Abstracts of number 2/2016

La Falsa Porta. In ricordo di Giulio Cappa (1932–2016)

Carla Galeazzi, Carlo Germani

Riassunto

La “falsa porta”, in uso già in epoca Egizia e poi Etrusca, rappresenta la soglia dell’Ade sul limite della quale ci si congeda dalla famiglia per essere accolti in un’altra comunità. Simbolo di continuità fra il mondo dei vivi e il regno dei trapassati. Attraverso la falsa porta il defunto poteva comunicare con i propri cari, ricevere preghiere e offerte di cibo per la sua vita nell’aldilà. Il 21 Novembre 2016 Giulio Cappa ha varcato la soglia di una falsa porta, che vogliamo immaginare simile alle tante da lui studiate. Si è solo incamminato prima di noi ma, ne siamo certi, verso sponde non del tutto ignote.

The “false gate”. In memory of Giulio Cappa (1932-2016)

Abstract

The “false gate”, so called in ancient Egypt and later on in Etruscan epoch, denotes the threshold of Hades, on whose border the dead take leave of their family and are received into another community. It is a symbol of continuity between the living world and the realm of the dead. Through the false gate the deceased could communicate with his loved ones, receive prayers and food offerings for his afterlife. On November 21, 2016 Giulio Cappa has crossed the threshold of a false gate, that we wish to think similar to the many he has studied. He has set out before us, but toward shores not altogether unknown. He was a topographer, a speleologist and a photographer; he took part to many speleological campaigns in Lombardy, Piedmont, Tuscany, Sardinia, Campania and Calabria. He contributed to the making of the cadastre of Italian natural and artificial caves, the making of the census record cards and of the encoding of the various typologies. He dedicated to natural caves, artificial cavities, to the didactics of speleological subject, to the establishment of the Commission for Artificial Cavities of the Italian Speleological Society, and to the journal Opera Ipogea. Kind and competent, purposeful and forbearing, he has always taken to heart the development of Speleology in all its forms, supporting the growth of generations of speleologists.

 

Giulio Cappa (1932-2016). Foto Tullio Dobosz.

 

Horvat Midras (Khirbet Durusiya): an ancient settlement and its artificial cavities in the Judean Foothills, Israel

Boaz Zissu, Amos Kloner, Amir Ganor, Rina Avner & Alon Klein

Abstract

Horvat Midras is located in the central Judean Foothills, c. 6 kms NE of the Roman city of Beth Guvrin – Eleutheropolis, beside the main Roman road to Jerusalem. At the peak of its development, during the Roman period – 1st century CE, the settlement’s built-up area covered more than 12 hectares, which makes it one of the largest ancient rural sites in the region. This Jewish settlement was destroyed during the Bar Kokhba Revolt (132-136 CE). A Late Antique church was excavated by our team in the northern part of the village. The earlier strata, underneath the church floor, include remains of a building and of underground chambers, from the late Hellenistic – Early Roman period. The underground chambers were interconnected by tunnels, and formed a typical hiding system which went out of use following the Bar Kokhba Revolt. After a hiatus during the 2nd  and 3rd centuries CE, the remains of the earlier buildings were leveled and a new basilican structure, paved with a white mosaic floor was erected. Its construction,  in the 4th century CE, was associated with a rock-cut venerated tomb – in our opinion – the raison d’etre of this architectural complex. This tomb was created within a rock-cut chamber, integrated in the earlier hiding system; the “creation” of the tomb dates to the 4th century. In the next architectural stage, a basilical church with marble columns and capitals and multicolored mosaic floors was erected. The church was built within the former basilical structure and reused some of its columns and walls. The apse was built above the tomb; the passage that gave access to the cave began in a room, built just north of the apse, which thus served as a martyrium. We identified at least two stages in the construction of this church, paved with exquisite multicolored mosaic floors; the second stage was marked by the westward extension of the bema, sealing of the passage between the north aisle and the martyrium and creation of a new entrance to it from the north, as well as construction of a structure—apparently a baptismal font—atop the passage leading from the martyrium to the empty tomb. On the basis of the numismatic findings and the style of the mosaics and capitals, this stage of construction can be dated to the third quarter of the 6th century CE. The numismatic record indicates that the structure remained in use during the Umayyad period, until it was destroyed in the earthquake of 749 CE. As with other sites in the Judean Foothills, a systematic study of the underground chambers carved out of the local chalk provides details about the site’s history. Our survey identified almost 60 artificial cavities and subterranean systems rock-cut under the settlement. They served a variety of purposes: cisterns, quarries, columbaria, ritual immersion baths, storerooms, etc. In ten caves located under the buildings of the ancient settlement, we detected typical hiding systems. A study of the layout and plan of the hiding systems and of the artifacts found in them are an important source of information about the settlement in the late Second Temple period and during the Bar Kokhba Revolt. Dozens of rock-cut tombs were hewn out of the slopes that surround the settlement. One hypogeum, built of ashlars and decorated was dated to the 1st and 2nd centuries CE. A tunnel connects this hypogeum to a smaller burial cave with three arcosolia, hewn during the Byzantine period. Red crosses were drawn on the walls of the cave, along with the letters ΙΧ (iota and chi, standing for Ιησους Χριστος = Jesus Christ) and ΑΩ, (alpha and omega, the first and last letters of the Greek alphabet, an allusion to Jesus’ statement, “I am the Alpha and the Omega, the first and the last, the beginning and the end” (Revelation 22:13).

