Abstracts of number 1/2016

Vittorio Castellani. Archeologo e speleologo

Roberto Bixio, Vittoria Caloi, Arrigo A. Cigna, Francesco De Sio, Sossio Del Prete, Carla Galeazzi

Riassunto

Vittorio ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell’Astrofisica italiana del dopoguerra, sia come scienziato nel campo dell’astrofisica stellare sia come figura di riferimento nell’organizzazione della Ricerca. Professore ordinario all’Università di Roma e di Pisa, Accademico dei Lincei, è stato direttore del Laboratorio di Astrofisica Spaziale di Frascati, Presidente del Gruppo Nazionale di Astronomia, Presidente della Società Astronomica Italiana,membro del Consiglio per le Ricerche Astronomiche, Direttore dell’Osservatorio di Teramo. Ha rappresentato l’Italia nel Council dell’ESO e presso l’International Astronomic Union. Presidente della Società Speleologica Italiana dal 1979 al 1987, suo socio onorario dal 2004. Dagli anni ‘80 si era occupato prevalentemente di opere ipogee artificiali (idraulica antica nel bacino del Mediterraneo e nell’area asiatica). Membro della Commissione Nazionale Cavità Artificiali fin dall’epoca della sua costituzione, ha diretto il Comitato Scientifico di questa rivista dal 1999. Ricercatore e studioso appassionato, indagava le verità del mondo sotterraneo con lo stesso rigore scientifico che, in ambito universitario ed accademico gli era valso a ricevere prestigiosi ed ambiti riconoscimenti. Univa una grande cultura e una grande intelligenza: queste qualità, assieme all’abitudine alla ricerca scientifica, gli permettevano di isolare gli aspetti significativi emersi nel corso di una indagine, fosse speleologica, archeologica o astronomica. Per questo il suo parere è sempre stato autorevole ed illuminante. Autore di innumerevoli pubblicazioni ed articoli di settore, incoraggiava la ricerca e l’esplorazione del territorio, la pubblicazione e la divulgazione. Non a caso nel suo secondo mandato da presidente della Società Speleologica Italiana accolse la richiesta di Paolo Forti affinché il Centro di Documentazione Speleologica di Bologna – oggi noto in tutto il mondo – potesse contare su un proprio budget. Dopo la sua morte la famiglia Castellani ha donato al Centro Documentazione la biblioteca speleologica di Vittorio: alcune centinaia di libri, fascicoli ed estratti che hanno permesso di incrementare in modo sostanziale il corpus relativo alla speleologia in cavità artificiali. Ha fatto parte del Soccorso Alpino (in seguito CNSAS) come responsabile del V Gruppo ed ha promosso la costituzione della Federazione Speleologica del Lazio. Nel decennale della scomparsa un gruppo di amici e colleghi ha ritenuto opportuno raccogliere e riordinare la sua bibliografia. Con un attivo scambio di notizie e di informazioni è stato possibile completare un elenco, forse non ancora del tutto completo ma sufficiente a fornire indicazioni per reperire i vari lavori. Ci auguriamo che in questo modo la vasta ed eterogenea produzione di Vittorio non vada persa e rimanga nel tempo a disposizione di quanti non hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo.

