Abstracts of number 1-2/2017

La Rutta ’e Ciauli. Una Latomia Medievale Ipogea. (Siracusa, Sicilia Sudorientale)

The Rutta ’e Ciauli. A Medieval Hypogean Quarry. (Siracusa, Southeastern Sicily)

Corrado Marziano

Riassunto

La Rutta ’e Ciauli è una latomia ipogea che si apre ai piedi di una falesia lungo la costa della città di Siracusa, Sicilia Sudorientale. Essa presenta molteplici interessi: geologico, paleontologico, storico e sulle antiche tecniche di estrazione. La falesia nella quale si apre è costituita da una bella sezione Plio-Pleistocenica, mentre all’interno è visibile una varia e diversificata malacofauna. Una prima descrizione è stata data dall’autore ad un recente convegno con la proposta di istituzione come geosito; mentre scopo del presente lavoro è quello di una migliore descrizione del sito e delle tecniche estrattive oltre all’esame delle diverse problematiche tuttora irrisolte.

Abstract

The Rutta ’e Ciauli is an hypogean latomia that opens at the foot of a cliff along the coast of the town of Siracusa, Southeastern Sicily. It has many interests: geological, palaeontological, historic and on old quarrying techniques. The cliff in which it opens is made up of a beautiful Pliocene-Pleistocene section, while a varied and diverse malacofauna is visible inside. A first description was given by the author at a recent meeting with the proposed institution as geological site (Marziano & Arena, 2016, in Geologia dell’Ambiente SIGEA supplement to n.3/2016); while aim of this work is a better description of the site and of the extraction techniques as well as of the various problems still unresolved.

 

Le cave Romane di Lapis Specularis della Vena del Gesso Romagnola (Ravenna, Italia)

The Roman quarries of Lapis Specularis in the Vena del Gesso Romagnola (Ravenna, Italy)

Giovanni Belvederi, Massimo Ercolani, Maria Luisa Garberi, Piero Lucci, Garibaldi (Baldo) Sansavini

Riassunto

Il lavoro presenta lo studio effettuato dalla Federazione Speleologica dell’Emilia-Romagna sulle cave di epoca romana di Lapis Specularis, scoperte nell’area della Vena del Gesso (Emilia-Romagna, Italia). Il lavoro presenta la ricostruzione tridimensionale di una di queste cave, Cà Toresina, effettuata attraverso il metodo fotogrammetrico.

Abstract

The paper presents the discovery of Lapis Specularis quarries in the Vena del Gesso area (Emilia-Romagna, Italy). These quarries are from roman age and are characterized by many man-made traces of digging tools and some archeological materials. The paper presents also the methodology used for the three-dimensional reconstruction of the roman quarry Cà Toresina through the photogrammetry 3D. Using the software Agisoft Photoscan and copious sets of photos it is possible to construct an accurate 3D model useful to divulgation and scientific research.

 

Le gallerie di captazione delle acque termali di Porretta (Appennino Tosco Emiliano)

The drainage tunnels of the Porretta thermal waters (Northern Apennines, Bologna)

Stefano Vannini, Danilo Demaria, Alessandro Stefani

Riassunto

Le Terme di Porretta vantano una lunga tradizione: le prime attestazioni di un uso curativo delle sue acque risalgono ad età romana, mentre dal medioevo esso si sviluppa con continuità, affiancando alla pratica medica un’ampia trattatistica che, iniziando con Tura da Castello (XIII sec.), contribuisce a porre queste terme fra le più note e frequentate d’Italia. Lo stesso paese di Porretta nasce e si sviluppa attorno e al servizio dei frequentatori delle sorgenti termali. Peculiarità delle acque porrettane è la grande variabilità delle loro caratteristiche chimico-fisiche, esito di una complessa situazione geologica, a cui fa riscontro un ampio spettro di applicabilità nel settore terapeutico.

Abstract

The thermal baths of Porretta have a long tradition: the first evidences of a curative use of its hot waters date from Roman times. In Middle Ages healthy treatments take a wide development, together with the first medical treatises (e.g. Tura da Castello, 13th cent.). The Porretta baths become one of the most important and attended thermal sites of Italy. The same town of Porretta develops around the baths and for service of the visitors. The Porretta hot waters have a wide range in chemical-physical properties, as a result of the complex geological sketch: so, each spring has specific and wide therapeutic uses. Recently, a multidisciplinary research started off with the aim to increase our knowledge on the hydrogeological basin and to optimize the running of this precious thermal resource.

 

Miniere di Zolfo nella Romagna orientale

Sulphur Mines in the eastern Romagna

Giovanni Belvederi, Massimo Ercolani, Maria Luisa Garberi, Sabrina Gonnella, Fabio Peruzzi, Giovanni Rossi, Garibaldi (Baldo) Sansavini

Riassunto

Il progetto di ricerca “Gessi e solfi della Romagna Orientale” si prefigge di rilevare, documentare e studiare le cavità naturali e artificiali della Romagna orientale. Il territorio interessato si estende dalla valle del Savio (provincia di Forlì-Cesena) fino al nuovo confine regionale con le Marche, dopo l’annessione dei sette comuni dell’alta Valmarecchia nella provincia di Rimini. La miniera più importante dell’area è sicuramente la miniera di Perticara che nel momento di massimo splendore era la miniera di zolfo più grande d’Europa. Per poterla esplorare è necessario utilizzare degli strumenti di auto protezione per zone confinate e con Ambienti a Carenza di Aria Respirabile (ACAR). Nella valle del Savio l’estrazione dello zolfo è documentata fin dall’epoca Romana. Formignano è la principale miniera della zona e ha lavorato fino al 1962. Gli speleologi della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna hanno esplorato anche la miniera dell’Inferno, la solfatara di Predappio e altre. Il lavoro presenta un quadro delle miniere esplorate.