Horvat Midras (Khirbet Durusiya): Un Antico insediamento in Cavità Artificiali a Judean Foothills, Israele

Riassunto

Horvat Midras si trova nella zona centrale della Giudea, circa 6 km a NE della città romana di Beth Guvrin – Eleutheropolis, accanto alla principale strada romana per Gerusalemme.
Al culmine del suo sviluppo, durante il periodo romano – I secolo d.C. – l’abitato della colonia si estendeva per più di 12 ettari, il che lo rende uno dei più grandi siti antichi rurali della regione. Questo insediamento ebraico è stato distrutto durante la rivolta di Bar Kokhba (132-136 d.C.).
Una chiesa tardoantica è stata scavata dal nostro team nella parte settentrionale dell’insediamento. Gli strati più antichi, sotto il pavimento della chiesa, includono i resti di un edificio e di camere sotterranee, dal periodo tardo ellenistico all’età romana antica. I sotterranei sono stati collegati tra loro da cunicoli, e formano un sistema “nascosto” tipico, che è andato in disuso in seguito alla rivolta di Bar Kokhba.
Dopo una pausa durante il II e III secolo d.C., i resti degli edifici precedenti sono stati livellati e una nuova struttura basilicale, pavimentata con un mosaico bianco è stata eretta. La sua costruzione, nel IV secolo d.C., è stata associata ad una tomba venerata scavata nella roccia – a nostro avviso – la ragion d’essere di questo complesso architettonico. Questa tomba è stata creata all’interno di una camera scavata nella roccia, integrata nel sistema “nascosto” accennato in precedenza; la realizzazione della tomba risale anch’essa al IV secolo d.C.
Nella successiva fase architettonica è stata eretta una chiesa basilicale con colonne e capitelli di marmo e pavimenti a mosaico multicolore. La chiesa è stata costruita all’interno della struttura ex basilicale e ha riutilizzato alcune delle sue colonne e le pareti. L’abside è stata costruita sopra la tomba; il passaggio che dava l’accesso alla grotta si apriva in una stanza, costruita a nord dell’abside, che quindi fungeva da martyrium.
Abbiamo identificato almeno due fasi della costruzione di questa chiesa, pavimentata con raffinati pavimenti a mosaico multicolore; la seconda fase è stata segnata dall’estensione verso ovest della bema, dal mantenimento del passaggio tra la navata nord e il martyrium e dalla creazione di un nuovo ingresso da nord, così come dalla costruzione di una struttura – apparentemente una fonte battesimale – in cima al passaggio che conduce dal martyrium alla tomba vuota.
Sulla base dei ritrovamenti numismatici e in base allo studio sullo stile dei mosaici e dei capitelli, questa fase di costruzione è databile al terzo quarto del VI secolo d.C. Il record numismatico indica che la struttura è rimasta in uso durante il periodo Omayyade, fino a quando non fu distrutta nel terremoto del 749.
Come in altri siti della Giudea, uno studio sistematico delle camere sotterranee scavate nel gesso locale, fornisce dettagli sulla storia del sito. La nostra indagine ha identificato quasi 60 cavità artificiali e sistemi sotterranei scavati nella roccia sotto l’insediamento. Tali opere ipogee hanno svolto una varietà di destinazioni d’uso: cisterne, cave, colombari, bagni per immersioni rituali, magazzini, ecc. In dieci grotte situate sotto gli edifici dell’antico insediamento abbiamo rilevato tipici sistemi di difesa e rifugio (nascondigli). Uno studio del piano di sviluppo dei sistemi di rifugio e dei reperti trovati in essi sono una fonte importante di informazioni riguardanti l’insediamento alla fine del periodo del Secondo Tempio e durante la rivolta di Bar Kokhba.
Decine di tombe scavate nella roccia sono state scavate lungo le pendici che circondano l’insediamento. Un ipogeo, costruito con conci e decorato, è stato datato al I-II secolo d.C. Un tunnel collega questo ipogeo ad una cavità più piccola, destinata a sepoltura con tre arcosoli, scavata durante il periodo bizantino. Croci di colore rosso furono disegnate sulle pareti della grotta, insieme con le lettere ΙΧ (iota e chi, a significare Ιησους Χριστος = Gesù Cristo) e ΑΩ, (alfa e omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, un’allusione alla dichiarazione di Gesù, “Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine” (Ap. 22,13).

