi rifugi collettivi oltre ad altri piccoli rifugi.

I tre rifugi collettivi sono tutti completamente rivestiti e ben curati, uno di questi è in parte utilizzato periodicamente per esposizioni culturali; il rifugio più grande invece è stato aperto alla fruizione per diversi anni durante alcune giornate cul­turali; oggi, purtroppo, l’interesse su queste strutture è nuovamente diminuito. Questa ricerca ci ha permesso di rendere fruibile alle visite una parte di questi rifugi che oggi aspettano solo di essere rimessi in ordine per una possibile ed auspi­cabile frequentazione turistica.

Parole chiave: rifugi antiaerei, Seconda Guerra Mondiale, Porto Torres.

Abstract

In this work are presented the results of several years of research on air-raid shelters of the Turritan town, carried out with the agreement of the municipality. Thanks to the cultural event “Monumenti Aperti”, we were involved in this rediscovery of forgotten military structures. Over the years, three large collective shelters have been explored and documented as well as other small shelters.

The three collective shelters are all fully covered and well cared for, one of which is partially and regularly used for cultural exhibitions, the largest shelter was opened to tourism for several years during some cultural events; today, unfortunately, the interest in these facilities has again dropped. This research has allowed us to make available for visits a part of these refuges that today are just waiting to be put in order for a possible and desirable tourist enjoyment.

Keywords: air-raid shelters, Second World War, Porto Torres.