Abstract

The Emilia-Romagna Regional Speleological Federation launched a complex research project: “Eastern Romagna Gypsum and Sulphur”, aimed at surveying and studying the artificial and natural cavities in Eastern Romagna (northern Italy). Many important artificial cavities are present in the area, which hold impressive industrial archaeology, historical and social values. Among these, the mines that quarried sulphur from the Gessoso-solfifera Formation. Undoubtedly the most interesting one is the Perticara Mine (Novafeltria), that was, in its heyday, the most important sulphur mine in Europe. To walk through the mine with relative security, it is necessary to use breathing apparatus for confined spaces and breathable air lack (ACAR) and gas detectors. Sulphur extraction in the Savio valley is documented since the Roman period. Formignano is the main mine in the area; the extraction works ended in 1962. The speleologists explored other sulphur mines, too: the Inferno Mine in Sapigno, and the Solfatara of Predappio, among the others. The paper presents the works and re-exploration by the speleologists of Emilia-Romagna Speleological Federation in these and other mines.

 

Il bacino sulfureo dell’Urbinate (Appennino Marchigiano esterno)

The sulphur basin of Urbino area (external Marche Apennines)

Andrea Tamburini, Michele Betti, Stratos Diakatos Arvanitis, Paolo Giannotti, Matteo Giordani, Michele Magnoni, Enrico Maria Sacchi

Riassunto

Il bacino sulfureo dell’Urbinate fu uno dei principali punti estrattivi del centro Italia, soprattutto durante il periodo compreso tra il 1866 e il 1904 sfruttando diversi giacimenti di Gessoso-Solfifera (Messiniano). Tale bacino si estende geograficamente e geologicamente dalla località Fratterosa, a sud, fino alla zona di Macerata Feltria, a nord, ove affiorano i terreni epiliguri appartenenti alla cosiddetta “colata della Val Marecchia”, in prossimità del M. Carpegna, sviluppandosi su di una fascia di circa 45 km con direzione prevalente NW-SE. Dal punto di vista stratigrafico, il bacino è caratterizzato da depositi di età miocenica superiore comprendenti lenti di gesso, calcari solfiferi, salgemma e altri sali più solubili intercalati a sedimenti terrigeni e legati alla “crisi di salinità del Messiniano” che ha investito tutto il Mediterraneo. La Formazione della Gessoso-Solfifera si rinviene in prevalenza all’interno di strette sinclinali confinate strati graficamente tra la sottostante Formazione della Marnoso-Arenacea (Tortoniano inf.-Messiniano sup.) e la soprastante Formazione a Colombacci (Messiniano sup.). Inoltre, la fascia di interesse si presenta intensamente deformata da pieghe e fronti di accavallamento a vergenza orientale legati alla tettonica compressiva che ha coinvolto l’intero Appennino Umbro-Marchigiano. I maggiori punti estrattivi si riconducono alle miniere di San Lorenzo in Zolfinelli, Cavallino, Schieti, Pietrarubbia, Miniera della Morcia, Peglio, Fratterosa e Talacchio, più altrettanti punti di ricerca mai attivati come Coldelce e Farneto presso Colbordolo. Mediamente, i giacimenti presentavano strati madre, litologicamente marnosi-argillosi, con uno spessore di 0,5-0,8 metri, ed una resa ai forni compresa tra 8-12%. Inoltre, talvolta si presentavano anche per notevole estensione alterati e depauperati anche ad una certa profondità, mentre di regola in tutti i giacimenti solfiferi l’alterazione dello zolfo intacca solamente le porzioni più superficiali. Pertanto, date le condizioni di alterazione e di poca uniformità stratigrafica degli strati madre, accompagnati dal particolare assetto tettonico di cui è caratterizzato l’intero bacino, l’attività estrattiva si rivelò essere piuttosto complicata, costringendo la ricerca dei giacimenti più importanti, e a maggior tenore in zolfo, sempre più in profondità.

Abstract

The sulphur basin of Urbino area it was one of the major mining centres of central Italy, especially during the period included between 1866 and 1904, through the exploitation of the Gessoso-Solfifera Formation deposits (Messinian). Geographically and geologically, the basin extends from Fratterosa at South until Macerata Feltria toward North, covering a tight zone of about 45 km with a prevalent development direction of NW-SE, where outcrop the Epiligurid sediments of the so-called “colata della Val Marecchia”, near to Carpegna massif. From stratigraphic point of view, the basin is characterized by sediments of upper Miocene, that includes gypsum lenses, sulphur carbonates, rock salt, and other more soluble salts interbedded at terrigenous sediments. This geological formation is linked to “Messinian salinity crisis” that affected the entire Mediterranean Sea. The Gessoso-Solfifera Formation is mainly found within of tight synclines and stratigraphically bordered between the underlying Marnoso-Arenacea Formation (lower Tortonian-upper Messinian) and the overlying Colombacci Formation (upper Messinian). Furthermore, the interested area shows an intense deformation through folds and thrust-fronts at Eastern vergency, associated at compressive tectonics trend which involved the entire Umbria-Marche Apennines. The most important mining activities are localized to San Lorenzo in Zolfinelli, Cavallino, Schieti, Pietrarubbia, Morcia mine, Peglio, Fratterosa and Talacchio, in addition at other research areas like Coldelce and Farneto, near to Colbordolo, where the extraction it was never started. Generally, the sulphur deposits were found in marls-clay stratabounds with a mean thickness of 0.5-0.8 m and a yield to the furnaces of 8-12%. Moreover, these layers were found with an extended alteration and strongly depleted until to a considerable depth, while normally the sulphur alteration affects the outer portions of outcrops. Therefore, given the conditions of heavy alteration and low uniformity of the sulphur deposits, in addition to complex tectonic arrangement of the research area, the mining activity was appeared rather complicated, forcing the exploration always more in depth of most important deposits with a highest content in sulphur.