Midras: grande colombario. Large Columbarium. Foto Boaz Zissu.

 

La fossa del castello di San Giorgio e i sotterranei allagati di Palazzo Ducale (Mantova, Italia)

Davide Bettoni, Paola Bettoni

Riassunto

Il contributo presenta i risultati di uno studio condotto dalla dott.ssa Paola Bettoni per la tesi di Laurea Specialistica in Architettura dal titolo “Palazzo Ducale e le sue acque: storia, ricerca e manutenzione del fossato del Castello di San Giorgio e dei locali ipogei di Corte Nuova” presso il Politecnico di Milano, nell’anno 2011/2012. La ricerca è stata effettuata al fine di poter eseguire una corretta manutenzione ordinaria del sistema idraulico del fossato attorno al Castello di San Giorgio. Ciò ha comportato lo studio della storia del suo funzionamento e manutenzione nonché la riscoperta dei locali ipogei ad esso direttamente collegati e sottostanti l’adiacente Palazzo definito Corte Nuova. Questi diversi immobili fanno parte dell’ampio Palazzo Ducale di Mantova e il loro intimo legame fisico con l’acqua ha fatto sorgere numerose domande sulla loro nascita, conformazione ed evoluzione nei secoli, a cui si è cercato di dare una risposta.

The moat of the St. George’s Castle and the flooded undergrounds of the Ducal Palace (Mantova, Italy)

Abstract

The paper presents the results of a study conducted by Dr. Paola Bettoni for the thesis of Master in Architecture entitled “Ducal Palace and its waters: history, research and maintenance of the moat of the Castle of St. George and underground premises New Court” at the Politecnico of Milano, in the year 2011/2012. The research was carried out in order to ensure successful maintenance of the hydraulic system of the moat around the Castle of St. George. This has involved the study of the history of its operation and maintenance as well as the rediscovery of the local underground to it directly linked and below the adjacent Palace defined New Court. These different properties are part of the large Ducal Palace in Mantua and their intimate physical relationship with water has given rise to many questions about their birth, conformation and evolution over the centuries, in which we tried to give an answer.

 

Le cavità artificiali per la conservazione dei cereali nella Sicilia Medievale. Nuovi dati da un’analisi tecnica

Antonio Alfano, Gabriele D’Amico

Riassunto

Si presentano i risultati di un recente studio che ha riguardato le escavazioni ipogee per la conservazione anaerobica dei cereali. Partendo dalle fonti scritte si è proceduto ad un’approfondita analisi tecnica ed allo spoglio bibliografico che ha portato al censimento di numerose cavità di diversa forma in un arco cronologico compreso tra il VI ed il XIV secolo. Nello specifico l’area di interesse è quella delle valli del fiume Jato e del Belìce Destro, in cui si concentrano escavazioni dalle dimensioni inusuali e relative all’immagazzinamento del surplus raccolto nei territori della diocesi di Monreale.