Abstract

Vittorio played a decisive role in the development of Italian Astrophysics in the postwar period, both as a scientist in the field of stellar astrophysics and as an organizer of research activities. Full professor at La Sapienza, Rome and at Pisa university, member of the Accademia dei Lincei, he has been director of the Space Astrophysics Institute in Frascati, president of the Astronomy National Group of the CNR, president of the Italian Astronomical Society, member of the Council for astronomical researches, director of Teramo observatory. He has represented Italy in the ESO council and in the International astronomical union. President of the Italian Speleological Society from 1979 to 1987, and an honorary member from 2004. Since the ‘80 his main interest has been the study of underground artificial cavities (ancient hydraulics in the Mediterranean basin and in various Asian sites). He has been a member of the National Commission for artificial cavities since its establishment and has directed the magazine of the Commission from 1999. A keen researcher, he investigated the underground world with the same scientific strictness that procured him a major international prestige for his academic research. He was a deeply learned man with a great intelligence, and well trained in scientific research: these qualities allowed him to grasp easily the relevant features in any research, in speleology as well as in archeology or astronomy; for this reason his advice has always been influential and enlightening. The author of countless publications and papers, at the same time he was engaged in promoting the investigation of the territory and the circulation of knowledge. Not for nothing, during his second term as president of the SSI, he accepted the request by Paolo Forti of endowing the Documentation Center (at present well known all over the world) with a budget of its own. After his death, the Castellani family donated Vittorio’s speleologic library to the Documentation Center: a few hundred books, dossiers and files which have upgraded substantially the corpus on speleology in artificial cavities. He has been in charge of the Fifth Group of the Alpine rescue team (afterwards CNSAS) and has promoted
the establishment of the Latium Speleological Federation. On the occasion of the ten years after Vittorio’s death, a group of friends and coworkers considered it appropriate to collect and put in order his bibliography. A lively interchange of information and suggestions has allowed to obtain a list, perhaps not altogether complete, but sufficient, to provide the indications necessary to find the desired publication. Our hope is that the vast and versatile cultural production of an important scholar be not lost over time, but may remain available, also for those who had not the fortune of meeting him.

 

Le cavità militari del monte di Cuma (Campania, Italia)

Ivana Guidone, Giuseppe Cerullo, Peter Knight, Umberto Del Vecchio, Luca Cozzolino, Norma Damiano

Riassunto

Il Monte di Cuma è l’ultima propaggine settentrionale della nota area vulcanica dei Campi Flegrei. Tale promontorio chiude a nordovest il golfo di Napoli e si distingue per la presenza d’interessanti cavità artificiali ricavate, fin dall’Età antica, nelle considerevoli deposizioni piroclastiche che caratterizzano la geologia del sito. A questi ipogei più antichi si affiancano i bunker militari del XX secolo, oggetto dei nostri studi, che si sviluppano lungo il lato nord del Monte di Cuma su più livelli di quota. Le prime esplorazioni dei bunker furono eseguite dal Gruppo Speleologico CAI di Napoli che nel 1991 documentò cinque cavità pertinenti una struttura militare difensiva databile indicativamente tra il 1940 e il 1943. Recenti studi hanno riguardato altri tre bunker dello stesso periodo storico; uno di questi ultimi, rinforzato come tutti gli altri in calcestruzzo, s’imposta direttamente su strutture d’età romana attestando un singolare, ma non raro, reimpiego architettonico in ambiente ipogeo. Tutti i bunker di Cuma confermano la presenza di un ampio e articolato sistema fortificato predisposto a difesa della costa per contrastare l’eventuale sbarco delle truppe Alleate.

Abstract

The Mount of Cuma can be considered the latest northern offshoot of the famous volcanic area known as Campi Flegrei and it closes the northwest of the Gulf of Naples. Since ancient age this promontory is characterized by the presence of interesting artificial cavities which are hand-dug in the considerable pyroclastic deposits that well define the geology of the site. These oldest caves are accompanied by other underground bunkers of the twentieth century, subject of our studies, which are developed along the northern side of the Mount of Cuma on different levels. The first explorations of the bunkers were performed by the Speleological Group CAI Napoli in 1991, who documented five cavities pertinent to a military defensive structure, approximately dated between 1940 and 1943. Recently documented are three other cavities pertaining to the same historical period; one of these bunkers, of concrete as the others, sits directly on an ancient Roman structure
and certifies an unusual, but not rare, architectural reuse in an underground context. All these local military bunkers confirm the presence of a once broad and stable military core prepared to defend the coast and oppose the possible landing of enemies.