 

La Miniera di San Lorenzo in Zolfinelli nel Comune di Urbino (Marche, Italia)

The San Lorenzo in Zolfinelli Mine in the Municipality of Urbino (Marche, Italy)

Enrico Maria Sacchi, Michele Betti, Stratos Diakatos Arvanitis, Matteo Giordani,Michele Magnoni, Manlio Magnoni, Andrea Tamburini & Paolo Giannotti

Riassunto

Di tutte le miniere presenti nel bacino sulfureo dell’Urbinate quella di San Lorenzo in Zolfinelli è stata sicuramente la più importante sia per quantità di materiale estratto sia per la lunga vita estrattiva; si hanno notizie sull’estrazione di zolfo già dal 1600, ma è nel 1800 che la miniera raggiunge il massimo splendore. Nel 1904 la società Trezza-Albani, che gestiva la totalità delle miniere di zolfo romagnolo-marchigiane, chiude i cantieri che verranno riaperti nel 1917 dalla Società Montecatini dopo importanti investimenti, tuttavia i lavori di estrazione del minerale verranno sospesi nel 1932 a causa degli alti costi di gestione e nel 1941 verrà formalizzata la rinuncia alla concessione. Nel luglio del 1943 la società Saturnia chiede di rilevare la concessione e riaprire la miniera, tuttavia la caduta del Governo Mussolini, gli eventi legati all’armistizio, nonché la successiva realizzazione della linea gotica nell’area in cui insisteva il sito minerario, non hanno permesso la ripresa dei lavori. Dalle ricerche archivistiche e bibliografiche è emerso che la Miniera di San Lorenzo si sviluppa su sei livelli; sulla base degli elementi acquisiti è emerso che il primo livello, e molto probabilmente anche il secondo, non interferivano con le acque di falda. Le gallerie in oggetto, restaurate negli anni ‘20, sono state utilizzate dalla Montecatini sia per il transito del personale sia come gallerie di areazione per i livelli più profondi (circa 300 m sotto il livello del mare). L’estrazione del materiale nella gestione Montecatini avveniva tramite Pozzo Pompucci e Pozzo Donegani, distanti tra loro 1.130 m: il primo raggiunge la profondità di 346 m, il secondo di 310 m. Pompucci è l’ingegnere minerario che progettò l’omonimo pozzo sotto la gestione Albani mentre Donegani è stato presidente della Montecatini dal 1918 al 1945. La miniera era dotata di due discenderie denominate Ca’ Pietro e Ca’ Sanchio e due pozzi di areazione (in precedenza utilizzati per l’estrazione del minerale) denominati Villa e Antonietti.

Abstract:

From all the mines presented in sulphurous basin of Urbino’s land the one of San Lorenzo in Zolfinelli has been certainly the most important both for the amount of extracted material and the extractive long life; we have had news of sulfur extraction already in 1600 but in 1800 the mine reached its maximum splendor. In 1904 Trezza-Albani, the company that managed all the sulfur mines of Romagna-Marche area, closed the construction sites which they reopened in 1917 after extensive investment by the company Montecatini, however the mining works were suspended in 1932 due to the high management costs, and in 1941 desist from granting was formalized. In July 1943, the Saturnia company claimed to detect the granting and re-opened the mine, but the fall of Mussolini Government, the events related to the armistice and the subsequent construction of the Gothic Line in the area where the mine site insisted, do not have allowed the resumption of work. From archival and library research it showed that the St. Lawrence mine is spread over six levels; in the base on the acquired evidence has emerged that the first level, and most probably also the second, were not interfered with the ground water. The tunnels in question, restored in the 1920s, have been used by Montecatini for transit of personal and as ventilation galleries for deeper levels (ca. -300 m below sea level). The extraction of the material during Montecatini was trough the pit Pompucci and pit Donegani which were far between 1130 m: the first reaches the depth of 346 m the second of 310 m. Pompucci is the mining engineer who designed the honomyne sump under Albani while Donegani was president of Montecatini from 1918 to 1945. The mine was equipped with two inclined shafts called Ca’ Pietro and Ca’ Sanchio and two ventilation shafts (previously used for mineral extraction) called Villa and Antonietti.