Artificial caves for storing grain in Medieval Sicily. New data from technique investigation

Abstract

We present the results of a recent study regarding the underground excavations for anaerobic conservation of grain. Starting from the written sources, an in-depth technical analysis follows, and a bibliographic studiesthat led to the census of numerous cavities of different shapes in a period between the sixth and the fourteenth centuries. In particular, the interested areas are the valleys of the Jato River and the “Belìce Destro”, where some excavations of unusual size are located, concerning the storage of surplus collected in the territories of the diocese of Monreale.

 

Doğanli underground shelter (Cappadocia – Turkey)

Ali Yamaç, Ezgi Tok

Abstract

Today, the region known with its ancient name as “Cappadocia” includes the Turkish provinces of Nevsehir, Aksaray and Kayseri. In this region, different underground structures such as houses, barns and churches were excavated by the locals for centuries in the tuffaceous rocks spewed out of volcanoes active in the late Pliocene and Pleistocene period. However, the most interesting of these structures, without a doubt, are the underground shelters. These structures, carved for defensive purposes probably between 7th and 12th centuries, are found in almost every part of Cappadocia. Thus far, only a small part of those hypogea have been surveyed. This article describes surveys and explorations conducted by OBRUK Cave Research Group on Doğanli (Forty Steps) Underground Shelter located at a fairly remote place in the south of Kayseri, the capital of ancient Cappadocia.

Rifugi sotterranei di Doğanli (Capadocia – Turchia)

Riassunto

Oggi, la regione conosciuta con il nome antico di “Cappadocia” comprende le province turche di Nevsehir, Aksaray e Kayseri. In questa regione diverse strutture sotterranee, come case, stalle e chiese sono state scavati dalla popolazione locale per secoli nelle rocce tufacee prodotte dai vulcani attivi nel tardo Pliocene e nel Pleistocene. Tuttavia, le più interessante tra queste strutture, senza dubbio, sono i rifugi sotterranei. Queste opere, scavate a scopo difensivo, probabilmente tra VII e XII secolo, si trovano in quasi ogni parte della Cappadocia. Finora, solo una piccola parte di questi ipogei è stata rilevata e documentata scientificamente. Questo articolo descrive le indagini e le esplorazioni condotte dall’OBRUK Cave Research Group nel rifugio sotterraneo di Doğanlı (“quaranta passi”) situato in un luogo abbastanza remoto nel sud della provincia di Kayseri, la capitale dell’antica Cappadocia.

6 Doganli Opera Ipogea 2_2016

Doganli. Foto A.E. Keshin

 

Latera (Viterbo, Italy), the breath of the Earth

Bellocchi Edoardo, Morucci Marco

Abstract

In this work we describe a sulphur mine in between a caolin bedding inside the calderic depression of Latera (Viterbo, Italy) not far from the ENEL geothermic plant, at the moment dismissed. The mine was active since the end of the 19th century until the half of the 20th, and was then abandoned because of noxious gas exhalations. Nowadays in the forecourt there still is an active gas vent. We performed analyses of some parameters of these exhalations and of the water of a nearby spring. In this work we describe also the evolution steps of the caldera and its mineral deposits, particularly a large deposit of fluorite in the intracalderic beddings.

Latera (Viterbo, Italia), il respiro della Terra

Riassunto

In questo lavoro viene descritta una miniera di zolfo alloggiata in un deposito di caolino, situato all’interno della caldera di Latera (provincia di Viterbo), poco distante dall’abitato omonimo e dalla centrale geotermica ENEL in dismissione. La miniera fu coltivata dalla fine dell’Ottocento fino a metà Novecento, e venne abbandonata a causa delle esalazioni gassose. Tutt’oggi nel piazzale antistante è presente una sorgente gassosa attiva. Sono state eseguite analisi di alcuni parametri del gas con rilevatore Draeger Quantimeter, e dell’acqua di una sorgente limitrofa. Nel presente lavoro vengono anche descritte le tappe evolutive della caldera di Latera con particolare riguardo ai suoi giacimenti minerari, tra i quali un cospicuo giacimento di fluorite nell’area intracalderica.

7 Latera Opera Ipogea 2_2016

La caldera di Latera. Foto Edoardo Bellocchi, Marco Morucci

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