 

La cisterna perduta dell’antica Teate (Chieti – Abruzzo)

Daniele Mancini, Francesco Morra, Errico Orsini, Michele Betti

Riassunto

L’area dei Tempietti Romani della città di Chieti è il risultato di diverse fasi costruttive antiche ed interventi di restauro realizzati nei primi anni del XX secolo. La struttura ipogea oggetto di questo studio è stata individuata durante il censimento delle cavità sotterranee operato dal Centro Appenninico Ricerche Sotterranee ed è probabilmente facente parte del sistema di approvvigionamento idrico dei templi, per poi divenire deposito dei materiali di risulta proveniente dai lavori di riqualificazione urbanistica.

Abstract

The Roman Temples area of Chieti is the result of several building phases and ancient restorations realized in the early twentieth century. Despite being located in a Roman square temples, commonly are called temples of St. Paul, and being not only pagans but ancient. Have been identified with certainty by Desiderio discerned with the excavations begun in the 20s of 20th century. In 1997, during the restoration work of the temple complex, it was brought to light an additional underground space. In the archaeological area there are three temples close to one another, in which Jupiter, Juno and Minerva were worshipped. In this research the underground structure was identified during the hypogeous cavities census made by the Centro Appenninico Ricerche Sotterranee. May be, at the beginning, the cistern was a part of a water supply system and after it became a storage for materials resulting from the work of urban renewal.

 

Underground shelter of Golgoli (Cappadocia – Turkey)

Ali Yamaç, Eric Gilli

Riassunto

The region known today with its ancient name as “Cappadocia” includes the Turkish provinces of Nevsehir, Aksaray and Kayseri. In this region, different underground structures such as houses, barns and churches were excavated by the locals for centuries in the tuffaceous rocks spewed out of volcanoes active in the late Pliocene and Pleistocene period. However, the most interesting of these structures are, without doubt, the underground shelters. These structures, carved for defensive purposes probably between 7th to 12th centuries, are found in almost every part of Cappadocia. There are more than 200 examples identified to date in the region. Only a small part of those hypogea have been surveyed so far. In this study, we will examine two different unpublished rock-cut shelters at the ancient settlement of Golgoli near Sinasos (Mustafapaşa). Even though it is quite close to touristic Cappadocia, Mustafapaşa is one of the neglected settlements in this region. On the other hand, this settlement shares similar geomorphological formations with the rest of the region and there are countless rock-cut dwellings in its surroundings.

Abstract

La Cappadocia è una regione storica dell’Anatolia che comprende le provincie di Nevsehir, Aksaray e Kayseri. Le rocce tufacee formatesi per l’azione eruttiva dei vulcani attivi nel tardo Pliocene e nel Pleistocene sono state scavate per secoli dalle popolazioni locali per la realizzazione di abitazioni, chiese e granai. Tra le differenti strutture scavate, i rifugi sotterranei costituiscono l’esempio più interessante. Tali strutture, realizzate a scopo difensivo tra il VII e il XII secolo, sono distribuite in ogni parte della regione. Sebbene siano stati identificati più di duecento rifugi sotterranei all’interno della regione, solo una piccola parte di essi è stata studiata e rilevata. In questo lavoro esamineremo due rifugi sotterranei inediti che si trovano nell’antico insediamento di Golgoli vicino Sinasos (Mustafapaşa). Tale località presenta una struttura morfologica e geologica molto simile agli altri insediamenti dell’area, ed è caratterizzata da un ricco patrimonio rupestre. Nonostante queste caratteristiche, e la sua posizione non distante dai centri turistici della Cappadocia, la città di Mustafapaşa o (Sinasos) è uno degli insediamenti che non hanno ancora ricevuto il giusto rilievo culturale.