 

Le miniere dimenticate della Majella: ricerca storica e studio della galleria di Torretta

Forgotten mines of mount Majella: historical research and study of Torretta’s tunnel

Gianluca Cassano, Francesca Ripa, Errico Orsini, Marta Di Biase, Federico Palazzese, Renato Pacchione, Morena Alitta

Riassunto

Tra la metà dell’800 e la metà del ‘900 le pendici della Majella sono state teatro del primo vero insediamento industriale in Abruzzo, finalizzato all’estrazione e lavorazione del bitume e dell’asfalto. Diverse società italiane ed estere si sono susseguite nel corso di quegli anni nella ricerca a cielo aperto ed in sotterraneo di questa materia prima. Le mattonelle per pavimentazioni qui prodotte, sono state utilizzate in tutt’Italia ed oltre oceano e gli abitanti dei comuni interessati da tali estrazioni (Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio, Roccamorice, S. Valentino in A. C.) hanno trovato per generazioni un’alternativa all’economia di sussistenza legata ad agricoltura e pastorizia. All’inizio degli anni ‘50 del secolo scorso il “business” del bitume è diventato sempre meno redditizio, con la graduale chiusura ed abbandono di tutte le miniere del territorio lasciando, nei decenni successivi, il tempo alla natura di riappropriarsi degli spazi che con duri sacrifici  l’uomo era riuscito a conquistare. Tra questi vecchi scavi la galleria di Torretta a Roccamorice rappresenta un chiaro esempio della difficoltà di ricostruire storia ed utilizzi di queste cavità.

Abstract

From 1870, to the middle 1900, Majella’s slopes were the scene of the first true industrial settlement of Abruzzo, finalized in mining and processing asphalt and bitumen. Many Italian and foreign companies followed in those years searching for this raw material underground and at open sky. Tiles for the pavings produced here, were used throughout Italy and overseas. Inhabitants of these lands (Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio, Roccamorice, S. Valentino in A.C.) have been able to benefit from this activity, that was carried on in parallel with the agriculture and pastoralism. At the beginning of the 1950’s, business of bitumen grew less profitable with the gradual closing and neglecting of all the mines leaving, in decades, time for Nature to re-appropriate the spaces that, with hard sacrifices, mankind had succeeded to conquer. Amongst these old excavations, in Roccamorice the Torretta tunnel represents a clear example of the difficulty of reconstructing the history and uses of these cavities.

 

Le immersioni subacquee in cavità artificiali: rischi ed opportunità

Exploration and documentation of submerged artificial cavities: risks and opportunities

Mario Mazzoli

Riassunto

Strutture ipogee di approvvigionamento idrico, cave, sistemi di difesa, miniere, sepolture, magazzini e vie di fuga possono richiedere il supporto di subacquei specializzati per la loro esplorazione e studio. In queste aree lo scopo delle immersioni è finalizzato al reperimento di informazioni diversamente non accessibili ed è per questo che dopo un primo “tuffo” conoscitivo è fondamentale portare fuori dall’acqua dati e immagini, anche se la frequente cattiva visibilità impedisce molto spesso la realizzazione di foto e filmati accettabili. Nella maggior parte dei casi le strutture ipogee sommerse hanno perso la loro funzione primaria e la condizione di allagamento è dovuta ad abbandono con conseguente rischio di degrado strutturale e ambientale. Una immersione, quindi, oltre a difficoltà di carattere tecnico può presentare elevati rischi biologici. Questo è uno dei principali motivi per i quali, nonostante le scarse profondità, la progressione subacquea in cavità artificiali richiede grande attenzione, esperienza specifica di immersioni in ambienti chiusi e talvolta complesse attrezzature per la protezione dello speleo subacqueo, il cui impiego non sempre è compatibile con le condizioni logistiche ed ambientali del luogo.

Abstract

The exploration and study of hypogeal structures used to supply water or used as quarries, defence systems, mines, tombs, storerooms or escape routes often requires the support of specialized cave divers. In such cases the aim of the immersion is to obtain information which would otherwise not be accessible; for this reason during a first fact-finding “dive” it is essential to bring to the surface data and images, even when the quality of the photos and videos is not very good because of the murkiness of the water. In most cases submerged hypogeal structures have lost their main function and abandonment is the cause of their being flooded. This results in the risk of structural and environmental decay. Therefore, a dive can present not only technical difficulties but also high biological risks. This is one of the main reasons why, even though the water may be shallow, there are specific requirements that need to be complied with, in order to safely undertake an underwater exploration in an artificial cavity. These requirements include the need for great attention, specific experience in immersions in closed spaces and often the use of complicated equipment for the protection of the diver, which, however, may not be compatible with the logistical and environmental conditions of the space.

 

La relazione fra la geologia e la progettazione dell’acquedotto romano di Bologna

The relation between geology and design of the Roman aquaeduct of Bologna

Danilo Demaria

Riassunto

L’acquedotto romano di Bologna è stato realizzato alla fine del I secolo a.C., probabilmente per volere dell’imperatore Augusto, rimanendo in funzione almeno fino alla fine dell’età romana. Prelevando l’acqua dal torrente Setta, circa 1 km a monte dalla sua confluenza nel fiume Reno, la conduceva alla città di Bononia con un percorso originale di 21 km, completamente in sotterraneo. Il dislivello fra il caput aquae e il punto di arrivo in città è calcolabile in 18,5 m, derivandone di conseguenza una pendenza media dello 0,9‰ (in realtà variabile nei singoli tratti e oscillante da un minimo di 0,43 a un massimo del 2,45‰). Un elemento che ha sempre incuriosito gli studiosi che nel corso del tempo si sono occupati dell’acquedotto è relativo proprio al “caput aquae” nel torrente Setta e non nel fiume Reno, ossia la scelta operata dai Romani di usufruire di un tributario e non del principale corso d’acqua locale.

Abstract

The Roman aqueduct of Bologna, realized at the end of the Ist cent. B.C. under the rule of Augustus, worked at least till the end of ancient times. It takes water from the Setta torrent, 1 km above it flows into the Reno river. With a length of 21 km, totally underground, it fed the city of Bononia (Bologna). The difference in height between the intake (“caput aquae”) and the final point in the city is 18.5 m, with a medium slope of 0.9‰ (ranging from a min. of 0.43 to a max of 2.45‰). Renovated in 1881, at the present it works with a flow of 0.55 m³/s, supplying the 10% of the needs of the modern city.

 

L’antico acquedotto ipogeo della Bolla a Napoli. Nuovi studi e ricerche speleologiche per una diversa attribuzione cronologica nella realizzazione della struttura

The ancient underground aqueduct of the Bolla in Naples (Italy). New studies and speleological researches for a different chronological attribution in the realization of the structure

Rosario Varriale

Riassunto

L’acquedotto ipogeo della Bolla rappresenta per la città di Napoli un fenomeno d’interesse speleologico rimasto ancora, purtroppo, parzialmente inesplorato. Fino al 10 maggio del 1885 questo acquedotto, insieme al più recente sistema idrico anch’esso sotterraneo del Carmignano inaugurato nel 1629, ha garantito la distribuzione delle acque potabili nel sottosuolo dell’intera superficie della città. L’acquedotto della Bolla captava le acque di un gruppo di sorgenti situate nella Piana di Volla, alle falde del monte Vesuvio. Dopo circa 8 km di sviluppo il canale adduttore entrava nella città di Napoli, ad est delle antiche mura di difesa e ad una quota di circa 13 metri s.l.m. Questo canale alimentava alcune fontane pubbliche, prevalentemente ubicate a sud della platea di via dei Tribunali, e riversava l’acqua in un’articolata rete ipogea di canali e di cisterne, in gran parte direttamente scavata nella formazione rocciosa di origine vulcanica del Tufo Giallo Napoletano e ad una profondità media di circa 25 metri. Il prelievo dell’acqua potabile avveniva dalla superficie attraverso una rete di pozzi collegati ad abitazioni private, edifici religiosi e strade pubbliche. Nonostante l’importanza rivestita da questo acquedotto nel millenario sviluppo urbanistico e sociale della città di Napoli, i primi studi e le esplorazioni del manufatto hanno avuto inizio soltanto nella metà del XIX secolo. La datazione cronologica dell’acquedotto della Bolla è risultata quasi sempre incerta e la sua realizzazione è stata spesso empiricamente associata al periodo di fondazione della città di Napoli, avvenuta nel VI secolo a.C. Tra il 2011 ed il 2015 l’autore è stato impegnato in una lunga attività di documentazione storica e di esplorazione speleologica di questo antico acquedotto. L’indagine è stata prevalentemente svolta nell’ambito geografico del pianoro corrispondente al perimetro del centro antico della città. Lo studio ha reso possibile la ricostruzione e la completa percorrenza di un’estesa rete di canali e di cisterne dell’antico acquedotto lunga circa 2 km e con una superficie di sviluppo pari a 23.634 m2. Tutte le 18 cavità ispezionate nel corso di questo programma di ricerca sono state nuovamente rilevate con l’adozione di un criterio esclusivamente basato sull’individuazione, l’analisi e l’interpretazione delle principali peculiarità strutturali del manufatto. Nel corso delle esplorazioni è risultato particolarmente importante lo studio ed il rilievo topografico dei tratti più antichi dell’acquedotto ubicati nell’ambito di alcuni comparti della città di notevole interesse archeologico per la presenza di antichi edifici pubblici e templi pagani di epoca greca e romana. Le osservazioni speleologiche, l’acquisizione di nuovi documenti storici e l’analisi del materiale fittile rinvenuto in alcune cavità hanno reso possibile l’elaborazione di questa proposta per l’assegnazione di una nuova ed attendibile cronologia dell’acquedotto della Bolla la cui costruzione sarebbe avvenuta oltre la data del V secolo d.C. e ben oltre, quindi, l’età romana.

Abstract

The ancient underground aqueduct of the Bolla is an extraordinary phenomenon of speleological interest, unfortunately, partially unexplored. Until May 10, 1885 this aqueduct, along with the latest water system of Carmignano, which opened in 1629 has guaranteed the distribution of drinking water in the subsoil of the entire surface of the ancient town. The aqueduct of the Bolla collects water from a group of water sources located in the so called area of Piana di Volla, at the foot of Vesuvius Mount. After 8 kilometres of development, the main channel reached the city of Naples, to the east of the old defence walls and at an altitude of about 12 meters above sea level. This channel poured the water in some public fountains located to the south of Tribunali street and in extensive underground labyrinth of channels and cisterns largely dug into the volcanic rock of the Yellow Neapolitan Tuff, at a depth of about 25 metres from the surface. The withdrawal of drinking water from the city surface was done through the wells connected to private houses, monasteries and public roads. Despite the importance of this ancient aqueduct in the urban and social development of Naples, the first studies and the explorations of the cavities began only in the XIX century AC. The date of construction of the Bolla aqueduct has been usually associated with the foundation of Naples, started in the VI century BC. Between 2011 and 2015 the author has been engaged in a long historical research and in the speleological exploration of this ancient aqueduct. The survey has been carried out primarily in the geographic district of the old centre of Naples. The research made possible the reconstruction and crossing of an aqueduct stretch of 2 kilometres long. Altogether 18 cavities with a development surface of 23.634 square metres were inspected. All cavities have been explored according to a search criteria based on the identification, analysis and interpretation of the main structural features of the aqueduct. During the survey the exploration and the topographic survey of the oldest routes of aqueduct located in the subsoil of the old city centre of Naples was very important. These routes of the aqueduct are very important for their geographical position that occurs in some areas of the ancient town of great archaeological interest of Greek and Roman age. The speleological observations, the acquisition of new historical documents and the analysis of some ceramics relics found inside the cavities made possible the development of this proposal for a new history of the Bolla aqueduct. This study aims to show that the construction of this aqueduct has started after the roman age and not before of the 5thAC.