 

Rock-cut cisterns and funnels in Cappadocia (Turkey). Considerations on findings in Göreme, Şahinefendi and Sarıhıdır sites

Andrea Bixio, Roberto Bixio, Andrea De Pascale, Eric Gilli1

Riassunto

The strategies for water collection, storing and distribution are fundamental for any human settlement. In Cappadocia, a region located on the Central Anatolian Plateau (Turkey), characterized by wide areas of volcanic tuffs, the ancient water works, as well as the dwellings, the churches, the refuges and whole villages, are mostly carved in the rock. Since the 1990s several researchers, with expertise in caving, started specific surveys on Cappadocian underground water works, finding out the draining function of longitudinal tunnels, dug to reclaim the deep valleys around Göreme for farming purposes and, most recently, the real structure and construction techniques of “tunnel-cisterns” consisting of tunnels fed by loose stone trenches, instead of “chamber-cisterns”. In this article we describe and compare some rock devices for water supply, alternative to wells and aqueducts, located and documented during recent expeditions in the four sites of Göreme, Uçhisar, Şahinefendi and Sarıhıdır, in the provinces of Nevşehir and Ürgüp. Those devices basically consist of “chamber cisterns”, excavated in the cliffs, fed by rock-cut “funnels”, that is a combined device of an opencast collecting basin, on the top of the cliff, and a vertical duct (downpipe) coming down to the ceiling of the cistern. Instead of water tables or sources, this system is directly fed by rainfall and snow melting, mainly during the spring, stored inside underground spaces, also pensile, adequate for domestic and farming needs and to provide drink for animals during the dry seasons. Actually, due to presence of flooded parts or to the erosional activity, always in progress, which caused destruction of large parts of the rock mass, it was not possible to entirely document every structure. However, the comparative analysis of the four sites provides some insights which allow us to present what we believe is a plausible scheme based upon similarity of the structures.

Abstract

Le strategie di raccolta, conservazione e distribuzione dell’acqua sono basilari per qualsiasi insediamento umano. In Cappadocia, regione collocata sull’Altipiano Centrale Anatolico, caratterizzata da enormi estensioni di tufo vulcanico, gli antichi impianti idrici, così come le abitazioni, le chiese, i rifugi e interi villaggi, sono stati in gran parte realizzati scavando all’interno delle masse rocciose. Dagli anni Novanta del Novecento diversi ricercatori, con esperienza speleologica, hanno dato inizio a indagini specifiche sulle opere idriche sotterranee della Cappadocia, scoprendo la funzione drenante dei cunicoli longitudinali, creati per la bonifica a scopi coltivi delle profonde valli attorno a Göreme e, più recentemente, la reale conformazione e tecnica costruttiva dei “cunicoli-cisterna” costituiti da tunnel alimentati da trincee-vespaio, anziché da camere. In questo articolo vengono descritti e comparati alcuni dispositivi rupestri destinati all’approvvigionamento idrico, alternativi a pozzi e acquedotti, individuati e documentati nel corso di recenti spedizioni nei quattro siti di Göreme, Uçhisar, Șahinefendi e Sarıhıdır, nelle province di Nevșehir e Ürgüp. Tali dispositivi sono essenzialmente costituiti da “cisterne a camera”, scavate nelle pareti delle falesie, alimentate da “colatoi” rupestri composti da un bacino di raccolta a cielo aperto, posto sulla sommità del gradone di roccia, e da un condotto verticale (pluviale) che scende sino al soffitto della cisterna. Tale sistema, anzichè da falde o sorgenti, è alimentato da precipitazioni meteoriche ed acqua di fusione nivale concentrate in primavera e accumulate in volumi sotterranei, anche pensili, sufficienti alle necessità domestiche, agricole e per l’abbeveraggio degli animali durante i periodi siccitosi stagionali. In realtà, a causa di parti allagate o dell’erosione, sempre in divenire, a seguito della quale grandi porzioni di roccia sono scomparse, non è stato possibile esplorare e documentare integralmente ciascuna struttura. Tuttavia, l’esame comparato dei quattro siti, fornisce riscontri reciproci che, per similitudine, hanno consentito la ricostruzione di uno schema, nei termini sopra esposti, che riteniamo attendibile.