 

Note preliminari sulle indagini speleologiche e bibliografiche dell’acquedotto “Fontana” (Velletri- Nemi, Roma) e sua correlazione con una precedente struttura idraulica quattrocentesca

Preliminary notes about the speleological and bibliographic investigations of “Fontana” aqueduct (Velletri-Nemi, Rome) and its correlation with one previous fifteenth century hydraulic system

Carlo Germani, Carla Galeazzi, Ruggero Bottiglia, Sandro Galeazzi

Riassunto

L’Acquedotto Fontana fu realizzato tra il 1607 e il 1612 dall’architetto Giovanni Fontana per alimentare la città di Velletri (Roma). Si tratta di un’opera imponente, dello sviluppo complessivo di circa 14 chilometri, che interessa i comuni di Velletri e Nemi sui Colli Albani. La struttura, non più in uso dal 1970, presenta ancora tratti in buono stato di conservazione che potrebbero essere destinati ad una valorizzazione di tipo turistico-culturale. Il contributo, a carattere preliminare, descrive le caratteristiche generali della struttura, gli elementi caratterizzanti dei tratti sin qui documentati e la correlazione con un acquedotto quattrocentesco dimenticato della stessa zona.

Abstract

The Fontana Aqueduct was realized between 1607-1612 by the architect Giovanni Fontana to provide water to the town of Velletri (Rome). It is an impressive work with an overall length of about 14 km between the municipalities of Velletri and Nemi, on the Alban Hills. No longer functioning from the 1970, this aqueduct still presents some parts in a good state of preservation that could be easily used in tourist-cultural enhancement. The parts covered with waterproof plaster are very striking because since 1608 (when the structure was not yet completed) the turncocks and the keepers made many inscriptions in charcoal. More “recent” inscriptions eulogize (and oppose) the fascist regime, witnessing the traces of repeated maintenance over the centuries. Despite being known and reported on the IGM cartography, it has never been documented in detail. In 1983 the speleologists of the Cooperativa La Montagna (Rome) conducted several inspections in order to define the overall state of the structure. About twenty years later, in 2002, the Egeria Underground Research Centre (CRSE), in the framework of the census of the ancient hydraulic works in the area between the lakes of Albano and Nemi, documented long stretches in the area of the springs. In 2015, more than thirty years after the first surveys, the CRSE resumed the study of the Fontana Aqueduct especially thanks to the impulse and to the detailed indications of Ruggero Bottiglia, who has a deep knowledge of the area. The preliminary contribution describes the general characteristics of the structure, the condition of the ducts studied to date and the correlation with a forgotten aqueduct of fifteenth cent. in the same area.

 

L’Acquedotto di S. Lucia a Urbino: nuove scoperte (Marche, Italia)

The Aqueduct of S. Lucia in Urbino: new discoveries

Filippo Venturini

Riassunto

L’acquedotto di S. Lucia continua a essere oggetto dell’attività di ricerca in cavità artificiali del GSU. Negli ultimi anni sono emerse nuove parti della struttura primigenia d’epoca romana, in particolare è ormai chiaro che il cunicolo denominato “scaturigine trasversale” (l’unica parte di quelle attualmente note rimasta inalterata, dal I-II d.C. fino ad oggi) sia connesso con un pozzo circolare, realizzato con pietre poste in opera a secco, il che farebbe pensare ad un pozzo drenante, dal quale si dipartono altri due canali, uno a nord, essendo verso monte, era verosimilmente il canale che portava acqua; mentre l’altro che si apre nel lato sud, doveva verosimilmente dirigersi, verso l’attuale Piazza della Repubblica. Questa è la conferma che l’acquedotto consisteva in una complessa serie di cunicoli atta a rifornire un’area urbana piuttosto ampia. Tramite la combinazione dell’indagine autoptica di quanto è già noto da tempo, con quella d’archivio su documenti riguardanti il condotto, si sono recuperati preziosi dati sulle fasi di vita più tarde dell’acquedotto, ossia quelle di ‘800 e ‘900, nonché un nuovo cunicolo romano, al momento completamente ostruito da detriti.

Abstract

The Urbino Speleological Group still carries on its research about the aqueduct of S. Lucia in Urbino. In the latest years some new discoveries were made. New parts that can be dated to the first phase of the aqueduct (1st-2nd century B.C.) were found, such as a well and two new channels. By combining archives data and research on the monument, it has been possible to throw new light on the last years of the aqueduct life (end of the 19th and early 20th century) and also to find another Roman channel, which is actually still closed by debris.

 

L’esplorazione subacquea della grande cisterna del Forte Begato a Genova. Tracce storiche della presenza dei prigionieri Austro-Ungarici nella città della Lanterna durante la Grande Guerra 1915-1918

Underwater exploration of Forte Begato’s great cistern. Historical traces of the Austrohungarian prisoners presence in Genoa during the World War 1915-1918

Stefano Saj, Mauro Traverso, Antonino (Nino) Velardo, Giuseppe Maniglia, Federico Cisi, Timothy Bonassi, Laura Ferrando

Riassunto

Non tutti sanno che durante il periodo della Prima Guerra Mondiale centinaia di migliaia di prigionieri austro-ungarici furono smistati in diversi campi di prigionia collocati molto lontano dal fronte, anche in Sicilia e Sardegna. A Genova, presso gli accasermamenti del Forte Begato, furono internate diverse centinaia di prigionieri che garantirono la continuità di forza lavoro che era scomparsa con la partenza per il fronte dei giovani genovesi. Furono impiegati nella costruzione di strade e ospedali, nella fabbricazione di materiale bellico e in porto. Furono decimati dall’epidemia di influenza “spagnola” e le loro spoglie furono tumulate in un ossario nel cuore del Cimitero monumentale di Staglieno. Nel 2009 il Centro Studi Sotterranei, con il supporto subacqueo dei sommozzatori del Centro Paguro di Genova, ha avviato una campagna di esplorazione e documentazione delle strutture ipogee del forte. È stata così ritrovata l’antica cisterna, che raccoglieva il drenaggio delle acque meteoriche: una struttura articolata in 6 comparti voltati a botte e collegati tra loro da una serie di 15 arcate con al suo interno circa 2,8 milioni di litri d’acqua. L’esplorazione subacquea ha condotto all’individuazione, all’interno della cisterna, di un’epigrafe che testimonia la presenza dei prigionieri.

Abstract

During the First World War, hundreds of thousands of Austro-Hungarian prisoners were sent to different prison camps very far from the front, even to Sicily and Sardinia. Among these, several hundred prisoners were held in Genoa, some of them allocated in the barracks inside Forte Begato. They were employed in several hard labors such as hospitals and roads building, war material production, works in the port, thus replacing the young Genoese workers fighting on the front. Most of them perished as a consequence of the “Spanish fever” and their rest buried in an ossuary of the Staglieno Monumental Cemetery. This almost unknown story was discovered again in 2009 by Centro Studi Sotterranei which initiated a systematic exploration of the underground structures of the Fort. An important finding is the ancient cistern which collected the drained rainwater (about 2.8 million liters). This structure includes six tunnels linked by a series of fifteen arcades. The underwater exploration, performed by Genoa Centro Paguro divers, has permitted to discover traces of the presence of prisoners testified by an epigraph in the wall of the cistern.

 

La fortificazione in galleria di Conca Bassano a Cima Grappa (Prealpi Venete)

Gallery of Conca Bassano of Grappa Mountain

Camillo dal Bianco, Enrico Bisaro, Luca Salti

Riassunto

Nelle ultime fasi del primo conflitto mondiale sulla cima del Monte Grappa vennero realizzate una serie di fortificazioni in galleria ad opera del Ten. Col. Nicolò Alberto Gavotti. La principale opera è conosciuta con il nome di Galleria Vittorio Emanuele III o anche come Galleria Gruppo lavoratori Gavotti. Iniziata nel novembre del 1917, fu elemento fondamentale nell’arresto dell’avanzata delle truppe Austro-Ungariche, in questo saliente, dopo l’episodio di Caporetto. A sud ovest della cima è presente un ramo di questa fortificazione, indipendente dalla principale, che è conosciuta con il nome di Galleria di Conca Bassano o della Madonnetta. È costituita da un complesso di oltre mezzo chilometro di gallerie che ospitavano due batterie di artiglieria (8 cannoni da 75 mm), vari depositi, acquartieramenti per le truppe, collegamenti protetti con la superficie e postazioni di mitragliatrice. A differenza della galleria V. E. III, oggetto negli anni di restauri e rimaneggiamenti assai invasivi, la galleria di Conca Bassano, incredibilmente, conserva al suo interno tracce consistenti delle strutture originarie con impalcati lignei e manufatti, sia in pietrame, sia in calcestruzzo. Dal materiale iconografico, dai progetti e schemi grafici analizzati è possibile capire il funzionamento di questo “organismo” difensivo concepito in particolare per proteggere i soldati e ridurre al minimo le perdite umane.

Abstract

In the later phase of the First World War on the top of Grappa Mountain some series of fortification in tunnel were realized by the lieutenant colonel Nicolò Alberto Gavotti. The main work is known as the Galleria Vittorio Emanuele III or as Gallery Group Gavotti workers. Since November 1917, it became a fundamental element in the successful arrest of the advance troops of Austro-Hungarians in this salient after the episode of Caporetto. To the south west of the peak a branch of this fortification can be found, which is however independent of the main, known as Conca Bassano or Madonnetta Gallery. This gallery consists of a complex of more than a half kilometer of galleries that housed two artillery batteries (8 75 mm cannons), various stores, barracks for troops, protected connections with the surface and machine gun posts. Differently from the gallery V. E. III, which was subject of very invasive years of restorations and remodeling, the Bassano Conca gallery amazingly keeps in its inside substantial traces of the original structures with wooden decks and made by stone and concrete. From the iconographic material, analyzed projects and patterns, the functioning of this defensive “body” specially designed to protect soldiers and minimize the loss of human lives can be understood.

 

Esplorazione e rilievo di strutture di protezione antiaerea site nel Comune di Genova

Surveys on some antiaircraft shelters located in Genoa area

Henry De Santis, Davide Caruso, Andrea Chiozza, Andrea Roccatagliata, Alberto Romairone, Luca Traversone.

Riassunto

Con il presente contributo, frutto delle attività di speleologia in cavità artificiali compiute dallo Speleo Club Gianni Ribaldone Genova, si vogliono descrivere alcune strutture ipogee, attualmente inedite, costruite o utilizzate durante la II Guerra Mondiale nel Comune di Genova. In particolare, sono stati rilevati e documentati i seguenti ipogei, alcuni dei quali di notevole ampiezza, costruiti in calcestruzzo armato ed altri di minori dimensioni, scavati nella nuda roccia, posti in zone periferiche o ad uso di contadini: a) rifugio delle “Officine del Gas” (località Gavette), costruito in calcestruzzo, di grandi dimensioni; b) rifugio dell’ex caserma Gavoglio (quartiere Lagaccio), enorme locale con tre ingressi capace di ospitare anche mezzi pesanti; c) ex galleria ferroviaria di San Martino (Genova Sturla), galleria ferroviaria dismessa nel 1916, costruita lungo la tratta della Ferrovia Ligure Orientale, appositamente attrezzata per la protezione antiaerea durante il periodo bellico; d) due rifugi presso i quartieri di Molassana e Pegli, entrambi scavati nella roccia; e) alcune piccole strutture minori scavate in località Geirato, Pino Soprano, Pino Sottano e Sestri Ponente. Purtroppo la bibliografia relativa a queste strutture è pressoché inesistente e pertanto ci si è avvalsi, per quanto possibile, di testimonianze orali raccolte presso gli anziani abitanti dei luoghi. Si ritenga pertanto il presente contributo non uno studio ma una mera segnalazione.

Abstract

Surveys on some antiaircraft shelters located in Genoa area By this paper, we would like to describe some unpublished antiaircraft shelters, which were built or used during the World War II in the area of Genoa. Particularly, the following shelters have been measured, some of them very large, built in reinforced concrete and other of smaller dimension, carved in the rock, used by farmers in suburbs: a) “Officine del Gas” shelter (Gavette location), built in reinforced concrete, with two entrance and three big rooms inside connected by two aisles of 26 m (the longest) and 15 m (the smallest); b) Gavoglio disused barrack shelter (Lagaccio district), enormous room with five entrances able to accommodate trucks and heavy vehicles; c) the abandoned “S. Martino” railway tunnel (Sturla district), dismissed since 1916, and specially equipped for the antiaircraft protection during the World War II; In details, were added the toilets, the lighting system, anti-shock-wave walls and a first aid point. Inside the shelter many limestone concretions can be observed; d) two smaller shelters, craved in the rock, near Molassana and Pegli districts; the first, is a three entrance shelter of 70 m in length and 1,5~3 m in width, with anti-shock-wave walls at access. Different species live inside the shelter: the bat Rhinolophus ferrumequinum, the amphibious Speleomantes, the arthropod Scutigera coleoptrata and the Oxychilus blue snail. The Pegli shelter is a two entrance, horseshoe shape, hypogeum maybe originally carved for a mining essay. The internal development is about 55 m; e) some little hypogeum near the districts of Molassana (Pino Sottano, Pino Soprano, Geirato locations) and Sestri Ponente. All these are little shelters used by the local residents except the Sestri Ponente hypogeums that were used like Wehrmacht Headquarter.

 

Creature leggendarie delle Cavità Artificiali

Artificial cavities Lore creatures

Franco Gherlizza

Riassunto

I protagonisti di queste storie si differenziano dai personaggi inventati di altri racconti fantastici o delle fiabe, per il semplice fatto che qualcuno, soprattutto in epoche lontane, ha creduto che fossero veramente esistiti. La conseguenza di queste convinzioni ha scatenato una miriade di avvistamenti, anche collettivi, che sono arrivati a identificare i vari personaggi con descrizioni, a volte molto particolareggiate, riguardanti non solo l’aspetto fisico, ma anche il modo di vestire, le preferenze culinarie e, se del caso, il loro comportamento e le loro pretese verso la controparte umana. Si tratta di personaggi ed esseri leggendari che sono rimasti vittime del progresso e del moderno disincanto nel quale si è impantanato l’essere umano e che riescono a sopravvivere soltanto in qualche libro o film fantasy, spesso dopo essere stati snaturati per esigenze di copione e, pertanto, ben lontani dal rappresentare le loro caratteristiche originali.

Abstract

The unique and interesting fact about the main characters of these stories is that they were thought to be true and were actually believed in, long time ago. The outcome of this kind of belief was a vast number of appearances that turned often into descriptions (far or less detailed) referring to: wardrobe or fashion preferences, culinary tastes and occasionally demands and claims towards men. It is about mythological creatures and characters that suffered the disappointment of modern progress; a progress in which human being is lost. Every now and then we can track down these creatures in books and fantasy movies, but these are not even close to their origin. What we see in the movies is screenplay affected, and, therefore, far from representing their original characteristics.